|
giovedì, 27 novembre 2008
Mi sono fatto un pensiero filosofico di quelli facili facili, da programma televisivo di intrattenimento popolare. Un pensiero con il quale cerco di dare retta solo al mio cinismo - per me è un esercizio di stile, visto che in realtà sono un sentimentalone.
Insomma, prendiamo la persona normale. La persona normale, a causa di remore morali, pigrizia, educazione o altro, desidera quello che le serve e quanto le basta dell'eccesso da potersi dire "sto bene". A un certo punto, per quanto possa essere avida o vanagloriosa, la persona normale incontra un tetto che superare costa troppa fatica, fa fare cose che non le piacciono o che non ritiene etico superare.
Prendiamo poi la persona di potere, inteso sia dal punto di vista economico che politico. Per questa persona, il tetto precedentemente descritto è o enormemente più in alto rispetto a quello della persona normale, o addirittura non esiste. Chiamate questo impulso "ambizione", "avidità", "brama", come volete, ma la persona di potere lo sente più forte degli altri.
Le persone di potere servono. Inutile dire di no. Alcune delle cose che rendono la nostra vita quella che conosciamo (e come, a quanto pare, ci piace che sia) richiedono strutture complesse, per mettere su le quali bisogna superare di molto il tetto della persona normale. La persona di potere invece, motivata dall'impulso sopra descritto, spinge e tira affinché la struttura vada su, in modo da poterne disporre. O qualcosa del genere, sto semplificando.
Si potrebbe pensare che il sistema è perfetto. Le persone normali dicono a quelle di potere "ti aiutiamo, ti puoi spingere fino a questo punto, che è varie volte oltre il punto che va bene a noi, poi fermati che un po' a noi ce lo devi lasciare." Ed è quello che le persone di potere vanno dicendo da sempre, "Pace, tranquilli, parliamone che un accordo si trova". Ma qui c'è il problema.
La persona di potere non ha la minima intenzione di discutere ed accordarsi, anche se lo dice. Non fa parte della sua natura, che punta invece al sempre di più, sfruttando le pieghe nella lettera dell'accordo per superare il limite che lo spirito dell'accordo intendeva, limite dove la persona normale invece si ferma (e via così fino alla prossima fregatura, perché di questo si tratta).
La persona di potere non può essere convinta a fermarsi, deve arrivare ad essere dissuasa dal proseguire. E questo richiede un atteggiamento che è all'antitesi del buonismo. Certo che ci sono i rischi, certo che mi spaventano e mi fanno orrore, ma si cerca sempre un equilibrio, no? Ora stiamo penzolando pericolosamente dalla parte del troppo poco, e qualcuno mi convinca che non siamo già caduti.
martedì, 18 novembre 2008
Per intanto, non mi si aggiornano più nei preferiti e devo andare a vedere a manina se hanno pubblicato qualcosa di nuovo...
ESSE16 ha creato su CEPPA!!! una nuova categoria chiamata "l'album delle figurine marroni", che provvede a inaugurare con questo post.
Io questa categoria nel mio album noncellò, ma non posso esimermi dal dare un mio contributo raccontando un po' di fatti che videro protagonista l'intera famigliola, con il sottoscritto nella parte del tunnus maximus.
correva dunque l'anno scorso. Una domenica di novembre. Bostoniano aveva da poco ricevuto un invito a casa del suo capo per una festa di Natale. Compiaciutissimo dal fatto di avere un capo figo al punto che, pur essendo entrato in azienda sei mesi prima neanche, si prende la briga di invitare tutto il reparto a una festa di Natale, Bostoniano scassa i santissimi a Bostoniana che andiamoci, prendiamo del vino buono, no che non ci vado da solo, sì che devi venire pure te con Davide, che vuoi che sia un po' di neve per terra ecc ecc ecc.
Arrivati, parcheggiata la macchina e giunti davanti all'uscio, si prova a suonare. Nulla. Si prova ad attendere. Certo che pare tutto molto calmo per essere una festa da cinquanta invitati. Un omarino esce dal portone: è il tipo del piano di sotto. "Ah non so se ci sono, fammi vedere, boh, la macchina è nel parcheggio".
Bostoniano estrae il cellulare e chiama il capo. "Pronto? Oh, salve, Bostoniano. Scusa, non sento, sono a una partita. La festa? Ma... è il mese prossimo!"
Ci ha invitati anche quest'anno, ma stavolta la data l'ho letta bene. Spero.
giovedì, 13 novembre 2008
mercoledì, 12 novembre 2008
...contraddistinti da un notevole livello di arguzia?
...di terminologo, ormai ufficialmente assunto, con una vignettina in tema (fonte: xkcd)
Terminology
martedì, 11 novembre 2008
"Davide, come fa la tigre?"
"GRRRRRRRR!"
"Il gatto?"
"Miao"
"La mucca?"
"mmMMMMmm!"
"Il cane?"
"mmMMMMmm!"
Ma no, questa è la mucca! Come fa il cane?"
"..."
"Dai, il cane..."
"Iaìaò"(*)
(*)Zio Tobia nella vecchia fattoria ha un sacco di bestie, quindi mi gioco il jolly di "ìaìaò" e vafangù, tu e come fa il cane
(Scena: Bostonian-mobile diretta da qualche parte. In auto, Bostoniano, Davide, Pigrazia, Sullepunte, SorellaBostoniano. Contare fino a dieci fra un dialogo e l'altro)
Davide: Papààààà!
Bostoniano: Eh
D: Ahslihuòdahslahsi
B: E che, 'n po' esse'?
D: Papààààà!
B: Eh
D: Daaahslafagudahslihuà
B: No, su questo tenderei a non essere d'accordo
D: Papààààà!
B: (sospiro) Eh
D: Aaaasheshluàdamhslifgu
B: Forse quando sei più grande, eh?
D: Papààààà!
B: (doppio sospiro) Eh
D: Allullùshladadahlisueh
B: Non so, chiedi a tua madre
Pigrazia: (sogghignando) Mi dispiace, mo' gli è presa con "papà" e non se la leva
D: Mammaaaaaa! Hluàdamhslifguòdahslahsauèè
B, Sullepunte, SorellaBostoniano: (sghignazzano)
giovedì, 06 novembre 2008
Prima:
Il piacere di sentire una meravigliosa pinta di Harpoon IPA fresca (non solo di temperatura) al punto giusto, gli aromi e i sapori ancora in perfetto equilibrio, entrare nel tuo corpo, stimolando i sensi e apportando una magnifica sensazione di benessere.
Dopo:
Il piacere di sentirla uscire.
Puro edonismo, la birra.
Obama non è negro, è abbronzato. Ecco perché è accettabile.
Comunque, come considerare quest'uscita del nano ridens se non un coming out?
Aggiornamento: gli piace pure Medvedev. Lanciatissimo in questa sua nuova gaya identità. Comunque, chissà se ha capito che Medvedev non è un talentuoso centrocampista da portare al Milan
mercoledì, 05 novembre 2008
...chiede Rita. E la domanda è pertinente. Stamattina mi è arrivata anche da mia madre - solida donna cinica e critica che potrei definire "radicale ante litteram" - in un'email di cui riporto lo stralcio interessante:
..."Come è recepita la vincita di Obama?. Qui sembra che sia la destra sia la sinistra abbiano vinto le elezioni e abbiano dato un fondamentale supporto alla sua elezione. Stamattina ho visto una tizia tutta elegante che faceva le congratulazioni al gruppo di barboni neri e nordafricani che parcheggiano in permanenza a Piazza XXX"...
Il mondo ha dimostrato un interesse fortissimo per quest'elezione, anche al di là di quello che è in effetti lecito aspettarsi dato il ruolo che Mr President ricopre. Se il mondo avesse potuto votare per queste elezioni, Obama avrebbe probabilmente fatto il 70% dei consensi.
OK. Ho introdotto quello che potrebbe essere un bellissimo post di analisi sulla figura di Obama, su quello (mica poi tanto) che potrà o vorrà fare per cambiare le cose eccetera, ma non ne ho minimamente la competenza: su di lui so quello che sapete tutti e forse anche meno.
Quindi, la concludo rapidamente rispondendo a Rita (e alla mamma): ragazzi, qui succede molto poco. Qualche misurato festeggiamento nei luoghi deputati, qualche faccia un po' più sorridente fra quelli che ci avevano fortemente sperato e hanno a tratti avuto paura. Per il resto, ho l'impressione che la festa sia più da voi che da noi. E non è perché la gente sia delusa dal risultato: è proprio che mi pare che l'atteggiamento sia "OK, abbiamo eletto il presidente. Ebbene? Dobbiamo farlo ogni 4 anni..."
Vi fa strano? Anche a me.
|