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venerdì, 17 aprile 2009
martedì, 30 dicembre 2008
Velocissimo post di fine anno per completare il mio post dedicato a Pazienza del giugno scorso. A suo tempo avevo citato una vignetta che mi aveva fatto sentire in particolare sintonia con Pompeo, ma senza poterla produrre. Grazie ai buoni uffici del mio mentore fumettista preferito (nonché batteriere nonché caroamico e quant'altro), sono ora in grado di pubblicare la vignetta in questione. Con mia grande soddisfazione e con auguri di buon anno a tutti.
venerdì, 03 ottobre 2008
...anche per voi i cartoni animati della Warner Bros saranno stati un cult. E anche voi, ammettiamolo, avrete coltivato dei larvati istinti di simpatia verso quei poveri sfigati a cui non ne andava mai dritta una: Tom che alla fine le buscava quasi sempre da Jerry (unico caso in cui ogni tanto vince il gatto), il coyote che MAI che acchiappasse quel pennuto maledetto, Silvestro perennemente frustrato nella sua caccia a Titti. Una simpatia che arrivava a dire: "Cazzo, il giorno che finalmente glielo fanno prendere dovrà pure arrivare!!!"
Qualcuno mi (ci?) ha ascoltato. Ma, devo confessarlo? Non provo nessun senso di catarsi nel vedere queste immagini. Vi prego, non mi dite che è l'età che intenerisce i cuori...
mercoledì, 14 febbraio 2007
Ora, noi in Italia siamo ai margini dell'impero. Potrà non piacerci, ma la figura del gorilla di 600 chili che dorme dove gli pare e nessuno gli dice niente usata da Vittorio Zucconi giorni fa (Repubblica, "Lettere al direttore") è purtroppo rappresentativa del peso specifico degli Stati Uniti e di quello dell'Italia. È quindi naturale che una cosa di valore ma comunque che persino in Italia è di nicchia (vogliamo dire "un cult"?) venga qui ignorata.
Però, non posso reprimere il sorrisino di sufficienza che mi sboccia a pensare che gli informatissimi, alternativissimi, ganzissimi curatori di BoingBoing (lo trovate fra i miei link; per altro, non sto usando ironicamente gli aggettivi) si siano accorti con 30 anni di ritardo dell'esistenza di quel piccolo capolavoro che è Allegro non troppo, grazie al fatto che qualche anima pia lo ha postato su Google Video (finché dura...).
Altra considerazione: trovo sconcertante che dicano che "le parti filmate in bianco e nero che non capirete se non sapete l'italiano non sono niente di che". Sarà per affetto verso un film che ho scoperto e amato a tempo debito, ma io le trovo irrinunciabili e ben calibrate a un film per ragazzini diretto anche ai grandi.
Però, forse, la chiave per capire questo commento è l'avviso della presenza di nudi frontali. Visti quelli, i nostri amici d'oltreoceano (che, in fondo all'anima, bacchettoni sono e bacchettoni restano) avranno deciso che è un film destinato agli adulti, quindi avranno trovato le parti filmate troppo "mosce".
giovedì, 23 novembre 2006
A grande richiesta, abbiamo deciso di inaugurare la pagina del cinema. Un appuntamento imperdibile che, essendo gli aggiornamenti al blog già scarsi e irregolari, potete scommetterci che non troverete più. E il nostro film è nientepopodimeno che il fenomeno cinematografico dell'anno: Borat - sottotitolo locale: cultural learnings of America for the benefit of glorious nation of Kazakistan.
Siamo andati a vederlo con Bostoniana una poco ispirata domenica pomeriggio, sperando che ci tirasse un po' su. Verdetto? Bah... Ma andiamo con ordine.
La trama: il più famoso anchor man della TV kazaka viene spedito negli USA per fare un reportage su come si vive nella nazione più avanzata del mondo. Arrivato a New York assieme al produttore del programma (un grassone peloso quasi oltre il reale), trascorre qui alcuni giorni fra interviste e tentativi di sperimentare in prima persona fatti e abitudini americani. Una notte, la TV trasmette repliche di Baywatch. Vedere Pamela Anderson e innamorarsene è un tutt'uno. Da qui, il film diventa un road movie, con lui che convince il produttore ad andare verso la California perché l'America non è solo New York, la città del domani è Los Angeles eccetera eccetera. Mi fermo qui con la trama, casomai lo vogliate andare a vedere.
Cosa rende speciale il film: a quanto dichiarano, non c'è nulla di preparato. L'attore principale, Sacha Baron Cohen - qui noto per il programma "Da Ali G Show" - gira e cerca di interagire con persone che, se va bene, sanno che è un giornalista kazako. Se va male, pensano che sia un pazzo e lo mandano a quel paese (il newyorkese medio non è noto per la sua pazienza). Il tutto è condito da battute sulla minoranza biologica della donna, antisemitismo, antizingarismo e apprezzamenti per le cose americane che imbarazzano di più gli americani (memorabile la frase "We support your war of terror").
Cosa è piaciuto qui: è evidente che il film è pensato per gli americani. Da una parte, la satira è rivolta verso certe idiosincrasie degli USA post 11 settembre e non solo che una buona metà degli statunitensi non sopporta e gradisce vedere messe alla berlina: certezza di essere la nazione più tutto del pianeta, paranoia verso lo straniero, ragionamenti per stereotipi, misoginia, razzismo che cova, coatteria. Dall'altra, è carico di topoi umoristici che solleticano le corde di quelli privi della sottigliezza necessaria ad apprezzare quanto sopra: culi all'aria, un uomo nudo grasso e peloso a cui non si vede neanche il pisello tanto la pancia deborda, cacca e, soprattutto, le battute indelicate su ebrei, zingari, donne, stranieri e handicappati che a tanti piacerebbe fare ma non fanno per una questione di political correctness.
E a noi piace? Boh! Ho trovato l'attore bravissimo, dotato di una grande carica espressiva, sicuramente intelligente (diceva Petrolini: per fare gli scemi così bisogna essere parecchio intelligenti). Però, sarò sincero: Bostoniana e io non torneremmo a vederlo e, anche se sicuramente diventerà un cult, non riusciremo a capire perché. Mi sa che questa è l'ennesima dimostrazione che continuiamo a sentirci più osservatori che residenti di questo posto strano dove siamo finiti.
venerdì, 13 ottobre 2006
...questo vale la pena di vederlo. Ci vuole una connessione decente, perché è una pagina zeppa di immagini, ma mi è sembrato più che degno di una segnalazione.
Si tratta di un pazzoide che si è andato a ricercare tutti i fumetti da cui Roy Lichtenstein ha tratto ispirazione (si può anche dire "ha copiato") per i suoi quadri. Dopodiché, ha pubblicato una scansione della vignetta dal fumetto originale affiancandola a un'immagine del quadro di Lichtenstein. Credo che, data la deperibilità degli albi a fumetti (in particolar modo quelli dozzinali, fatti per il consumo e non per la conservazione) e i 40-50 anni trascorsi dalla loro pubblicazione, al pazzoide vada riconosciuto di aver fatto un grande e paziente lavoro di ricerca.
Fatevi un giro sul sito e buon divertimento
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