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venerdì, 29 febbraio 2008
Ne rivendico la paternità concettuale. Grafica by UnMioCarissimoAmico, che io nun so' capace.
lunedì, 25 febbraio 2008
Qui stiamo cercando casa! Il che non è una scusa per non avere tempo per scrivere, ma è un motivo per non avere granché da raccontare. Che c'è che non immaginate da soli? Prezzi sconsiderati? Ma dai... Condizioni capestro? Ma che sorpresa. Appartamenti in condizioni tali che è un insulto anche solo metterli sul mercato? Pensa che stranezza. Posti dipinti come splendidi e che invece sono in mezzo al nulla o in situazioni di degrado sociale totali? Ma quando mai. Appartamenti praticamente perfetti, che ci lasci il cuore, che però gli manca quel che fondamentale e quindi non funzica? Cosa mi dici mai...
Insomma: visto che non sono mai stato un imbrattacarte compulsivo ma che scrivo con fatica solo quando ho qualcosa che preme per uscire (il che succede raramente), in questo momento ho penuria di argomenti! Quindi, pazienza per i post nuovi. In compenso, prometto che riprenderò a rompere le scatole sui vostri blog, commentando a vanvera com'è mio costume.
lunedì, 18 febbraio 2008
La reazione al post precedente mi spinge a un po' di cose. Innanzitutto, grazie mille per l'appoggio morale. Come forse avrete capito, il post è stato una forma di esorcismo. Sapevo anche io che quel pensiero era una fesseria, ma in quel momento ti vengono mille pensieri tipo "Sì, ho avuto la migliore delle reazioni possibili date le circostanze, ma non sarei dovuto passare in quel tratto ghiacciato". Allora, scriverlo e guardarlo lì scritto è stato un modo di tirarlo fuori e ridimensionarlo (chissà se Zauberei è di umore didattico e le va di spiegare nei dettagli questo meccanismo ppisicològgico).
Secondo, credo di dovere raccontare un po' di più. Innanzitutto: eravamo andati a visitare una casa nuova. Fatti di secondaria importanza (e proprio per questo indicativi) hanno un po' incrinato la fiducia che avevamo nella nostra padrona di casa, quindi stiamo a tempo perso vedendo che cosa si trova. La casa che stavamo visitando ha un parcheggino di fronte e un po' di giardino sul retro. È stato passando per il budellino laterale per andare dall'uno all'altro che ho beccato questo inevitabile tratto ghiacciato che mi ha fatto provare il senso del sacro in tutta la sua trascendenza.
Terminato di nominare il nome di Dio invano in tredici lingue diverse e finita rapidamente la visita, ci siamo messi in macchina con Davide che ululava. Si è spaventato, ci dicevamo. Si è morso la lingua, è venuto fuori poi. Però, arrivati a casa, ha continuato per varie ore ad alternare cinque minuti tranquilli a dieci di ululati. Il che ha fatto nascere non solo il post, ma anche qualche sospetto.
Arrivati alle sette e mezzo, ora a cui abbiamo deciso di annullare un invito a cena a cui ci stavamo preparando da giorni, ho deciso di indagare con la pediatra se un bambino di quest'età a cui faccia male qualcosa quando la si tocca reagisca come farebbe un adulto (proteggendo la parte e levandola) o piuttosto non si limiti a piangere. La risposta è che sono possibili entrambi gli scenari e che una lieve distorsione può benissimo procurare dolore senza segni visibili. Come si è procurato questa distorsione? Beh, un po' come quelli che hanno un incidente di macchina da cui escono vivi si procurano la frattura delle costole con la cintura di sicurezza. Nel nostro caso, il principale imputato è la maschia stretta del papà. D'altronde o quello o mi cadeva, e credo che sarebbe stato peggio.
Due possibilità: portarlo d'urgenza a fare le lastre o provare a farlo dormire senza antidolorifici (per non falsare la situazione) e semmai portarlo il giorno dopo se ha ancora segni di sofferenza. Optiamo per la seconda ipotesi, visto che è stanco. Alle undici però riparte la sirena e i bostoniani decidono che è ora di fare un'altra esperienza americana: ER! Previa telefonata della pediatra, arriviamo al Children's Hospital. Ah, che poi no, a natale ci siamo presi il TomTom. Uno immagina, no, che gli ospedali siano elencati tutti. Il che probabilmente è vero, ma vai a capire come cavolo hanno classificato un ospedale che persino sui cartelli stradali è indicato come Children's Hospital. Insomma, come cercare Linate e scoprire che è elencato come Aeroporto F. De Pinedo... Bah
Ci riceve una signora che chiede qualcosa come 3 volte se Davide sia mai stato là. Le rispondiamo di no, credo anche che qualcosa nello sguardo dica "E speriamo che non ce lo rivediate più, brutta menagramo". Veniamo fatti accomodare in una saletta dove un'infermiera prende tutte le misure e i dati di Davide. E qui parte quello che uno non immaginerebbe essere la componente principale dell'esperienza pronto soccorso: l'attesa.
Nell'ordine, aspettiamo: che un' infermiera più esperta lo visiti e si faccia spiegare una seconda volta come sono andate le cose; che una terza infermiera ci dica che possiamo cambiare stanza mentre a radiologia si preparano; che arrivi il medico incaricato a cui spiegare i fatti; che si liberi radiologia. Nel frattempo passano altri due medici che inopinatamente rivisitano e si fanno rispiegare tutto. Davide, se potesse parlare, direbbe che il prossimo che gli tocca la caviglia lo fa impalare.
Arrivati a radiologia, Davide ha deciso che qualunque faccia non sia una delle nostre appartiene a qualcuno che gli farà del male, quindi strilla come un'aquila per fare le radiografie (ma sì, abbondiamo, facciamone una decina). Per vendetta battezza abbondantemente il ripiano del lettino radiografico. Mi chiedo sinceramente se la radiologa lo avrà ripulito o meno, secondo me lo ha solo asciugato sommariamente.
Torniamo nella nostra stanzetta, riparte l'attesa. Mi domando che cosa ci sia da aspettare: le lastre erano già visibili quando abbiamo lasciato radiologia. Evidentemente, per qualche motivo noto solo agli iniziati, l'attesa fa parte del rito. In ogni caso, arriva la dottoressina con le radiografie e dice che è tutto a posto, che non c'è bisogno di ingessare o altro e di tenerlo solo tranquillo, evitando che appoggi il piede. Siamo pronti? No, vi preparo le ricette. OK, altra attesa.
Ce ne andiamo alle tre di notte: Davide ha preso un blando antidolorifico e finalmente dorme, non si sveglia neanche quando lo mettiamo nel lettino. Lo scherzo ci è costato dieci ore di tribolazioni, una cena saltata, cento dollari di ticket e tredici di parcheggio. Pigrazia poverina non c'entra nulla ma io, devo dire, se mai ho avuto una colpa a questo punto penso di averla espiata.
domenica, 17 febbraio 2008
Scivoli sul ghiaccio. Batti il culo. Ci rideresti.
Ma hai tuo figlio in braccio. Si fa quasi nulla, ma si morde lingua e si spaventa. Da allora alterna cinque minuti di quiete inquieta a dieci di pianto. Da ormai quattro ore. E tu ti chiedi se davvero credi ancora in te stesso come padre.
venerdì, 15 febbraio 2008
Repubblica, no? Il giornale dell'intellighenzia della sinistra moderata laica e colta, no? O almeno così va dicendo, no? Quello che, quando eccepisci a Vittorio Zucconi che potrebbero mostrare un po' meno piaggeria nei confronti del Vaticano o non riportare proprio ogni minimo peto che Berlusconi emetta facendogli da grancassa, lui ti risponde piccato che il dovere di un giornale è informare, no?
Bah. Prendiamo quest'articolo, dedicato al confronto TV saltato fra Pannella e Ferrara. OK, le cose che hai riportato andavano dette tutte per completezza, concordo. Ma l'ordine dei fattori cambia, ah, se cambia. Devi proprio far concludere il botta e risposta a distanza a Ferrara? E le dichiarazioni del Vaticano sul caso di Napoli le metti a chiusa di tutto? Dovresti saperlo che l'impressione più forte dell'articolo la genera l'ultima dichiarazione che pubblichi, no? Non mi far pensare che in realtà lo sai perfettamente. Per favore.
mercoledì, 13 febbraio 2008
Ma che diavolo è successo a shinystats? Cioè, mi va a morire proprio la settimana che dovrei raggiungere i 40.000 contatti? Qualcuno ne sa qualcosa? Mersì bocù
martedì, 12 febbraio 2008
...d'amarti questa sera
La trina del tuo vestito blu
Scarico il cuore dalle pene...
...eccetera, cantava Pippo Franco in un disco del lontano 1971.
Esistono persone che riescono a espletare ovunque con nonchalance. Di solito, da piccoli sono stati negli scout o hanno comunque un approccio rapido e disinvolto al problema, di fatto molto invidiabile.
Io, dal canto mio, ho avuto esperienze extra-gabinetto di casa di ogni tipo, dal prato al foro sul pavimento del cesso a sbalzo della casa di campagna, dall'anfratto nascosto dietro una roccia direttamente in mare al vaso alla turca. E in nessun caso mi sono poi trovato a pensare "Beh, non era poi tanto male, del gabinetto di casa si può anche fare a meno".
Capito con chi avete a che fare, descriviamo ora i servizi che mediamente si trovano negli uffici americani. Per carità, sono tenuti ragionevolmente bene, eh? Non è che ti accorgi a cose fatte che devi cercare qualche biglietto da visita consunto nel portafoglio per riparare alla mancanza di carta igienica, né di norma trovi inaccettabili quantità di liquidi di origine incerta sparsi sulla tavoletta. Beh, passiamo alla descrizione, va.
La dotazione media sono due urinatoi, uno ad altezza fantino e uno grossomodo normale, e tre gabinetti di cui uno, ambitissimo, previsto per portatori di handicap, e quindi enorme e dotato di utilissimi supporti per appendere cose o sospendere persone che tentano di evitare il contatto. Gli altri non sono dissimili dai gabinetti di tutto il mondo nelle dimensioni. Ma...
Iniziamo dalla considerazione "spazzolino". Perché gli americani non lo mettono MAI a disposizione? Nei bagni di casa (ma anche negli alberghi) è più facile trovare uno sturalavandini di dimensioni industriali che uno spazzolino. Evidentemente, ha ragione Elio quando presenta "Abitudinario": agli uomini piace da matti ripulire i residui marroni col getto della pipì e gli americani, con fare tutto americano, hanno deciso di fare il possibile per incrementare quantitativamente tale piacere.
Passiamo poi alla struttura. In pratica, la camera è un grosso stanzone maiolicato. La divisione fra i gabinetti, invece di essere realizzata con dei tramezzi di mattoni, è creata con pannelli di legno. Ciascun pannello è sospeso da terra di almeno mezzo metro e arriva a un metro dal soffitto. Inoltre, i pannelli sono fissati al muro e a un'intelaiatura portante con delle graffe metalliche, che lasciano delle lacune di un mezzo centimetro all'intelaiatura e di due-tre centimetri verso il muro.
Immagino che qui abbiano pesato due considerazioni: 1, quanto ci mettiamo meno e ci costa meno allestire un bagno così; 2, se qualche coppia biricchina di impiegati si imbosca nel cesso a fare cose vastase, li si becca alla grande. Bravi, bravi. Queste sì che sono le cose importanti. O no?
Consideriamo i due ruoli. Innanzitutto, l'espletatore si trova dietro questo sommario riparo. Dalle lacune vede chiaramente fuori e immagina che, con un po' di impegno, chi sta fuori possa vedere dentro. La sua privacy è appesa al filo della discrezione altrui che, si sa, è labile. Sa inoltre che chiunque, entrando, vedrà le sue scarpe e i suoi pantaloni calati. Una persona con un certo spirito di osservazione, incontrando quelle scarpe e quei pantaloni in corridoio, sarà senz'altro in grado di associarli alla performance di rumori e fragranze a cui ha avuto modo di assistere. Insomma, credo che il gradino successivo siano i famosi cessi cinesi senza porte né pareti, dove i giapponesi si portano un ombrello per crearsi un minimo di riparo. Cagare in una situazione del genere è un esercizio che richiede una spettacolare sfacciataggine o una coordinazione orecchio-sfintere fuori dal comune: aprire delicatamente, chiudere alla percezione della prima bolla d'aria, spalancare il più possibile appena si sente che la porta esterna si chiude e nel bagno non ci sono altre presenze, cercando di completare l'operazione prima che entri qualcun altro, quindi nuova, spasmodica attesa che il bagno sia completamente vuoto prima di uscire dal gabinetto e ricomporsi, assumendo un'espressione innocente rispetto alla fragranza che s'ale per l'aere ("Cagare? Moi? Sono venuto a lavarmi le mani, io...")
Il visitatore occasionale invece è esposto a ogni sorta di offesa acustico-olfattiva. In lui si creano varie opposte tendenze: pena verso il povero disgraziato seduto sulla tazza e umiliato dalla situazione; risentimento per le suddette offese acustico-olfattive; tendenza al riso (da reprimere a fatica) in occasione di prestazioni particolarmente eccezionali; infine, se ha la ventura di servirsi dell'urinatorio più prossimo al primo gabinetto, può godere di una invidiabile panoramica sul culo dell'occupante il gabinetto stesso grazie al riflesso sulle maioliche attraverso la lacuna muro-divisorio.
Spiegatemi voi: perché tanto odio? Non dobbiamo usarlo tutti? Come fa l'architetto, anche lui essere defecante, a non rendersi conto delle pene che subirà il suo fratello? Non sa mettersi nei suoi panni e progettare un cesso di cui avrebbe piacere a servirsi lui per primo? È proprio vero: i più grandi misteri dell'esistenza si nascondono spesso nelle cose più triviali.
lunedì, 11 febbraio 2008
"Non scrivi da fine gennaio"...
Avete ragione, non c'è che dire. Però:
- Davide sta bene, niente miracolosi exploit, niente drammi o emozioni troppo forti
- Pigrazia sta bene, lavoricchia quando può e segue Davide il resto del tempo
- Io sto bene, lavoro normalmente (cioè abbastanza), ho le mie solite due ore di macchina fra andare e tornare e non faccio chissà che quando non lavoro
- Non abbiamo cucinato niente di memorabile
- Il tempo non è abbastanza bello ne fa abbastanza schifo da parlarne
- Sulla politica americana sono confuso, come tutti
- Sulla politica italiana mi sono già espresso
- L'inculata dell'anno (i Patriots che perdono l'unica partita che dovevano davvero vincere e si fanno fregare come dei polli) mi è perfettamente indolore visto che non seguo il football, né ho visto casi di suicidio in massa
- Il gruppo per ora si limita a provare
Insomma, c'è penuria di argomenti. Non mi sembrava giusto che il primo post dopo quasi due settimane fosse dedicato ai cessi dell'ufficio. Quindi, non mi resta che pubblicare questa excusatio non petita e prepararmi a scrivere di cessi. Omaggi a tutti.
(PS: e poi era molto più divertente demolire casa di Katika)
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