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giovedì, 18 giugno 2009
Dunque, in certe parti del Piemonte hanno una pasta fresca che si fa a polliciate. Si spollicia una pallina di pasta, deve diventare come un'orecchietta ma più allungata (c'è chi azzarda un'origine comune). L'arte è strisciare il pollice sul piano in legno in modo tale che la pasta faccia delle caratteristiche rughette, per raccogliere meglio il sugo. Tradizionale è servirle condite col sugo d'arrosto di vitello: mantecate nel sugo con parmigiano e acqua di cottura e via in tavola.
Non sapendole fare, ho usato le orecchiette. E non avendo sugo d'arrosto di vitello ho usato del sugo di stufato di manzo. Ottime.
Ah, il sugo di stufato? Non ce l'avete per le mani? Semplice. Prima cosa, fatevi invitare a una festa dove sono previste una quarantina di persone. Decidete che farete hamburger, perché non avete la minima voglia di svenarvi per portare bistecca per tutti. Aspettate che il giorno arrivi e scoprite che pioverà, mandando il discorso griglia a farsi benedire. Che fare che costi poco? Esatto, stufato.
Procuratevi quindi circa tre chili di carne di manzo, la parte deve essere bella grassa e ricca di tessuto connettivo. A Roma, la mia preferita è nota come "sora", in subordine il "campanello". No, non ho idea come si chiamino altrove. Tanto non lo so neanche qua: guardatela e basta, deve essere quella carne che MAI vi sognereste di fare in padella o grigliata. Fatela a cubetti di un 5 cm di lato.
Prendete due pentole a pressione (in una tutta questa carne non c'entra) mettete un po' d'olio sul fondo e, procedendo a un po' per volta, rosolate tutta la carne a fiamma media. Non riempite il fondo di carne, un solo strato e neanche stretto, se no vi viene lessa. A mano a mano che la carne rosola, mettetela in un contenitore di dimensioni adeguate.
A parte avrete tagliato a pezzotti due carote, due costolone di sedano (non buttate le foglie, sono profumatissime!), due cipolle, quattro scalogni e due spicchi d'aglio. Avrete inoltre ammollato in acqua calda due manciatone di funghi secchi, aperto una piccola latta di pomodoro a pezzettoni, preparato due bicchieri di vino rosso e snocciolato e asciugato dalla salamoia una manciata prudente di olive nere (a me piacciono le Kalamata).
Fate appassire carotecipolleagliscalognisedani nell'olio e nel fondo rimasti nelle due pentole dalla rosolatura della carne. Aggiungete la carne, salate e pepate. Aggiungete poi tutti gli altri ingredienti, compresa l'acqua dei funghi, il vino e il sugo eventualmente tirato fuori dalla carne mentre è rimasta ad aspettare di tornare in pentola, e finite con tanta acqua quanta ne serve ad arrivare un dito scarso sotto i pezzi più sporgenti della carne (coprendone quindi la maggior parte). Regolate prudentemente di sale, chiudete le pentole e fate cuocere un'ora scarsa.
Fate a cubetti quattro grosse patate. Aprite le pentole e dividetevecesele dentro le patate. Aggiungete acqua se serve, mescolate, richiudete e fate cuocere altri quindici-venti minuti. Servite in tavola, lasciate che gli ospiti si servano a piacere. Vi saranno rimasti pochi pezzetti di carne, qualche fungo, tre cubi di patata e un buon 350 cc di sugo. Date la carne e le patate a Davide per pranzo, saltate le orecchiette appena scolate al dente nel sugo scaldato in una padella, aggiungete una manciatona di parmigiano, mantecate e portate in tavola.
Come dicevo, semplicissimo. Fatemi sapere com'è andata.
martedì, 09 giugno 2009
E, col bel tempo, la possibilità di grigliare. Stasera ho provato due cose: a mettere la carne sotto salamoia un paio d'ore prima di cuocerla per tenerla più succosa (la mia ignoranza non mi ha consentito di rendermi conto di grosse differenze). Ricetta quasi banale: tre cucchiai di sale in mezzo litro d'acqua, messe tre costolette di maiale in una busta di quelle a chiusura ermetica, dentro l'acqua e via, in frigo. Due ore così, poi asciugate, unte lievemente, asperse con il mio SEGRETISSIMO misto rosticceria (e va bene: quattro cucchiai di sale grosso, due di pepe nero, uno di semi di finocchio, uno di rosmarino, uno spicchio d'aglio mondato del germoglio, mezzo cucchiaINO d'olio, frullare fino a sparizione di aglio e olio in una polvere grossolana).
Poi ho provato a vedere se si possono grigliare gli asparagi senza prima sbollentarli (si può): puliti dalla parte dura, conditi con olio, sale e pepe.
Si prepara la brace cercando di creare una piccola zona molto calda e una grossa zona meno calda, si scalda bene la griglia e si dispongono costolette e asparagi sulla zona meno calda. Il tutto va controllato affinché non carbonizzi, in particolare gli asparagi devono essere spostati e girati spesso (ma il tutto non prende più di un quarto d'ora). Il bello di avere la zona più calda è che alla fine, se la carne è rimasta un filo pallida, si può rosolarla velocemente senza asciugarla troppo dentro semplicemente spostandocela sopra.
Se posso dare un consiglio: un chilo di asparagi e quasi altrettanto di maiale per due sono TROPPO!
Se posso dare un altro consiglio (riservato a chi ama i vini che non si concedono proprio subito): sono rimasto sorpreso dal Ramitello 2004, di tale Di Majo Norante, praticamente unico produttore di rilievo del Molise. Una giusta frutta, niente zuccheri fuori luogo, un grado alcolico sostenuto ma non spropositato.
Miiiii, che post serio... Vabbè, smaltiamo le elezioni e vediamo di regolarci
martedì, 01 gennaio 2008
Dunque, che posso postare di originale per augurare buon anno a tutti? Qualcosa che non faccio mai... Ah, sì, ideona: il menu di ieri sera!
Allora, il menu di ieri sera era un menu di pesce per gente che non mangia pesce. Tipo me. Protagonista assoluto, una bottiglia di Paul Bara Grand Rosé Brut che mi sentirei di consigliare a chiunque nonostante il prezzo non proprio popolare, ma che davvero aveva tutto quello che uno spera che uno champagne gli dia più tutti i simpatici retrogusti di frutti rossi che aggiunge la vinificazione in rosé. Uno spiritosissimo blogger enologico locale dice che trova irresistibile il fatto che questo champagne sia prodotto in un posto che si chiama Bouzy - la pronuncia suona come "boozy", alcolico - ma per me conta solo il fatto che tutti i terreni dell'azienda sono Grand Cru Classe. Spettacolo. Il motivo per cui parto proprio dalla bottiglia è che l'abbiamo stappata alle 6 del pomeriggio davanti alla Webcam per festeggiare la mezzanotte italiana in diretta col parentado.
Poi passiamo al menu di pesce per gente che non mangia pesce (tipo me). Non mangiatori di pesce, ascoltate bene: per strano che vi possa sembrare, è più facile che il pesce riusciate a mangiarlo crudo e a temperatura ambiente. I crostacei, è più facile che vi piacciano fatti in modo semplice, non pasticciato con salse. Il salmone affumicato, se lo prendete non troppo cattivo (che è cattivo) o troppo buono (che sa di pesce) è praticamente uno speck. Ecco quindi che cosa è passato per la nostra festa a due (e mezzo):
Gamberoni lessi in insalata su letto di crescione e daikon
Si inizia dal daikon, il ravanellone giapponese lungo anche più di un metro. Ne servono una decina di centimetri, saranno tre etti. Si leva la scorza, lo si fa a mezzelune sottili, si sala e si mette a sgocciolare. Intanto si lava un mazzetto di crescione e si scottano in acqua bollente salata mezzo chilo di gamberoni. Sbucciati i gamberi, si condisce tutto con olio e limone e si organizza il crescione sotto, il daikon in mezzo e i gamberi sopra. Schizzo d'olio di frantoio a profumare e macinata di pepe. Il sapore senaposo dei vegetali tiene sveglio il tutto e il limone rinfresca. Ah!
Sashimi di tonno all'italiana (o carpaccio di tonno alla giapponese)
Ricetta bastarda. Mezzo chilo di splendido filetto di tonno fresco viene fatto a striscioline spesse circa tre millimetri con il coltello più micidiale che avete in casa. Letto di insalata mista con anche qualche cosa di amaro, condita leggermente con olio e limone. Le striscioline di tonno vengono appena schizzate con soia (preferibilmente a basso tenore di sodio) mescolata con pasta di wasabi (che si senta bene), sul tutto si grattugia un po' di scorza di limone. Eh!
Tartare di tonno
Mi era avanzato un po' di tonno del carpaccio. Fatto a dadini di un centimetro, mescolato con uno schizzo di soia, mezzo schizzo di limone e un po' di cipolla bianca tritata fine. Ih!
Salmone all'irlandese
Fette di pane nero, tipo segale o pumpernickel, vengono tostate e spalmate col burro. Fetta di salmone. Schizzo di limone. Qualche cappero. Un po' di cipollotto fresco a fettine. Ottimo anche con la Guinnes. Oh!
Tortino di brie
La più semplice di tutte. Prelevare il tortino di brie in pan brioche dal banco frigo di Trader Joe's, metterlo in forno venti minuti e mangiare caldo. Uh!
Mini-soufflé al cioccolato
Ricetta simile al tortino di brie: prelevare dal banco frigo e infornare 20 minuti. E ho finito le vocali.
Auguri a tutti!
martedì, 20 novembre 2007
Giovedì è di nuovo il ringraziamento. È già passato un anno da quel post, sono successe tante di quelle cose che sembra successo un paio di giorni fa, ma tant'è. E naturalmente, qui si replica l'ormai tradizionale cena degli anatacchinici. Il menu che sta prendendo forma prevede:
- Antipasto da stabilirsi (forse lo salteremo a piè pari)
- Ravioli di zucca al burro e salvia (spero di trovare una ricetta convincente. Si accettano consigli purché siano semplici, senza trovate fantasiose tipo briciole di amaretti, che costano quasi 30 euro al chilo, o caramelle di menta, che sono una perversione inaccettabile)
- Arrosto di manzo con patate e qualcosa di verde da stabilire
- Qualche dolce, probabilmente al cioccolato (oppure una tarte tatin)
Ho un paio di bottigline giuste assai, fra cui un bel brunellino e un Casalferro. Anche per quest'anno, i tacchini no pasaran!
martedì, 25 settembre 2007
Il mio amico Jay ha un blog in cui disserta esclusivamente di cibo e ricette. Il titolo di uno dei suoi ultimi post si può più o meno tradurre 5 cose che mi imbarazza ammettere che mangiavo spesso. Chiaro il concetto, no? Una variante sul tema del solito giochino "5 cose che non sapete di me". Alla fine del post, butta lì come per caso "Ehi, potremmo stare lanciando un nuovo meme da blog!"
Ed è verissimo, l'idea è carina. Ci pensi? Confessare tutte le porcherie che mangiavi da piccolo... Sissì, lo faccio pure io. Che porcherie mangiavo?
Mumble mumble...
Uhm... Porca miseria, io da piccolo fra l'altro praticamente non mangiavo...
Ah, sì: sale e aceto, a pacchi su tutto. Amavo pane e sale. Amavo il sale grosso da solo. Amavo l'aceto bevuto a canna dall'apposita ampollina. La mia merenda preferita era pane, sale e aceto (con poco o niente olio, per carità). Una volta sono arrivato alla perversione di pestare il sale grosso per fare pane sale e aceto perché così era più salato, tipo come veniva col sale fino ma umido che trovavo sempre in campagna in Toscana...
E uno. Poi...
Poi...
Ah, i formaggini. Ecco, quelli devono essere una bella porcheria malsana, con quel buon sapore finto...
Che più?
Surgelati? Tipo i doratini di manzo con formaggio o i sofficini al formaggio Findus? Sì, possono anche passare. Specialmente i primi, sembrano belli hardcore
Oddio... sto finendo le idee...
Potrei mettere i sottaceti, specialmente cetriolini e cipolline? Non lo so, forse contano in effetti come il sale e l'aceto. Però mi mancano gli argomenti... Vabbè, passino i sottaceti, i sottoli (carciofini, funghetti) e tutti gli altri "sotto", anche perché mi consente di confessare la colpevole goduria che provavo nel bere l'acqua della salamoia delle olive, quando avevo sparecchiato il vasetto.
Mi manca una porcheria...
Dalle nebbie del passato emergono delle strane patatine in scatola. Non so che cosa fossero, erano vendute in barattoli blu e sembravano quadratini sottili di plastica di un giallo malsano. Una volta fritte, erano molto simili alle Cipster - se possibile, mordevano la lingua ancora di più. Oh, dimenticavo, le Cipster non mordono più la lingua, ma le prime uscite sul mercato lo facevano: dovevi appoggiare una Cipster sulla lingua, lasciare che la saliva ne sciogliesse il primo strato e iniziavano i morsi, mai capito a che dovuti.
Tutto qua, temo... La Nutella non mi è mai piaciuta molto (non è abbastanza acida, per uno che tracannava l'aceto dalla bottiglia) e le cose che ho mangiato in Inghilterra, tipo spaghetti o ravioli in scatola, non valgono perché non mi piacevano.
Niente da fare: un italiano con un passato da bambino inappetente cresciuto nei Settanta non potrà mai competere con un americano, a livello di junk food.
sabato, 08 settembre 2007
"Bostoniano, tu non parli mai dell'America. Quando ne parli, è per lamentartene. Tacciamo poi delle cattiverie che dici sul cibo americano. Possibile?"
Sì, possibile, sono un vecchio brontolone. Però è vero, non posso mica continuare così, visto che in fondo le mie cosettine buone le ho anche trovate. Perciò sparo un bel post lungo e ve ne parlo in ordine sparso.
Iniziamo senza meno con la birra. In Italia, purtroppo per voi, conoscete solo quelle urine diluite tipo la Bud, ma in realtà qui da qualche anno esiste una scena di birrerie più o meno underground vivacissima, come dimostra il sito beeradvocate.com, gestito da due fratelli che sembrano usciti da un tattoo parlor (probabilmente SONO usciti da un tattoo parlor) ma che parlano delle birre che degustano come dei sommelier. Le birre "locali" sono di stile inglese, belga o tedesco e, se proprio devo trovare un difetto, in molte il luppolo è troppo forte (un americano che sente una nota interessante in qualcosa vorrà sempre esagerarla), col risultato che la birra diventa profumatissima e amara. Oltre al florilegio di marche a distribuzione locale che fanno delle cose egregie, qui in Massachusetts due sicurezze su media scala che si trovano ovunque sono la Samuel Adams (ottima la Boston Ale e la Boston Lager) e la più piccola Harpoon (la cui IPA alla spina va giù a secchiate).

Passiamo ora alla carne: è vero, non si trova il vitello. È vero, bisogna reimparare tutti i tagli del manzo perché qui sono tutti diversi. Però, devo dire, esistono dei tagli relativamente economici tipo i sirloin tips (escono strisce quadrangolari spesse due dita) che buttati sulla griglia calda escono fuori molto piacevoli. Inoltre, le costine e i filetti di maiale sono molto più reperibili che in Italia, credo che costino anche meno, e ci si fanno delle cose ottime. Ah, e se siete in zona e la trovate in un ristorante, per una volta lasciate perdere bistecche, hamburger, barbecue e provate la Prime Rib: un arrosto fatto con tanto amore, tenero che si scioglie in bocca e che cola un sughino leggero (l'unica salsa che gli americani non pasticciano). Eccola qui.
Una delle mie scoperte sono poi i pomodori, in particolare il gruppo di qualità che definiscono "heirloom" e che, alla carlona, tradurrò con "autoctoni". Già, perché tendiamo a scordarci che i pomodori vengono da qui. I pomodori autoctoni vengono in una miriade di forme, dimensioni e colori. Qui sotto potete vedere solo i colori, ma vi assicuro che trovate da pomodori a pera grossi come una falange a pomodori grossi come una testa di bambino che sembrano usciti da un incubo lisergico. Ah, il pomodoro verde in primo piano è maturo così, si chiama "green zebra" ed è forse il più buono di tutti.

Il whisky, o bourbon che dir si voglia. C'è a chi piace il Jack Daniel's, c'è a chi piace il Wild Turkey. A me sembrano entrambi buoni per lavare per terra come sostituto dell'ammoniaca, ma questo non vuol dire che non esistano bourbon buoni. A cercare il locale giusto, esistono dei piccoli produttori che fanno tirature limitatissime, tipo botte singola, e lì c'è di che divertirsi per davvero. Se poi non volete spendere un capitale, il Maker's Mark è già più onesto dei grossi prodotti industriali e, mescolato con ginger ale, ne esce un long drink che l'estate va giù con fin troppa facilità.
 Non posso chiaramente chiudere senza menzionare i crostacei: chi mi segue ha letto altrove di gamberi e astici, ma anche i granchi - molli e no - hanno il loro perché. L'immagine sotto dice più di mille parole!
martedì, 21 agosto 2007
Sabato sera, a casa del mio amico Michael - ras indiscusso del Coffee Club e cantante/pianista del gruppo da esso club originatosi. L'evento si potrebbe definire "la serata dei single per forza": eravamo in cinque, tutti con la relativa metà lontana, per un motivo o per l'altro. E quindi, che cosa si fa? Si uniscono le forze e si fa un mega-barbecue. Al quale ho dato un massiccio contributo culinario, ottenendo che:
- almeno quattro persone adesso sanno che "bruschetta" si pronuncia come se fosse scritto "brusketta" e non "brushetta" (come dicono purtroppo altri quasi 300 milioni di persone da questa parte del mondo)
- sanno inoltre che la migliore versione è semplicemente pane VERO abbrustolito (no alle fetenzie in cassetta), olio buono, strofinata d'aglio e sale
- sanno che però se ne può fare un'ottima versione al pomodoro purché la base sia la bruschetta normale, i pomodori siano ottimi e li si condisca solo con poco olio, sale, basilico fresco e un po' di aglio, senza botte di creatività
- sanno che le costine di maiale non si fanno necessariamente affumicandole per ore a bassa temperatura e impiastricciandole di salsine agrodolci, ma che fatte semplici semplici alla toscana ci mettono meno e regalano altrettanta soddisfazione se non di più
- sanno che, a quel punto, meglio lasciar perdere le birre e berci su un bel Chianti - nella fattispecie, un onestissimo Villa Cafaggio che, per chissà quale ispirazione divina, era stato scelto a caso da una cinese e per di più astemia (e vegetariana, che per l'occasione ha sbevazzato e mangiato carne!)
- sanno che vale la pena accendere un mutuo per comprare i peperoni (qui carissimi) se, una volta arrostiti e pelati, li si marina con olio buono, aglio, basilico fresco, olive nere e un goccio di aceto balsamico
- sanno che l'insalata si mangia con/dopo la portata principale per buttare giù tutto e non a mo' di antipasto, che ti intappa
- sanno inoltre che, quando oltre a quanto sopra elencato sono passati per la tavola cracker con formaggio e affettati e pollo in salsa Tandoori, e stanno per passare i mitici dolci della pasticceria giapponese di Porter Square, detta insalata deve prevedere solo lattuga, pomodoro e cipollina, senza tanti crostini, polli, mele eccetera; e che va condita con sale, olio e aceto, senza maionesi, senapi, salse ranch, thousand island dressing e via pasticciando
A quel punto erano tutti tanto felici che persino l'imbarazzante esibizione piano/chitarra del dopo cena è sembrata qualcosa di indimenticabile
domenica, 25 febbraio 2007
Eravate lì, tutte rosse e bianche. Aspettavate. Avrebbe potuto, sarebbe dovuto passare davanti a voi un americano. Vi avrebbe marinate con qualche poltiglia agrodolce. Vi avrebbe messe a cuocere in un ambiente fumoso, badando bene di tenere la temperatura bassa. Vi avrebbe lasciate così per ore, di modo che diventaste belle tenere e mollicce, spalmandovi alla fine con una salsa agrodolce, servendovi infine con del cavolo crudo tagliato fine con un condimento che sembra maionese dolce e con del pane di farina di granturco, anche quello dolce. Praticamente un dessert travestito da secondo. Innaffiato di birra. Sareste diventate delle "barbecued ribs".
Ma il destino ha voluto che davanti a voi passassero due italiani. Che vi hanno portate a casa. Vi hanno strofinate con sale pestato con pepe, timo e rosmarino, ungendovi appena con olio di oliva. Vi hanno infornate a duecento gradi per un'oretta, badando che colaste tutto il grasso e diventaste ben rosolate, al limite del croccante. Al momento di portarvi a tavola, niente smancerie dolci, ma dei sani funghi saltati, dei piselli e del pane rozzo, salato, croccante. A battezzarvi, vino rosso. Il destino ha voluto che diventaste "rostinciane". Care le mie costine di maiale, non era la parte che vi eravate preparate da tempo a recitare, ma siete state bravissime.
lunedì, 22 gennaio 2007
Ore 21.00. Bostoniano è accucciato davanti al frigo.
Lui - Allora, te non mangi proprio nulla?
Lei - (arrivando dalla camera) No, non ce la faccio.
Lui - (soppesando un finocchio) Quasi quasi, mi faccio un po' di questo in insalata e poi del formaggio
Lei - Da Wholefoods avevano di nuovo i gamberi selvaggi del Maine a 4 e 99 la libbra... (guarda innocentemente verso di lui) A te non va proprio se facciamo un salto a prenderli, eh?
Lui - Cioè. Tu. Una domenica sera. All'alba delle 21. Vorresti che salissimo in macchina. Andassimo a comperare quei meravigliosi gamberetti pescati freschi freschi in mare e portati qua senza neanche congelarli. Magari prenderne, che so, una mezza chilata abbondante. Vorresti che li sbollentassi in acqua salata per una trentina di secondi e poi li tuffassi in acqua fredda per fermare la cottura. Magari, ti andrebbe di metterti lì a sgusciarli mentre io affetto sottile il finocchio, poi mescolo foglie di finocchio tritate, olive kalamata tritate, succo di limone, pepe, sale, olio toscano e ci condisco il tutto. No, dimmelo. Vuoi tutto questo, adesso. Con i meno 5 che ci sono fuori.
Lei - È l'unica cosa che penso che mangerei. Non ti va, eh?
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Lei - Sai che quello del banco del pesce era un figone?
Lui - Se lo dici tu, ci credo. A me mancano gli strumenti per giudicare.
Lei - Comunque, mi piace un sacco quando, partendo da un finocchio in frigo, si prende e si organizza una cena così.
Lui - Questo Verdicchio è un po' una delusione...
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Lei - Vedi che in fondo una libbra e mezzo non ne venivano tanti? C'è quasi più finocchio che gamberi. Poi, ne avanzano giusti per portarmeli in ufficio domani come pranzo
Lui - Se avessi dovuto servirli per quello che servono, cioè a mo' di antipasto, ci facevo otto persone.
Lei - (inarca un sopracciglio)
Lui - Dici che si scannavano, eh?
venerdì, 12 gennaio 2007
Visto che le liste sono un sistema facile e veloce di comporre post che costerebbero altrimenti uno sforzo creativo, ecco un po' di cose che le mie papille ricordano con estremo piacere dalla vacanza italiana e che mi consentiranno di sopravvivere fino alla prossima estate. Bostoniana aggiungerebbe i piatti di pesce (ad esempio il baccalà e il capitone fritti), ma lì purtroppo non la seguo proprio
- Salmone affumicato con crema formaggiosa alla menta - mangiato dalla mamma la sera di vigilia. La salsa contiene di sicuro yogurt, menta e altre cose su cui la mamma ha mantenuto il riserbo, come suo costume. Una rivelazione assoluta.
- Ravioli di zucca al ragù di anatra - stessa autrice, stessa occasione. A mio avviso non è necessario che il ragù sia di anatra, basta che sia solo di carne e verdure senza pomodoro. Magari anche di sole verdure, ma devo ammettere che per noi carnivori c'è differenza.
- Mozzarella di bufala fresca - mangiata a più riprese (quante più possibile) a Napoli a casa di Bostoniana. Se non avete assaggiato la mozzarella di bufala fresca IN Campania, preferibilmente nel casertano, non avete idea di che cosa sia.
- Pane cotto a legna - idem come sopra. E idem come sopra il giudizio.
- Pasta al forno con pomodorini, melanzane e polpettine fritte - come sopra. Sotto i tre piatti non si può stare.
- Antipasti caldi di salumi, formaggi e verdure - ristorante "I santi" di Mercogliano (Avellino). Un tripudio di lardo, speck, provole, cime di rapa, crostoni, salsiccia. Da annaffiare con l'Aglianico della casa, una meraviglia
- Pizza - Napoli. No comment, che ve lo dico a fare?
- Zeppoline - Napoli. Una meraviglia, pallocchette di pastella fritta morbida/croccante servite calde. Come le sberle: a due a due, finché non diventano dispari
- Roccocò - Napoli. Ciambelle alle nocciole. Occhio ai denti!
- Minestra "convivente" - versione alleggerita della minestra maritata che gira per casa Bostoniana (non chiedetela così al ristorante, vi fate ridere dietro). Da mangiare a capodanno. Si fa un bel brodo di gallina e ci si cuociono dentro i broccoli di Natale. Bostoniana adora tenere da parte un po' di brodo verdurato per mescolarlo alla prossima voce, ossia la
- Minestra cacio e uovo - come sopra. Si cuoce nel brodo di gallina della pastina (tubettini) e, a fine cottura, si aggiunge fuori dal fuoco uovo battuto col formaggio. Mescolata col brodo ai broccoli ha un sapore tutto particolare.
- Zuppa di cipolle a modo nostro - dalla mamma, avanzata da capodanno e riscaldata a pranzo del 2 gennaio. La nostra interpretazione è una lasagna di pane, formaggio e cipolle stufate bagnata di brodo di cipolle e gratinata in forno. Da masticare, mica come quel brodino francese!
- Fagioli al forno con l'olio nòvo - mangiati al ristorante Cioni a Loro Ciuffenna. Come spieghi a un americano l'olio nòvo? Se lo assaggia, non gli piace neanche. E i fagioli al forno (zolfini, coco, al limite cannellini) sono per l'olio nòvo quello che le uova al burro sono per il tartufo. Macinata di pepe... Chi t'ammazza?
- Finocchiona - come sopra. Fette spesse un centimetro, sbriciolosissima
- Carciofi fritti - fregato un assaggio al volo a casa di amici, l'impagabile mamma li stava friggendo per pranzo. A pensare a quanto sono brutti e cari i carciofi qui, mi viene la tristezza
- S...i (non ricordo il nome, pasta fresca a forma di farfalle) al ragù di salsiccia - ristorante boh (non ricordo neanche questo) a San Lazzaro di Savena. Decadenti, come deve essere la cucina emiliana
- Piatto di affettati con crescentine, squaquerone, cipolle rosse sottaceto e sottoli fatti in casa - come sopra. Poi dai il fegato a riciclare e fai delle puzze tremende (grazie alla cipolla rossa sottaceto), ma sei contento. Tanto contento.
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