Storie di temporanea emigrazione

   Con un piede da una sponda e uno dall'altra dell'Atlantico

 











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mercoledì, 03 settembre 2008
 

Dicette Vipera Pignola (3)

Tassisti, parte seconda (la saga continua)

Salgo in macchina x andare a fare la spesa, sono giusto 800m, ma è vietatissimo farli a piedi (devo anche riconoscere che farseli a piedi con i sacchetti, data la quantità di acqua che consumo, non è poi un'idea geniale).
Si parte, solita raccomandazione mia "per favore, vai piano, soffro la macchina". Proprio sulla strada c'è l'ambasciata USA (il che, la parentesi è dovuta, dato quanto successo qualche anno fa proprio qui a Nairobi, non mi fa stare proprio tranquilla). Davanti all'ambasciata ci sono 3 bumps in successione. Il tassista arriva sparato, vedo che il primo bump si avvicina sempre più, cerco una via di fuga, ma non ce ne sono e l'omarello inchioda a 2cm esatti dal primo bump. Nonostante la cintura vengo catapultata verso il vetro, ma....miracolo, si attiva l'air bag, che, però, si sgonfia immediatamente.
Craniata paurosa sul cruscotto (il mio mezzo neurone ne esce molto scosso). Panico totale. Il tassista blocca la macchina, e scende, cosa vietatissima da fare davanti alle ambasciate americane. Si avvicinano quelli della security dell'ambasciata, dicono che dobbiamo spostarci, il tassista non vuole sentire ragioni, io nel frattempo vedevo in successione: la Madonna, San Giuseppe ed anche la ben nota Santa Sofia della peronospera, la testa girava, avevo un male cane.
Ed eccoli, i salvatori del mondo, arrivano, richiamati dal chiasso, 3 marines. Altezza più o meno sull'1,80 distribuiti su almeno 100 kg di muscoli. Noto che la loro testa è un continuo col tronco (ma non li fanno col collo????) e penso "vai che siamo nei premi". Afferrano il povero tassista (1,70 scarsino per sì e no 65kg), lo sollevano di peso e lo spostano, non prima di avergli detto "move IMMEDIATELY your fucking car".
 
Adesso, va bè il mal di testa, ma il rispetto innanzi tutto. Scendo dalla macchina, cerco di attirare la loro attenzione e non riesco a trattenermi e dico "a qualcuno frega qualcosa di sta povera deficiente che ha picchiato la testa e sta male? o questo al corso non ve l'hanno insegnato?", ovviamente riconoscono l'accento italiano e uno mi risponde con un "fuck to the italian people"e, neanche gentilmente, mi solleva e cerca di mettermi in macchina x farci ripartire. Ora in un'altra circostanza avrei apprezzato di essere presa in braccio da un marine, ma stasera proprio no, quindi mi divincolo e gli sfuggo dalle mani e dalle braccia, cadendo per terra (così adesso oltre alla testa mi fa male anche il sedere), e proprio in quel momento l'ambasciatore stava uscendo per ritornare a casa. Si ferma, lui e tutta la sua scorta, da gentleman (questi sì che imparano qualcosa a scuola) si avvicina e mi chiede cosa sia successo, nel frattempo la sua scorta si schiera intorno a noi in assetto di guerra. Giuro, volevo mettermi a ridere, era una situazione talmente surreale che non poteva essere vera.
 
Dopo essersi accertato che stessi bene, mi propone di portarmi dal loro medico, e lì ho pensato "e se fosse come George Clooney in ER? sai che occasione", poi mi sono ridimensionata, ed ho ringraziato sentitamente e profusamente, declinando l'invito.
Domani sarò a pranzo con l'ambasciatore americano che vuole assolutamente riparare alla maleducazione dei suoi scagnozzi.
 
Essere donna ha i suoi vantaggi, ogni tanto.
Un altro faticoso parto di Bostoniano | Permalink | 01:07 | commenti (4)
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martedì, 26 agosto 2008
 

Dicette Vipera Pignola (2)

Bello, eh? Uno se ne sta lì, gli arrivano i post freschi freschi nella posta e lui li pubblica... Scherzi a parte: Vipera Pignola ha bisogno di un template e di tanta assistenza tecnica. In cambio ha da regalarci storie dal Kenya, di solito divertenti, a volte meno (l'ho vista dialogare con Anima Inquieta, e ha anche lei le sue belle disavventure di cooperazione da raccontare). Insomma, aiutiamo una blogger in fieri a sbocciare in tutta la sua gloria!

Segue un post, che non posso non intitolare Tassisti, parte prima

Mi prenotano un taxi, salgo in macchina e il tassista mi chiede dove andiamo, dico "all'hotel Hilton, ma per favore vai piano, soffro la macchina" (qui il concetto di piano significa attraversare Nairobi all'ora di punta almeno ad 80 all'ora, meno è inaccettabile per i tassisti), tra l'altro uso la scusa che soffro la macchina, per altro vera, per non ammettere che me la faccio sotto per il loro modo di guidare. Nel frattempo vedi sfrecciare intorno a te i matatus (quei minibus assurdi stipati di gente fino all'inverosimile, che quando fanno un incidente hanno effetti più devastanti di uno tsunami), i pedoni che tentano di attraversare la strada e che a metà, spaventati... zac tornano indietro, proprio mentre tu stai passando sulla traiettoria, i gatti che diventano tappetini sotto le ruote della macchina e gli omarelli che vendono i giornali che saltano da una parte all'altra in mezzo alla carreggiata come dei canguri.
Partiamo, dopo 100 metri ero attaccata alla maniglia di sicurezza, bestemmiando in aramaico, e chiedendomi "perché finisco sempre nelle mani di pazzi scatenati? "
Nairobi ha le strade che vanno su e giù, con tante curve, io avevo preso il travelgum, ma... rifiutava di funzionare.
Prima curva, sbianco, seconda curva, impreco, terza curva imploro pietà, quarta curva una nausea inumana si impadronisce del mio stomaco, sudo freddo, vedo la Madonna, quinta curva... beh, non ho fatto in tempo ad abbassare il finestrino, la colazione è andata a deliziare completamente il tassista che sta ancora pulendo la macchina.
Stasera al ritorno, si presenta lo stesso tassista, vede che sono io e si inventa che lo ha appena chiamato la moglie e che il bambino sta male, e sparisce sgommando ed io resto lì come un fistone di verza.
Secondo me adesso sparge la voce coi colleghi ed io faccio l'ennesima figura del cavolo.
A volte mi sento come Paperoga.
Un altro faticoso parto di Bostoniano | Permalink | 21:06 | commenti (4)
post-ospitalitĂ 


lunedì, 25 agosto 2008
 

Dicette Vipera Pignola

Direttamente dall'Africa, ricevo e volentieri pubblico (da Vipera Pignola)

1) Allora, vi racconto la storia della palla che devo usare per la formazione. Ho chiesto che mi comprassero un palla, ho anche fatto il disegno, parlato di football, insomma ho dato indicazioni. Mi dicono che hanno capito, dondolato la testa di qua e di la' e comunque non era difficile. Mi portano prima un palloncino da gonfiare, tipo gavettone, dico no, non va bene, rispiego il tutto, domando capito? ohm ohm ohm ciondolano la testa e quindi dico magari la prima volta non ero stata chiara. Mi portano la seconda palla, una di quelle da spiaggia, sai quelle per i bambini da gonfiare a bocca. Bianca e rossa, bella. Me la danno già gonfiata, dico, ok, non e' proprio quello che avevo in mente, ma è un palla. Dopo un'oretta vedo che la palla si affloscia, ne deduco che sia bucata. Quindi torno dal tipo delle operazioni e gli dico "Per favore, procurami una palla, una vera, questa è bucata", lui candido, me la toglie dalle mani, alza la valvola dove si soffia dentro, ci soffia per un po' e poi mi dice di fare altrettanto, pensando che io da povera scema non fossi capace di gonfiare una palla. A parte che mi fa schifo mettere in bocca dove ci si sono appoggiati altri, ma cazzo e stracazzo, è bucata, posso soffiarci dentro per una settimana, se è bucata si sgonfia. Ora ho questa palla sgonfiata sulla scrivania che mi guarda con pietà. Domani, forse, me ne comprano una nuova

 

2) Allora oggi è il "Poya day" la festa della luna piena. Poco fa il collega francese, responsabile della nostra sicurezza ed ex militare (tenente colonnello) candido candido mi ha chiesto "ma ci sono diversi poya day durante l'anno???". sono stata brava e gli ho risposto “normalmente uno al mese, sai com'è la luna è piena una volta al mese, quindi 12 volte all'anno, a meno che tu abbia un calendario astronomico diverso...", sono circondata da aquile

 

3) Stamattina ho chiesto al collega locale del WAT/SAN: quante latrine dobbiamo costruire? mi aspettavo un numero in risposta, tipo 50 o 100 o 10,000, ma comunque un numero. Ha attaccato a parlare di strategie, di come bisogna interloquire a vari livelli e di hygiene promotion. L'ho bloccato, ero in panico, gli avevo chiesto quanti cavolo di cessi x cagare avranno a disposizione i bambini, mica un trattato di cooperazione.

4) sono a XXX, bloccata perché sono ammalata. Decido di prendere un gelato ed ordino un gelato ai gusti di vaniglia e cioccolato. La cameriera mi chiede “ nella stessa coppa o separati???”, oh cavolo.

5) ero a XXX questo fine settimana, ho ordinato un succo di frutta arancia e papaya....mi sono arrivati in due bicchieri diversi, uno x la papaya e l’altro x l’arancia. Li ho bevuti, mi sono shakerata un po’, così si sono mescolati nello stomaco e via. Sono sempre più convinta che mi stiano prendendo in giro, non possono essere umani.

6) aneddoto della giornata; ieri vado alla canteen a comprare la coca e chiedo anche la cannuccia, ovviamente non so come si dica in inglese e quindi chiedo una "ciucciucciuc" e faccio il gesto. L'omarello che è geniale capisce al volo e mi dà la cannuccia, bella, azzurra, di quelle di una volta, che stanno dritte e non quelle con le righe che si piegano ed alla fine uno per bere deve correrle dietro con la bocca come un pirla. Poco fa, vado a prendere una coca e lui mi dice "with ciucciucciuc?", cazzo almeno uno sano l'ho trovato

Un altro faticoso parto di Bostoniano | Permalink | 20:29 | commenti (16)
post-ospitalitĂ 




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