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La felicità è che, quando il pannello frontale O1 del cassetto del mobile che stai montando ti dice "ho il foro per la maniglia disassato e la vite non passa", la tua risposta non è "OK, riordino il pezzo e aspetto un'altra settimana". La tua risposta è "OK, ti presento il mio trapano".
Che poi il pezzo magari lo riordino lo stesso. Ma,
PERDIANA
lo riordino perché l'ho deciso io. Non perché il cassetto mi costringa. E intanto, il cassetto l'ho montato.
Perché quando un uomo con il trapano incontra un cassetto con il foro sbagliato, il cassetto con il foro sbagliato è un cassetto morto.
Titolo del post e incoraggiamento alla stesura del post medesimo by Sullepunte
Io ce l'ho da sempre con la Ventura. Quando la signorina si palesò per la prima volta su uno schermo, almeno a me, fu in occasione della diretta televisiva della prima edizione del Pavarotti International.
Come saprete (forse), ho fatto equitazione una decina d'anni e in quel periodo ero particolarmente appassionato. Ora, di eventi internazionali come il concorso di Piazza di Siena, ogni nazione ne organizza uno all'anno. Sfruttando lo stesso trucco che per la Formula 1 si adottò per Imola, ossia dichiararlo gran premio di San Marino, il Pavarotti International rappresentò, finché durò, il secondo concorso internazionale di massimo livello che si teneva in Italia.
La RAI propose quattro ore di diretta quotidiana, il che sembrava una manna. Tranne che. Tranne che ci si misero Gianni Minà (un altro buono...) e la Ventura a fare quello che non si fa neanche per le dirette dei campionati di bocce: dedicare esattamente un'ora di quelle quattro alle riprese dei percorsi, e tre a chiacchierare di cose stronze con personaggi di quelli che possono uscire dall'isola dei famosi (che non c'era ancora, ma capite il livello). Domande di tutto rispetto con risposte di tutto rispetto, del tono: "Dicci qual è la tua connessione col mondo dell'equitazione" "Mah, in realtà è la prima volta che vado a una cosa del genere, i cavalli sono belli". Ciliegina sulla torta: "Facci sapere se c'è qualche percorso che vale la pena vedere per restituire la linea" "Sì, dunque, in campo c'è il tal dei tali, attualmente numero venti nella classifica mondiale..." "Ah, OK. Allora scusa, riprendiamo la linea che sta arrivando proprio in questo momento Sciacquettina Leggerina e dobbiamo assolutamente intervistarla".
Partorii un odio destinato a durare a lungo. Ed è per questo che pubblico con piacere il video che segue.
Vorrei lasciarlo senza commenti, sarebbe più efficace. Ma non so quanti conoscano abbastanza i Muse da rendersi conto che, scocciati dall'aver dovuto suonare in playback, i Muse (noti come una delle band al mondo con la migliore resa dal vivo) hanno organizzato la seguente presa per il kulo:
il cantante-chitarrista si è messo alla batteria
il batterista ha preso il basso e canta
il bassista suona la chitarra e le tastiere
La Ventura (e nessun altro in studio, a quanto pare) non se ne rende conto e porta avanti l'intervista al batterista come se il cantante (nella testa del giornalista medio, automaticamente il leader carismatico) fosse lui. Si noti come il bassista, uscendo dal palco sullo sfondo durante l'intervista, se la sghignazzi di gusto verso la fine del video. E io con lui!
Squillo di cellulare. Sul display appare la scritta "Unknown". Segue dialogo (tradotto dall'inglese).
chiamato: pronto?
chiamante: (mormorio incomprensibile) volevo sapere (mormorio incomprensibile) con chi posso parlare (mormorio incomprensibile) rispondere a un sondaggio
chiamato: Scusi? Non capisco...
chiamante: (mormorio incomprensibile) volevo sapere (mormorio incomprensibile) con chi posso parlare (mormorio incomprensibile) rispondere a un sondaggio
chiamato: Non capisco... vuole che risponda a un sondaggio IO o deve rispondere LEI? È sicura di aver chiamato il numero giusto? Potrei non essere la persona che cerca...
chiamante: Non è (mormorio incomprensibile)?
chiamato: No, è un cellulare privato
chiamante: Scusi
chiamato: Si figuri (click)
Tre secondi dopo, squillo di cellulare. Sul display appare la scritta "Unknown". Segue dialogo (in italiano).
chiamato (in inglese) PRONTO???
chiamante: Ha ha ha ha ha!!! Scusa!!! Sono io! Ma non mi avevi riconosciuta? Neanche io! Cioè, io ho fatto 'sto numero perché dovevo parlare con delle persone per un sondaggio per una ricerca che stiamo facendo, poi abbiamo chiuso e mi sono detta "Ma chi cavolo ho chiamato?" Vado a vedere, eri te!
chiamato: Ma tu pensa che storia! Ma perché mi esci "sconosciuto"?
chiamante: Perché chiamavo da Skype. Ti richiamo più tardi dal cellulare normale
chiamato: OK, ciao
I protagonisti: chiamato, Bostoniano. Laureato, impiegato di concetto con funzioni di quadro, blogger, saccente, con pretese di intellettualità e atteggiamenti da maitre a penser. Chiamante, sorella di Bostoniano. Laureata, con master, al primo anno di PhD ad Harvard, avviata alla carriera accademica. Direi che siamo a posto...
1) Pigrazia, che in questi giorni sta impazzendo col lavoro ed è in piedi dalle sei, accende il forno e prepara i bastoncini di pesce per il pranzo di Davide nella teglia. Si scorda di infornarli e si rimette a lavorare a tremila.
2) Bostoniano passa dalla cucina, vede i bastoncini e il termos. I bastoncini hanno una lieve sfumatura scura, possono sembrare già cotti. Bostoniano ne prende uno per metterlo nel termos. La permanenza fuori dal frigo ha fatto sì che i bastoncini arrivassero alla temperatura ambiente. Bostoniano pensa però che si siano raffreddati per la permanenza fuori dal forno e li mette nel termos.
3) A ora di pranzo, Davide trova nel termos bastoncini di pesce crudi.
Per fortuna, al punto 2 i bastoncini erano ancora un po' più freddi e a Bostoniano è venuto un vago sospetto che fossero ancora da infornare.
Attenzione: alcune foto non sono mie. In quei casi, la foto apre il sito da cui è stata tratta come doverosa citazione della fonte.
A
amaca – ovvero, come avere ragione di un Davide recalcitrante al sonno (con un piccolo ma determinante aiuto da Dado e Giovenno, i due orsetti di compagnia)
Davide sull'amaca con Dado e Giovenno
americani – non ci si crederà, ma non tanti. Parecchi al resort, ma comunque meno peggio degli inglesi. Praticamente nessuno a Port Antonio, dove la razza imperante erano gli italiani. appleton – onnipresente ma non per questo sgradevole marca di rum aragoste – cotte in un dito d’acqua e aromi su un fuoco di legno di pimento (vedi) assolutamente splendide la prima volta che ci hanno portato due bestie da mezzo chilo l’una, terribili la seconda che ci hanno portato sei bestiolini piccoli piccoli.
B
bambini – a volte un po’ troppo invadenti, ma invariabilmente belli, sorridenti e molto dolci con Davide. I giamaicani adorano i bambini: a volte avevi l’impressione che tu, bianco, non eri esattamente il benvenuto; ma i sorrisi e le gentilezze tributati a Davide non sono mai sembrati di circostanza. banane – di vari tipi e tutte buonissime. Davide ne ha mangiate a caschi bauxite – la più importante risorsa mineraria della Giamaica, da cui si ottiene l’alluminio. La solita storia di sfruttamento delle risorse da parte delle multinazionali, di cave sventratutto, di porti fatiscenti e di carrette del mare. big bamboo – noi non abbiamo avuto strane esperienze in merito, quindi rimando al post che ci ha fatto su Katika birra – niente de che, ma noi si crede nel prodotto locale. Red Stripe per Bostoniano, Dragon per Pigrazia blue lagoon – un buco in comunicazione col mare profondo circa 70 metri. Attrae la gente per il colore, ma onestamente per poco altro. Spiaggia inesistente, e quel poco che c’è è privato. Il parcheggio è strapieno di insistentissimi venditori di vaccate.
Blue Lagoon
breadfruit – il frutto dell’albero del pane. Si bolle, si griglia, si frigge. Niente de che, ma fa piacere poterlo dire avendolo provato. L’albero invece è bellissimo.
Bread tree e bread fruit
buche – sulla strada fra Port Antonio e Kingston, quasi più che l’asfalto
C
caffè – quello coltivato sulle Blue Mountains passa per essere fra i migliori del mondo canna da zucchero – onestamente, più buona in Brasile capelli – ce n’è per tutti i gusti: rasati, cortissimi, treccine con o senza annesse perline e conchigliette, dreadlocks, in gradazioni di colore che vanno dal nocciola al nero ebano cappelli – enormi e di fogge e colori bizzarrissimi, adatti a contenere selve di dreadlock lunghe e grosse come radici di mangrovia capre – tante. Ci fanno il curry. cocco – niente male il cocktail preparato da Otis (vedi) a Winnifred Beach (vedi) con il succo prelevato da una noce fresca appena spaccata e una misura di Appleton Gold (vedi appleton) collanine – Davide e Bostoniano sono stati onorati di due collanine con i colori della bandiera giamaicana fatte apposta da Yellow Culture (vedi) coltelli – ne ho visti da cucina fatti vagamente a scimitarra. Me ne piacerebbe uno. culla – quella che ci avevano dato nel resort dove siamo stati i primi due giorni aveva un che di vagamente ospedaliero. Davide, come si vede, c’entrava di misura.
Davide nella culla del resort
D
dollaro giamaicano – valuta locale. Ce ne vogliono 88 per un dollaro americano. I dollari americani sono accettati praticamente ovunque, ma i prezzi cambiano, ah, signora, se cambiano... Dragon – birra scura locale, un filo troppo sciropposa. Drapers – minuscola località nei dintorni di Port Antonio dove si trova Search-me-heart (vedi), la guest house che ha ospitato i Bostoniani dreadlock – di norma belli. A volte onestamente disgustosi
E
Errol Flynn – uno dei tanti famosi personaggi che hanno legato il loro nome ai dintorni di Port Antonio. Un altro è Noel Coward. escursioni – era possibile andare alle Blue Mountains a vedere le coltivazioni di caffè. Era possibile fare rafting sul Rio Grande sulle zattere di bambù. Era possibile fare trekking alle cascate. Era possibile andare a vedere il mausoleo di Bob Marley. Niente di tutto questo: un bambino di due anni e poco al seguito, ammettiamolo, un filino limita.
F
festival – divertenti cosi fritti simili a grissini corti. Serviti in accompagnamento a un sacco di roba. fisici – tutti i maschi un minimo bene in arnese che non avevano svaccato avevano fisici asciutti e scolpiti o muscolosi e scolpiti. Tutte le femmine un minimo bene in arnese che non avevano svaccato avevano seni a prova di gravità, sederi autoportanti a sospensione indipendente e gambe impossibilmente lunghe. Unire sguardi dolci e profondi per lei, simpatici e gaglioffi per lui, sorrisi impagabili e quant’altro ed ecco che un povero Bostoniano qualunque si trova a consolarsi quando può rilevare che le spalle di "quello" non sono super-dritte o le braccia di "quella" sono un filo pelose. Frenchman’s Cove – splendida spiaggia con un paio di fregature. La prima è l’ingresso, circa 6 dollari americani (un’enormità, relativamente parlando). La seconda è indissolubile da ciò che la rende speciale. Di suo, è una bella spiaggia dalla sabbia corallina e di misura mignon. Per arrivarci, però, si attraversa uno splendido giardino solcato da un fiumiciattolo che sbocca direttamente sul lato sinistro della baia, consentendo di scegliere se fare il bagno in acqua dolce o in mare. Il problema è che l’acqua del fiume, per ragioni di fluidodinamica tutte da studiare, non si mescola con quella del mare ma crea uno strato in superficie di una decina di centimetri. Ora, l’acqua di mare è a 26 gradi, quella del fiume è sì e no a 20. Si immagini l’effetto.
Frenchman's Cove - il fiume
Frenchman's Cove - la spiaggia, Davide e un romanzo di John Grisham
frutta – “eh, la frutta... in Giamaiha unnè mìa ce ne sia tanta”, dichiarò non si sa perché la proprietaria fiorentina della guest house. “Ma noi abbiamo visto tipo delle cose fatte così e cosà...” “Ma quelle le son cose che c’hanno ni’lloro giardino”. Insomma, ‘sta poca frutta? Manghi grossi come meloni. Guava profumatissima con cui fare ottimo succo. Papaya che sa di qualcosa. Guinep, che sembrano grosse olive da interi e litchee da sbucciati, dal sapore di lime, nespola e altro ancora. Più altra roba che non abbiamo potuto assaggiare. Tutto venduto a prezzi commoventi da banchetti lungo la strada. Te tu pensa se ce n’avevan dimolta, verrebbe da risponderle.
G
galli – alle 4.30 ogni mattina, la premiata corale avicola si esibiva senza risparmio di “chicchirichì”. ganja – la risposta è “ovviamente sì”. Con la dovuta misura. E sì, vale la pena. Per note sulla realtà locale, vedere “spliff”. ginger beer – bevanda preparata con zenzero fresco. A differenza del ginger wine, analcolica (quindi, per qualcuno del tutto inutile). ginger wine – simile al barolo chinato. Servito ghiacciato non è affatto male, tanto che ce ne siamo portati una bottiglia.
Boccia di Ginger Wine
ginnastica – “Papi, amaca”. “Papi, scendere”. “Papi, amaca”. “Papi, scendere”. “Papi, amaca”. “Papi, scendere”. (continua) guinep – vedere alla voce “frutta” e qui sotto, in mano a Davide.
Grappolo di Guinep
Guinness – fra le birre di importazione, una delle preferite assieme alla Heineken
H
hey mon – “hey man”. Interiezione con cui si apostrofa chiunque, a prescindere dal genere. Howie – ingrugnito e silente ma solerte tassinaro che, per un prezzo onestamente esoso, ci ha portati dal resort a Port Antonio e da Port Antonio all’aeroporto di Montego Bay. L’ultimo giorno ci ha sorpreso chiedendoci di farci una foto prima che entrassimo nell’aeroporto. Il mio cervello ancora si interroga sui possibili secondi fini.
I
inglese – in teoria, lingua nazionale. In pratica, mentre un americano che voglia dire “se non rivedo i miei soldi sono guai” direbbe qualcosa tipo “if I don’t get my money there’s going to be trouble”, un giamaicano potrebbe dire ad esempio “A hell an’ powda house if mi nuh get mi money”. Con un accento indescrivibile. iPod Touch – ora, Bostoniano è uno che resiste impavido alle tentazioni dei gàgget tennologici. Ma da quando la famigliola ha scoperto che è possibile sedare Davide per intere ore facendogli vedere i video delle canzoni del Muppet Show e dello Zecchino d’Oro su Youtube, nonché che detti video possono essere scaricati ed eseguiti con altrettanto successo su un iPod, prenderne uno per garantirsi un viaggio tollerabile (che sono pur sempre 14 ore di spostamenti vari) è stato quasi automatico.
J
Jah – creatore del cielo, della terra, degli uomini e della ganja. Un fico, insomma. jerk – a un tempo, speziatura e modalità di cottura. Pezzi di pollo (normalmente), maiale (più di rado) o aragosta (si trova, ma è un po’ uno spreco) vengono speziati con una mistura molto piccante e grigliati su un fuoco di legno di pimento (vedi). Il risultato è una carne piccantissima e molto profumata. Pare che lo scopo originale di questa tecnica fosse ottenere carne conservabile, ora il jerk è per la Giamaica quello che per l’Italia è la pizza.
Griglia per la cottura del Jerk, tradizionalmente ricavata da un bidone
John Grisham – Pigrazia, che non lo conosceva, ne ha letto compulsivamente due libri per poi stabilire che in fondo erano così cosà. Ma finché leggeva non c’è stato verso di staccarla. Johnny – allegro e solerte tassinaro, noto anche come Bully John, che ha tampinato i Bostoniani per giorni cercando di scalzare Howie (vedi) dal diritto di riaccompagnamento all’aeroporto. Ci sarebbe riuscito (chiedeva 20 dollari di meno) se non si fosse fatto beccare a farsi le canne prima di guidare e a bere birra durante. Che va bene per 3 chilometri, meno per 140 con bambino a carico.
K
Kingston – boh. Ce ne siamo tenuti bene alla larga. kling kling – piccoli corvidi rumorosissimi, sfacciatissimi e affamatissimi. Provate a lasciare il vostro pranzo sul tavolo e distrarvi due secondi, dovrete cacciarli a randellate.
L
latte – quello fresco è spesso andato. Si va avanti con l’UHT letto – alla guest house, Davide ha dormito per la prima volta in un letto vero. Tutto tranquillo le prime tre sere, alla terza è caduto tre volte. Da lì in poi, Pigrazia lo ha tenuto d’occhio tutte le notti a intervalli regolari. E lui è riuscito a cadere lo stesso.
M
machete – in realtà una versione del coltello a scimitarra lunga un’ottantina di centimetri. Lo usano solo per tagliare e pulire le canne da zucchero e per aprire le noci di cocco. O almeno uno lo spera. marina – zona di Port Antonio dedicata alla cafonautica in cui si trova anche il ristorante Norma (vedi) Montego Bay – l’aeroporto più lontano da Port Antonio. Ovviamente, i Bostoniani turisti-fai-da-te avevano prenotato i voli su questo aeroporto invece che sulla più logica Kingston mutande – sarò datato, ma mi pare così strano doverle indossare sotto il costume... Mi pare anche strano che il costume arrivi a metà polpaccio, confesserò.
N
nanna – in spiaggia, sul pareo di mamma, ha tutto un altro sapore.
Quando il sonno chiama...
Negril – al lato opposto di Port Antonio, pare essere la città più americanizzata dell’isola (in pratica un resort su scala cittadina). I Bostoniani se ne sono tenuti alla larga noce moscata – mai vista prima in vita mia una intera. La si trova ancora avvolta da quella specie di rete di fibre rosse che, essiccata e macinata, in Italia si vende come “macis”. Dentro c’è un seme marrone scuro lucidissimo dal quale, una volta rotto, si estrae la noce vera e propria. L’odore, ovviamente, è mostruosamente più intenso di quelle che si trovano da noi. Norma – ristorante presso la marina (vedi) con qualche pretesa di internazionalità, insomma, l’unico posto dove si trovasse qualche alternativa al jerk. Non male, ma un po’ caro e spesso sfornito di buona parte delle proposte. E stranamente sprovvisto di gelati.
Da Norma, le arance si degustano in piedi sulla sedia
nuoto – nonostante giubbotto salvagente e braccioli, l’unico stile di nuoto che Davide padroneggi davvero è il koala (= abbarbicato a un genitore). Comunque, un primo contatto incoraggiante. L’acquamare a 26 gradi ha decisamente aiutato.
Versione braccioli
Papà, potresti non farti vedere? Ci sono le ragazze...
O
one love – “yuh’s here coz your parents loved each other and we love each other and God loves us and it is all the same love, there are no many loves, it’s the same love. Dat is why de Rastamen say “one love”. ora legale – in Giamaica non la usano. Il risultato è che alle sei e mezza è buio. Mah... Otis – giovane padrone del baracchino-bar sulla spiaggia di Winnifred. Un fico. Pulisce il suo tratto di spiaggia, fa prezzi onesti, è gentile con tutti e ha sempre l’attenzione in più per i clienti, col risultato che lavora a manetta. Altrove sarebbe milionario, ma per ora a lui va bene stare come sta e restarsene in Giamaica.
P
pimento – albero aromatico: le bacche si usano come spezia, il legno lo si brucia per cucinare, le foglie usate per avvolgerci i cibi da cuocere in modo da profumarli. Insomma, una pianta aromatica totale. L’odore è fra il pepe, la noce moscata, la cannella ecc.
Bacche e foglie di pimento
pollo – l’animale in assoluto più mangiato in Giamaica. Il jerk (vedi) è la preparazione più tradizionale, ma oltre a quello lo si stufa, lessa, frigge e quant’altro. Port Antonio – cittadina quasi sulla punta orientale della Giamaica. L’intera area è ancora relativamente poco toccata dal turismo straniero, si respira una sana aria di reddito distribuito in modo relativamente equo e alcune località sono fra le più belle dell’isola. Queste le motivazioni dei Bostoniani per sceglierla come destinazione per la propria vacanza.
Q
qanagatocl – inesistente popolazione precolombiana, mai risieduta in alcun posto sulla Terra e tantomeno in Giamaica, che mi sono inventato tanto per avere una voce alla Q.
R
rastamen – di solito, si può stare tranquilli. Possono avere un’aria impressionante, ma per i rasta tutto è molto seriamente basato su pace, amore e rispetto. Quindi, il peggio che possa capitare è che vogliano parlarvi e voi non ci capiate una mazza. Red Stripe – leggerissima e non troppo buona birra locale (ma un must) reef – non ti stupisce con effetti speciali come in altri posti (i pesci sono un po’ piccoli), ma già più che dignitoso reggae – non esclusivo (si ascolta anche pop americano e un’impressionante quantità di musica di vari generi con testi cristianissimi, tipo “Perché io sono grato e felice di poter ringraziare il signore, perché come si legge nella Lettera ai Romani ecc ecc”) ma decisamente diffusissimo, anche grazie alla potenza degli onnipresenti sound system (vedi) respect – il saluto che i giamaicani tributano allo straniero che vogliono far sentire bene accetto (anche se in realtà lo disprezzano) è un delicato pugno nocca-contro-nocca con la mano destra. E’, perlappunto, una dichiarazione di rispetto, almeno in teoria. Il primo impatto di Pigrazia con questa usanza è andato più o meno così: “Vedi quello lì, che era venuto a parlarmi? Voleva che andassimo a fare snorkeling, poi voleva vendere cose, poi mi ha chiesto se volevamo erba, alla fine mi ha fatto così con la mano per far vedere che aveva tipo quattro anelli e l’orologio d’oro. Io l’ho guardato tipo ‘E allora?’” “Ma Pigrazia, è il saluto locale!!! Si aspettava che lo facessi anche tu!” “Ahh... Bella figuremmerda!” Rosanna – gentile signora fiorentina, vive una doppia vita: insegnante di inglese al professionale durante l’anno scolastico, albergatrice in Giamaica nel resto del tempo. Grande conoscitrice e amante della Giamaica e, come ogni vero innamorato, disincantata verso molti suoi aspetti. route taxi – il più diffuso servizio di trasporti, almeno nella zona di Port Antonio. Sono auto che fanno un percorso ben preciso, si fermano a richiesta e, per prezzi piuttosto modesti, ti portano (forse) a destinazione. Pregi: frequenza, reperibilità, flessibilità, prezzo. Difetti: i conducenti a volte tirano su sette-otto persone, spesso guidano come degli indemoniati, capita che ascoltino musica ad alto volume, non necessariamente del tipo che vorresti sentire te, o persino che si guardino la televisione mentre guidano. In alcuni casi (vedere la voce Johnny) non rifiutano una cannetta o una birrina prima e durante la guida.
S
San San – spiaggia stranamente preferita per molte persone. I Bostoniani non hanno mai avuto fortuna con il tempo quando ci sono andati, ma comunque continuano a non capirne interamente l’attrattiva. Bella, per carità, ma senza il servizio e la cura di Frenchman's Cove (vedi) né la piacevolezza e l’autenticità di Winnifred (vedi)
San San e Monkey Island
Search-me-heart – deliziosa guest house dove i Bostoniani hanno trascorso la maggior parte della vacanza. Sita in località Drapers e gestita da Rosanna (vedi) e Yellow Culture (vedi), ha tre camere e un bellissimo giardino. Niente aria condizionata, qui si va a ventilatori. Prende il nome da un arbusto con le cui foglie si fa una specie di tisana.
Search-me-heart - pezzo di casa e giardino
sole – ammazza, quanto mena! sound system – prendete la libreria che c’era nello studio dei notai di una volta, moltiplicatela per due e punteggiatela a intervalli di woofer e tweeter di varie dimensioni. Attaccateci un impianto di qualità magari dozzinale ma di potenza a specifica militare, sparateci dentro Reggae a manetta e avete un sound system. I sound system si trovano in un cortile su dieci e, nel weekend, sono attivi praticamente in permanenza. spiagge – nella zona, splendide. Bianche e coralline. Parecchie piante vicino alla riva, però, il che vuol dire quintali di rami secchi e foglie in acqua spliff – sigaretta arrotolata a mano riempita con i germogli essiccati di una certa pianta erbacea fibrosa in luogo del tabacco. Il fumo è profumatissimo. (Vabbè, è una canna, OK?) Starfish Trelawney – resort tuttocompreso dove i Bostoniani hanno trascorso i primi due giorni della vacanza. Pieno di americani (vedi) e inglesi. I primi si allargavano ad andare al mare e partecipare alle attività, i secondi bivaccavano tutto il tempo a bordo piscina, alzandosi solo per prendere un’altra birra al bar. Uguale a qualunque altro resort, non ci abbiamo mangiato granché. Bellissime piscine, però.
Ristorante sgarzolo del resort. Davide alle prese col conto.
T
tempo – i Bostoniani temevano molto di trovare una fetenzia di tempo – dopotutto, l’estate è la stagione umida in Giamaica. Viceversa, hanno avuto sole quasi sempre. toscani – apparentemente, l’etnia dominante fra gli italiani di Port Antonio. Molti anche i piemontesi e gli emiliani.
U
umidità – altra cosa che Bostoniano ricordava come insostenibile ai tropici in questa stagione che viceversa non ha mai superato livelli di assoluta tollerabilità
V
vento – orca se tira, quando gli piglia... vino – meglio non pensarci, va... Ogni posto ha il suo bello, quello della Giamaica non è questo
W
Winnifred – che dire, una spiaggia che ha tutto. Piena di baracchini che vendono cose da mangiare e no, il ristorante che fa le aragoste (a undici dollari pasto completo), il bar-acchino di Otis, la spiaggia candida, il mare caldo, il reef a poche decine di metri dalla riva... L’unico neo sono i due chilometri di sterrato per arrivarci che, se hai un bambino di due anni con te, ti costringono a pagare una tariffa extra per fartici portare e accordarti per farti riprendere
Winnifred Beach. Sullo sfondo, tavolo del bar-acchino di Otis
Woody’s – posto da hamburger se vai senza prenotare. Se invece la mattina chiedi la cena giamaicana e lasci un congruo anticipo, ti fanno un pasto di zuppa di verdure, piatto forte (jerk di pollo o maiale, o curry di capra), contorni vari e dolce. Per pochi soldi in più che a mangiarti hamburger. La signora che lo gestisce è una sagoma e adora i complimenti (che per altro sono meritatissimi). Woody, suo marito, è decisamente un po’ meno sagoma.
X
Xaymaca – il nome “Giamaica” ha origini non chiare. Una delle teorie è che derivi da questo termine in lingua Arawak, che si traduce più o meno con “terra delle primavere”
Y
Yellow Culture – Vernon “Yellow Culture” Sewell (detto anche solo "Culture", prn. "Còlcio") è un personaggio. Rastaman, DJ, co- gestore di Search-me-heart (l’uomo dietro ai fornelli della colazione, al mantenimento del giardino e all’intrattenimento degli ospiti con storie, teorie filosofiche, musica e sì, l’occasionale spliff sociale). Del suo soprannome, "yellow" è (dice) un riferimento al sole, "culture" al fatto che sa fare un sacco di cose. Ha instaurato un rapporto con Davide praticamente subito e riusciva quasi a farsi dare retta (un miracolo, se chiedete a noi). Dotato di un incredibile e poco spiegabile paio di occhi blu intenso, di un’infinita pazienza, di un accento praticamente indecifrabile e di una panzella da birra che non passa inosservata (preferisce la Guinness).
Davide e Yellow Culture
Z
zanzare – “Ah, in questa casa le ‘un ci sono”, dichiarava Rosanna sicurissima. Le ci sono, le ci sono, mi sento di rispondere, e c’hanno anche dimolta fame.
Davide, versione Ranxerox, dimostra l'assenza di zanzare (vedi polso e zigomo sinistri)
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