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lunedì, 31 marzo 2008
In un commento a un post di Rita, in cui si parlava di moccoli e Toscana, ho chiesto se avevo già raccontato un aneddoto successo un'eternità di tempo fa. Esse mi ha esortato a raccontare. Visto che come commento stava diventando ipertrofico, lo posto qui.
Doveva essere a metà anni Settanta, teatro la Toscana rurale d'altri tempi... un incrocio fra Don Camillo e Berlinguer ti voglio bene, per darvi un'idea. In questa frazione montana quasi disabitata ad eccezione di qualche mezzadro, questo parroco energico e convinto della propria missione aveva fatto riaprire una parrocchia (chiusa e andata in rovina con la scomparsa del parroco medesimo a metà anni ottanta).
Ogni anno, adescandolo con la prospettiva di un pranzo luculliano (che sui preti ha sempre la sua attrattiva), faceva venire il vescovo in visita alla parrocchia. Tutti i mezzadri della zona, al tempo felicemente rossi e mangiapreti, bestemmiatori patentati ma presenti a messa ogni domenica, quel giorno si tiravano a lucido e rendevano onore al vescovo. Alcuni avevano il talento della rima baciata estemporanea. Il nostro eroe no.
Il nostro eroe era un incrocio fra la mascotte e lo zimbello degli altri contadini. Basso e magrolino, come lo erano molti italiani cresciuti nel dopoguerra. Viso che poteva ricordare vagamente Stanlio, ma con una pelle molto più violentata dagli elementi. Occhio pallato, vagamente tipo Glenn Gregory, cantante degli Heaven 17. Zazzera bianco-rossastra piuttosto carente sul cucuzzolo. Timido. Scapolo a vita, ma non certo per scelta. E, soprattutto, irrecuperabilmente astemio.
Si decide che quell'anno deve avere i suoi quindici secondi di notorietà: gli si confeziona una rima che declamerà in onore del vescovo. Lo si tira a lucido. Gli si fa ripetere la rima alla morte. E si tenta di sciogliere le sue paure nell'alcol, facendogli tracannare un paio di bicchieri di quel rosso micidiale, sedicente Chianti Putto, cattivo in modo leggendario ma con quel minimo di alcol, che si faceva da quelle parti.
Arriva il momento. Il nostro eroe, niente affatto sciolto dall'alcol, è nel pallone totale. Sembra disegnato da Jacovitti, con tutti gli sbuffi di vapore che gli escono dalla testa. Occhio più pallato che mai. Il silenzio. Quelli attorno a lui cercano di incoraggiarlo sottovoce. Lo esortano. Finché lui accenna finalmente a parlare... e dice:
"P***a M*****a. 'un me la ricordo più"
(sipario)
Eccovelo qui:
Spiega:
You are an Analyst
- Your attention to detail, confidence, sense of order, and focus on functionality combine to make you an ANALYST.
- You are very curious about how things work, delving into the mechanics behind things. Along those lines, how well something works is usually more important to you than what it looks like.
- You find beauty and wonder mainly in concrete, functional, earthly things.
- You are very aware of your own abilities, and you believe that you will find the best way of doing things. Accordingly, problems do not intimidate you, as you believe in yourself.
- You trust yourself to find solutions within the boundaries of your knowledge.
- You don't spend a lot of time imagining how things could be different—you're well-grounded in the here-and-now. It is important for you to follow a routine, and you prefer the familiar to the unknown.
If you want to be different:
- Try to embrace the imaginative, creative part of your personality more often.
- Try moving beyond the things that you find comfortable—open yourself up to a broader range of experiences.
You are Advocating
- Being social, empathic, and understanding makes you ADVOCATING.
- Some people find being around others exhausting—but not you! You are energized by spending time with friends, and you are good at meeting new people.
- One of the reasons you enjoy conversation as much as you do is that you often learn about yourself while talking things out with a friend; you realize things about your own beliefs while discussing them with others.
- You have insight into what others are thinking and feeling. This ability allows you to be happy for others, and to commiserate when something has gone wrong for them.
- You are highly compassionate, and being conscious of how things affect those close to you leaves you cautious about trusting others too hastily.
- Despite these reservations, you are open-minded when it comes to your worldview; you don't look to impose your ways on others.
- Your sensitivity towards others' plights contributes to an understanding—both intellectual and emotional—of many different perspectives.
- As someone who understands the complexities of the world around you, you are reluctant to pass judgments.
If you want to be different:
- While it's important to think about others, don't forget to take some time for yourself, and occassionally to put yourself first.
- Take some time to spend with a few close friends; although it's difficult to find people to trust, it's worth the effort.
- When you have great ideas, it can be hard to relinquish control, but it can also feel good to take the pressure off and enjoy someone else leading the way.
Bah... non capisco chi abbia detto a questi tizi che non faccio il possibile per passare il mio tempo con "a few close friends". Quando sono in Italia e non devo rendere conto del mio tempo alla famiglia, non faccio praticamente altro. Diciamo che qui sto ancora cercando di ricostruire il network e che lo sto trovando un po' più difficile che in Italia. Oddio, a rifletterci, mi sa che le due cose (il consiglio scemo e le difficoltà che ho qui) sono in relazione...
giovedì, 27 marzo 2008
L'esperta di filologia partenopea, debitamente interrogata, dice che una più rara accezione di "bucchino" è ammirativa e sta per "tipo tosto", "dritto".
Bene così, allora. Falli neri, Gi'.
mercoledì, 26 marzo 2008
...personalità integerrima, valori politici condivisibili, rispettabile. Probabilmente anche capace. Non aggressivo ma in grado di mordere per difendere le proprie idee. Con un programma. Insomma, tutto quello che vorremmo in un politico. Ma diciamolo: il candidato del PD per il mio collegio elettorale qualche lacuna ce l'ha. Anche se forse potrebbe convincere Zeus a votare.
(Scoperta a cura di Pigrazia)
E così, pare che possiamo finalmente sciogliere le riserve e raccontare della ricerca della casa. Una ricerca che ha visto Pigrazia attaccata al sito degli annunci per 18 ore al giorno e che si è protratta a lungo, con momenti di enorme frustrazione alternati a momenti di profonda frustrazione.
Riassumo le prime visite a case nella zona di Newton: la prima, una casetta in una strada deliziosa, con un po' di giardino e un parcheggio. Casa su tre livelli: pianterreno minuscolo (una cucina quasi decente e un soggiorno stile "non puoi dire che non ci sia proprio"), primo piano con due camere appena sufficienti e un bagno arrotolato attorno alla scala, terzo piano stupendo ma praticamente irraggiungibile per i mobili. Pigrazia molto tentata ma no grazie. Poi, casona enorme un po' troppo cara e soprattutto i proprietari al piano di sopra, un dentista in pensione con moglie. Tutto fa pensare che un Davide schiamazzante non sia parte del quadro di inquilini ideali che si sono dipinti. Infine, una terza agenzia che Pigrazia ribattezza "il gatto e la volpe" ci fa rivedere la prima casa, chiedendo 150 dollari al mese più della prima agenzia e dubitando che siano trattabili (i 150 al mese in meno lo erano). È in quell'occasione che sono finito per terra come una pera con Davide in braccio.
Si guardano poi un paio di posti a Waltham. Il primo, "questo soffitto viola, no, non esiste più". Insomma, dimensioni anche discrete, ma TROPPO stile bordello. Il secondo, una catapecchia fatiscente. Economica e grande, OK, ma quasi offensiva.
È il turno del greco: una casa a Roslindale che sulla carta aveva un sacco di roba. Ci apre un fanciullotto greco, piuttosto tamarro, che ci fa fare il giro. Ah, "definire piuttosto tamarro..." ok. Fitti capelli neri lungotti con coda e pomata. Basetta. Sottile pizzetto nero con baffettino disegnato. Maglietta nera. Chiodo di pelle nera (voi giòvani lo chiamate ancora "chiodo"?). Jeans. Stivale a punta. La casa: bella cucina. Giardino sommario. Due camere da letto improponibili. Via.
Altra casa a Roslindale: il supporter di Hillary Clinton. Che già non andiamo d'accordo, che Obama non sarà meglio ma Hillary è peggio. La casa è carina, la macchina del gas non mi piace molto ma è a gas. Balcone strepitoso. Spazio nel basement un po' scarso, ma bella disposizione, bella sala da pranzo, bel soggiorno, comoda mezza camera in più. Rivisitarla con Pigrazia! Ed ecco che la saggia consorte tira fuori le magagne: camere da letto minuscole, mezza camera in più troppo piccola per destinarla a studio-camera degli ospiti, eccessiva distanza col centro. Via anche questa.
Poi, stessa strada della casa del greco, gli stronzi. Casa splendida. Dimensioni enormi. Tutto a posto. Bello tutto. Prezzo ottimo. "Chi abiterebbe questa casa?" "Mia moglie, nostro figlio e io." (I due stronzi si guardano). "Quanto ha il bambino?" "Undici mesi". "La casa non è bonificata dal piombo". "Ma... non è che sia un grosso problema, possiamo vedere quanto piombo è, poi so che sono accettabili delle dichiarazioni..." "No. La casa non è bonificabile, costerebbe troppo. Poi, gli ultimi inquilini - ottime persone, tutti e due docenti a Harvard - avevano due figli che hanno demolito tutto il demolibile. Niente bambini qui. Mi spiace. Ma sicuramente fra poco troverete altro, magari qualcosa di più piccolo..." "Non stavo cercando qualcosa di più piccolo. Buonasera." E invece di denunciarli per discriminazione, come avevamo tutti gli estremi per fare, proseguiamo nella ricerca.
Sempre Roslindale, la casa del pazzoide e quella dei musicisti. La prima grossa, tutta a posto, giardino un po' sommario, cesso piccolo, aria un po' troppo ospedaliera. Non ci troviamo. La seconda, un po' troppo malmessa. Io tentatissimo, ma Pigrazia non vuole neanche vederla.
Poi, il momento più buio: il venerdì sera abbiamo gli accordi per andare, di sabato, a vedere due case, una più deliziosa dell'altra, e opzione per una terza, carissima ma stupenda. Mentre andiamo a visitare la prima delle due case deliziose, chiama il padrone della casa stupenda e dice che l'ha già data via. Arriviamo alla prima casa, stiamo già alla fase di definizione dettagli (siamo innamorati della casa), quando la tizia ci dice che non sa se se la sente di fare contratti a lungo termine (cioè più di un anno) perché intende vendere casa prima o poi. Restiamo per risentirci. Andiamo a vedere la seconda casa, appena meno carina, appena più lontana da dove volevamo stare, ma assai meno cara. Non c'è nessuno. Chiamiamo la proprietaria. "Oh, scusate, chissà a chi ho lasciato il messaggio... Mi dispiace, ho provato a chiamarvi per annullare. Si sono presi la casa ieri sera". Torniamo a casa incrociando le dita: magari ci dice bene con la prima casa. La cui padrona provvede a demolire le speranze residue con una telefonata la mattina dopo.
Siamo nella più nera depressione. Continuiamo a vedere posti di varia improponibilità. Tutti ci dicono che il periodo non è buono, che le case si iniziano a trovare a giugno eccetera. Alterniamo momenti di cuore in pace ad altri di sconforto.
Una domenica, dopo aver appena visto l'ennesima cosa inutile, stiamo perdendo tempo per le strade dei dintorni, giusto perché è presto per fare altro. Quando a un certo punto, in tutta la gloria dei suoi 30 centimetri per 20, un cartello: For Rent. Chiamiamo, senza convinzione. Il tizio arriva, ci fa vedere casa... e, sempre più, si fa strada la convinzione che ci si può davvero stare. Sì sì sì. Lo spazio c'è. Il giardino c'è. Il parcheggio d'emergenza c'è. Lo spazio in cantina c'è. Il prezzo c'è.
Insomma: a inizio maggio ci trasferiamo. Saremo a dieci minuti a piedi dal centro del paese, quindici di auto (e non cinquanta) dal mio ufficio, quindici a piedi da uno dei più bei parchi di Boston, avremo tre camere da letto, cucina, soggiorno, sala da pranzo al pianterreno di una casetta bifamiliare, il tutto a cinquanta dollari più di quelli che paghiamo ora. L'unico neo: Pigrazia, la regina delle ricerche online, deve superare lo smacco di non averla trovata su Internet.
venerdì, 21 marzo 2008
Mi ispiro liberamente a Rita per il trucchetto delle parole incastrate per segnalare che ho appena scoperto l'esistenza di un sito dedicato alle band di Boston e dintorni. Gli utenti registrati che assistono ai concerti possono pubblicare le loro impressioni e, guarda un po' che cosa hanno scritto dopo sabato scorso? Certo, due parole sull'eccezionale chitarrista potevano sprecarle, ma per ora non ci lamentiamo.
mercoledì, 19 marzo 2008
Suona il telefono. L'amico giornalista caciarone (leggere le sue parti con marcato accèndo marchisgiano)
- Sai perché ti ho chiamato?
- N-no...
- Perché devo farti gli auguri.
- A-uguri?
- Eh, lo sapevo, tu ancora non sei abituato, che per te è la prima volta. Lo sai che giorno è oggi?
- N-no?
- 19 marzo. La festa del papà
- Duh!!!
Ed ecco che quaranta e passa anni di avversione verso queste feste finte e consumistiche crollano miseramente dietro a uno stupido sorrisone compiaciuto.
lunedì, 17 marzo 2008
Il giorno dopo
Email del batterista:
everything that can be considered part of my body is in pain today..............................end of story
(tutto ciò che può essere considerato una parte del mio corpo fa male......................fine della storia)
Email del cantante:
I hear ya - I am 100% wasted. But it was a GREAT show. That place was hoping and the bartender said they havn't had a busy night like that since the opened.
(il cantante è un filo sgrammaticato, ndB)
(completamente d'accordo - sono devastato al 100%, ma è stato TOSTO. Il posto era strapieno e il barista ha detto che è stata la serata più proficua da quando hanno aperto)
Email del bassista:
You guys ROCKED! I consider it an honor to be on the same stage with each of you! We command attention, its just that simple!
(Ragazzi, siete stati una POTENZA! Considero un onore essere sullo stesso palco con ciascuno di voi. Imponiamo attenzione, non c'è altro da aggiungere!)
Email del solito precisino prolisso (indovinate chi):
I think that now we can concentrate on getting our act clean and nice sounding, for energy is definitely not an issue. Yesterday at some point it just felt like we HAD to trash it - that's what the audience demanded - and trash it we did. We can always command that pure energy, so let's work on control. Not from our performance standpoint, mind it; that was good enough (maybe I'm not too happy with mine, but this ain't news): I mean getting proper control of our equipment.
Anyway, I have one deaf ear, my right index finger's sliced in half and I am sore in places where I did not know I had places! Boy, that was worth it...
(Credo che ora possiamo concentrarci sul ripulire il tutto e farlo suonare bene, l'energia non è più un problema. Ieri a un certo punto si sentiva che dovevamo buttare tutto in caciara - era quello che il pubblico voleva - e l'abbiamo fatto. L'energia pura riusciamo sempre a evocarla, quindi lavoriamo sul controllo. Non dal punto di vista dell'esecuzione, quella andava bene (io non sono soddisfatto di me, ma non è una novità): intendo imparare ad avere il controllo della nostra attrezzatura. Comunque sono sordo da un orecchio, ho l'indice destro aperto in due e mi fa male in posti dove non sapevo di avere posti. Ragaz, ne è valsa la pena...)
Il posto dove abbiamo suonato. Aveva. LA PERONI alla spina. (Certo che non l'ho presa!)
giovedì, 13 marzo 2008
Avete presente il post di Rita in cui si fa accenno a musicisti di una certa età che fanno ancora gli sgarzoli?
Ecco, guardate questo servizio fotografico su Repubblica e ditemi se non è una delle cose più tristi che vi siano capitate questa settimana...
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