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martedì, 16 giugno 2009
Barbie Boy non si chiama così perché sia gay o abbia atteggiamenti effemminati (è stranamente sposato) ma perché, pur avendo lo stesso numero di capelli di Bostoniano, li porta lunghi fino al sedere, raccolti in una bionda coda o sciolti a effetto covone.
Barbie Boy ha un'età apparente fra i tardi trenta e i tardi quaranta. Faccia da studente delle medie di quelli timidi e asociali, occhiali, perennemente vestito con camicia bianca, golfino blu (se fa freddo), pantaloni avana e scarpe da ginnastica nere da americano pensionato in gita turistica.
Barbie Boy canticchia continuamente fra sé e sé qualunque cosa faccia, si sospetta che smetta solo davanti a un computer.
Barbie Boy gira spesso senza scarpe.
Barbie Boy va ANCHE IN BAGNO senza scarpe (lascio a voi la soluzione dell'addizione "Barbie Boy senza scarpe" + "gocce di urina per terra").
Barbie Boy l'inverno gira con un formalissimo cappotto blu (l'unico che abbia, credo) e un cappello da giullare in pile multicolore con tanto di sonagli.
Barbie Boy una volta si dice che sia scappato urlando dal suo ufficio e abbia trascorso mezz'ora nel parcheggio, rientrando solo dopo essersi calmato. La teoria più accreditata è che stesse partecipando a un gioco di ruolo on line e che il suo personaggio sia stato ucciso.
Barbie Boy una volta si dice che era sul palco durante una delle riunioni plenarie trimestrali e che, in un momento di distrazione, abbia mandato l'indice in spedizione speleologica nelle narici. I più cattivi sostengono che anche le qualità organolettiche dei campioni raccolti siano state debitamente testate (pubblico stimato, un centinaio di persone).
Barbie Boy una volta stava arrivando alla mensa mentre Bostoniano stava pagandosi il pranzo. Fu così che Bostoniano udì una cassiera dire all'altra "Oh, no, eccolo che arriva". Quella serpe di Bostoniano disse: "Chi dite, Barbie Boy?" "LO CHIAMATE COSI'???" "Eh..." Ora le cassiere sono al corrente del soprannome, mentre Bostoniano deve assolutamente farsi raccontare che cosa, nei pochi mesi di anzianità che avevano accumulato, le avesse già portate a dire di Barbie Boy "Oh, no, eccolo che arriva".
Barbie Boy è con l'azienda da una vita, è vicepresidente, gestisce un reparto di sviluppo di qualcosa di non esattamente semplice e ha nove persone che dipendono da lui.
Barbie Boy oggi era in bagno senza pantaloni. Stava sciaquando qualche macchia dai medesimi nel lavandino, canticchiando, immemore e indifferente agli sguardi di non meno di tre astanti (Bostoniano compreso).
martedì, 24 febbraio 2009
I'm the changingman - built on shifting sands
I'm the changingman - waiting for the bang-
As I light a bitter fuse
Time is on loan - only ours to borrow
What I can't be today - I can be tomorrow
And the more I see - the more I know
The more I know - the less I understand.
Così cantava Paul Weller in The Changing Man. Molto appropriato, se si considera la mia scoperta di oggi. Una scoperta che fa passare le altre due (altri 2.500 dollari di lavori sulla macchina, un tentativo di clonatura della carta di credito intercettato in tempo) decisamente in secondo piano. Eh, sì: se non vanno a posto una serie di tasselli per i quali non c'è altro da fare che fare i debiti scongiuri, fra una quindicina di mesi questo blog potrebbe non avere più senso nella sua forma attuale in quanto, venendo a decadere una serie di scadenze prima che l'iter di certi rinnovi abbia fatto il suo corso, Pigrazia potrebbe non avere più diritto a stare negli Stati Uniti. Ovvio che Bostoniano e bosto-Nano la seguirebbero a ruota.
mercoledì, 12 novembre 2008
...di terminologo, ormai ufficialmente assunto, con una vignettina in tema (fonte: xkcd)
Terminology
martedì, 30 settembre 2008
...visto che sto ricevendo complimenti non del tutto meritati. Niente di nuovo sotto il sole. Il famoso lavoro è lì che mi aspetta da prima della nascita di Davide, non è una vera promozione ma solo un cambio di ruolo che mi consentirà di fare qualcosa di più interessante, e il famoso ex capo ha accettato (quasi richiesto) una massiccia retrocessione per prendere il mio posto, fondamentalmente perché per ora si è scocciato di stressarsi dietro al management ad alto tasso di rotture di scatole e basso tasso di retribuzione/soddisfazione professionale (il mondo della localizzazione è fatto così). Quanto al mio ruolo nella sua assunzione, si è trattato più che altro di una segnalazione. Tutto il resto (vedi post precedente) ce lo ha messo di suo. È solo buffo come siano andate le cose, tutto qui...
lunedì, 12 novembre 2007
Sto traducendo una frase che dice che un certo elemento grafico "contains degenerate triangles". Dal momento che devo usare la terminologia esistente per tradurre, e dal momento che "degenerate" va tradotto "degenerato", la mia frase finale dice che l'elemento contiene triangoli degenerati. E ora che ho postato queste magiche parole sul blog, Google andrà in tilt
giovedì, 22 marzo 2007
Finalmente, dopo le incertezze iniziali, dopo vari colloqui, dopo alcune settimane di silenzio, dopo eccetera eccetera, oggi il megadirettore galattico mi chiede di andare nel suo ufficio.
Mi attende con un sorriso.
Si alza.
Mi tende la mano.
Mi fa le congratulazioni, perché la mia domanda è stata accettata.
Da oggi, non sono più il traduttore per l'italiano.
Sono il terminologo dell'azienda.
Cazzo.
La mia vita cambia da così a così.
Come? "Così" e "così" vi sembrano la stessa parola? Non è casuale...
Però sono contento lo stesso. Tanto può la stupidità umana davanti a un seppur limitato cambiamento.
mercoledì, 07 febbraio 2007
Quello che mi servirebbe:
- una bella botta di sesso
- dormire abbracciati un altro paio d'ore
- poi, casomai, lavorare
Sicuramente, non mi servirebbe:
- fuori casa subito
- l'ora di guida al freddo polare
- la faccia del capo antipatico che spiega per un'ora il prossimo progettone con voce monotona
Se siete persone sveglie, capite da soli come andrà a finire
venerdì, 17 novembre 2006
Il corso per il quale il mio megadirettore galattico mi fece quello scherzetto al momento dell'approvazione sta per partire, oggi sono andato a comperare il libro di testo del primo blocco. Li mortacci loro (pardon the french), un libellino da centottanta pagine in formato neanche-un-A4-piegato-in-due se lo fanno pagare quarantasette dollari... Vabbè, tacciamo del corso (anche perché me lo paga l'azienda, se i voti vanno bene). E meglio se il libello è piccolo, visto che per martedì devo averlo letto tutto.
Di che si tratta? Di un corso di management di quelli che fa un sacco figo dire che uno fa, anche se non è un vero MBA (e te credo: tutti quelli che conosco che ne stanno facendo uno stanno piangendo lacrime amare e studiando 18 ore al giorno tutti i giorni!)
È tenuto dal Babson College ed equivale a sei mesi del loro programma biennale di MBA (solo che io faccio i sei mesi in due anni). Primo corso: "Effective Business Communication", bella lì. Quasi quasi mi viene da cambiare accento e da mettere gli articoli davanti ai nomi propri. Spero che mi venga davvero la loquela convincente, così poi vado dal megadirettore a ridiscutere lo stipendio (sperando che non abbia fatto un corso analogo)
venerdì, 27 ottobre 2006
Ufficio del Megadirettore Galattico
Bostoniano: Scusi, signor megadirettore galattico, avrei bisogno di questa firma di approvazione per il rimborso spese di questo costosissimo corso che mi renderà assai più produttivo. Sia il vecchio megadirettore naturale che quello nuovo hanno detto che sono assolutamente favorevoli, come vede c'è la firma del megadirettore naturale.
Megadirettore galattico: Quando devi consegnarlo?
Bostoniano: Beh, il prima possibile. I posti sono limitati e parte sono riservati agli ex studenti
Megadirettore galattico: OK, lasciamelo. Ne parlerò col megadirettore naturale.
(Bostoniano abbandona la scena, piuttosto depresso. Se il megadirettore non firma o salta il corso o lo paga quasi 2.000 dollari)
Ufficio di Bostoniano, 2 minuti scarsi dopo
Megadirettore galattico: (sventolando il modulo firmato) Eccolo qui
OK, alla fine della tragedia in due atti: mica ha avuto il tempo materiale di discutere alcunché. Ha solo dovuto dimostrare che le cose le firma quando decide, non quando glielo chiedo io...
Sono tre giorni che un'agenzia di traduzioni mi mette in questione termini del glossario che avevo fornito. Non concordano con le traduzioni di alcuni. Al'inizio ho risposto gentilmente, considerando le loro ragioni, parlando con gli esperti di settore, facendo ricerche, accettando qualche modifica, rifiutandone altre. Sono tornati alla carica, spesso su minuzie, eccependo di aver fatto ricerche, parlato con gli esperti del settore e compagnia cantante.
All'ennesimo rimpallo, ho deciso per la linea "Qui, chi decide sono io". Non sono fiero dell'enorme senso di sollievo che provo, ma ciò non lo diminuisce di un capello!
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