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mercoledì, 26 dicembre 2007
Dunque, vediamo: oggi a pranzo (il 25, ndr) abbiamo l'accuratissimo barbiere, al quale avevo promesso da agosto scorso che lo avrei invitato a mangiare la pasta fatta in casa prima o poi. Essendo a questo punto ormai ben oltre il "poi", e dato che lui aveva annunciato che il giorno di Natale avrebbe solo dormito tutta la giornata, sabato scorso abbiamo mollato lì l'invito e lui non ha opposto troppa resistenza.
E quindi oggi si fa la pasta fatta in casa, OK. La ricetta la sappiamo, però è il caso di far partire il ragù alla bolognese, che meno di tre ore non lo posso tenere su. Come lo facciamo stavolta? La roba è già pronta, abbiamo due salsicce, mezzo chilo di macinato di vitello e mezzo di macinato di manzo non troppo magro. Poi gli odori, serve una quantità industriale di cipolle, carote e sedano tritati. La quantità deve essere pari alle carni. Cazzo, mi lacrimano gli occhi anche a farle col robot, queste maledette cipolle.
Che grasso metto su? Burro? Nah... Olio? Boh, mi sa che oggi si fa la variante ignorante: metà olio e metà lardo salato tritato fine... OK, tutto fuso. Dentro il manzo... Che bella, la pentola di ghisa smaltata! Possibile che dovevo venire fino qui per prendermene una? Certo che cinque chili di pentola, cavolo... Però vale la pena, 'ste cose a cottura lunga diventano tutta un'altra cosa.
Basta divagazioni, dentro il vitello e la salsiccia. Abbruniamo un po' e dentro le verdure. Giro di sale e pepe rotto. Schizzo di vino. Merda! La conserva di pomodoro, i due-cucchiai-due per tingere tutto di rosso... E come faccio? Pelati no, non mi va di sprecare una scatola... Pomodori freschi, va. Non c'entra una mazza, ma tanto lui mica è bolognese...
OK, i pomodori si sono sfatti, tolte le bucce, messe due foglie di alloro strappate in due, oggi niente chiodi di garofano che chissà se gli piacciono... la salvia nuncellò e il rosmarino ancora mi serve come albero di Natale... Acqua a filo, abbassiamo la fiamma e copriamo. Finalmente. Avviato, ora tocca solo aspettare.
A questo punto, posso fare la benedetta pasta. La farina è qui, la macchinetta, le uova...
CAZZO!!!!
LE UOVA!!!
(l'appassionante storia finisce che i nostri eroi avevano un pacco di pappardelle Garofalo in dispensa, se no la figura di merda era completa)
lunedì, 24 dicembre 2007
E quindi ecco che i Bostoniani tutti si preparano a fare gli auguri a tutti quelli che passano di qui, molti dei quali sono stati così gentili da averceli già fatti.
Rifacendoci quindi alla tradizione laica (forse "non cristiana" più che "laica"... vabbè) vi lasciamo un albero addobbato, simbolo della festività

Come, "È piccolo"? Vabbè, mica potevamo metterci in casa un alberone, abbiamo il soffitto a neanche due metri... Come, "Le lucine avanzano?" Beh, certo che avanzano. A un certo punto l'albero è finito, mica potevo dargli altri due giri... Come, "È un rosmarino?" Sì, certo che è un rosmarino, e allora? Così magari non mi muore alla fine delle feste e, anche se lo fa, posso riciclarlo per cucinare. Certo che non vi va mai bene niente, eh? 
Felice Natale da Bostoniano, Pigrazia e Davide!
giovedì, 20 dicembre 2007
Davide ha una passione.
Potente.
Incontrollabile.
Sofferta.
Davide si eccita, mugola e balla come un orango, ride sguaiatamente quando Pigrazia evoca su Youtube la registrazione della versione originale di "Volevo un gatto nero".
Intendiamoci, apprezza anche altre canzoni dello Zecchino d'oro; ma quella faccetta da schiaffi che canta quel capolavoro di perfidia sbagliando le parole in un paio di punti e recuperando cantando con ancora più convinta cattiveria ha fatto breccia nel cuore di pietra di quest'uomo in erba.
Ma un brutto giorno, per la precisione stamattina, Repubblica intitola così:
Per l'articolo, fate pure clic sul titolone e finirete sulla pagina originale con tanto di foto in bianco e nero di Vincenza Pastorelli, ex reginetta dello Zecchino d'oro decaduta a maitresse.
Ma Davide ha detto che la ama lo stesso. Che uomo...
Quando, qualche post fa, ho detto che l'acconciatura di Davide pareva quella del bimbo sulla copertina di Rispetto, magari qualcuno avrà pensato che la stessi sparando un po' grossa. Beh, per fortuna esiste prova iconografica! Ecco a voi Davide "Oh-yeah" Bostoniano
 (No, non ho idea di come siano usciti così. No, niente gommina. No, non ha neanche preso la scossa)
mercoledì, 19 dicembre 2007
Continuo a scrivere questa parola così. Una forma inconscia di autocensura?
18 dicembre, mattina. Cucina dei bostoniani. Bostoniano ha finito di sorbire il caffelatte e si sta alzando, Pigrazia è ancora seduta a tavola, il bosto-nano è nella sua seggiolina a sbalzo. Acconciatura del nano: copertina di "Rispetto", disco di Zucchero di quando era ancora un perfetto sconosciuto. Nel silenzio, Davide dice "oié". Ma non "oié" così, lo devo descrivere per bene. Le vocali innanzitutto lunghe: "oooo-iéééé". E poi: "oooo" è un fa naturale. "Iéééé" è un re. Chi sappia uno zero virgola cinque di musica e di blues avrà riconosciuto un plausibilissimo finale di un blues in re.
19 dicembre, ora di pranzo (poco fa). Pigrazia: "Davide?" Davide dal box "Eeeeeh".
19 dicembre, ora di pranzo (qualche minuto dopo poco fa). Pigrazia: "Davide?" Davide dal box "Chìè".
Va bene, torniamo sulla terra. Non mettiamoci subito in testa che lo abbiano visitato gli extraterrestri qualche notte fa.
giovedì, 13 dicembre 2007
...una giornata nevosa? Tutto inizia con un annuncio telefonico del municipio (alle sette meno cinque, maledetti) che la giornata è stata dichiarata "snow emergency": niente macchine parcheggiate dal lato pari della strada, se no multe e carro attrezzi. Le previsioni del tempo parlano di neve tutto il pomeriggio. Segue email di Bostoniano al capo: "Lavoro da casa. Non mi va di cacciarmi nel traffico tre ore al ritorno". Il capo acconsente.
Ed ecco che si rimane qui, si cazzeggia, si lavora, si leggono e scrivono post, si scatta qualche foto... Speaking of which:
Davide pensoso con neve fuori dalla finestra

Pigrazia si scorda di svuotare i vestiti prima di metterli nel cestino del bucato

La Bostonian-mobile è stata parcheggiata lì tutto il giorno
 (è quella dietro, con i tergicristalli in erezione)
No, se no poi dite che esagero...
Pigrazia: "Aaaah, indovina?"
Bostoniano: "Ha fatto la cacca?"
Pigrazia: "Sul termometro!"
Pigrazia (dalla camera da letto): "Ma insomma, ti pare che mentre io sono qui a cambiargli il pannolino e mi distraggo a pulire la sua cacca, questo prende un tovagliolino dal contenitore e se lo caccia in bocca?"
mercoledì, 12 dicembre 2007
Come avrete visto in molti, Daniele Luttazzi è stato messo alla gogna sulla prima pagina di Repubblica e del portale di Libero perché proprio la battuta per cui è stato bloccato il suo programma su La 7 è stata riciclata quasi verbatim da uno standup comedian americano.
Bene arrivati, ragazzi! Non è una novità che Luttazzi tragga ispirazioni più o meno dirette da oltreoceano. Un paio di anni fa, dopo aver letto un paio di libri di George Carlin e aver ravvisato un mood estremamente simile, gli ho mandato un'email a cui ha risposto. Ha riconosciuto delle similarità con Carlin, il quale a sua volta ha debiti non proprio trascurabili con Lenny Bruce (altro autore che a Luttazzi piace molto), ma puntualizzato delle differenze e segnalato altri comici USA a cui lui si ispira.
Lo stesso anno, compro l'ultimo libro di George Carlin e trovo una battuta contenente questa frase: "If lobsters looked like puppies, people could never drop them in boiling water while they're still alive. But instead, they look like science fiction monsters, so it's OK." Pochi mesi dopo, compro un DVD di Luttazzi appena uscito con allegato librettino. Nel librettino, alcune note improbabili di viaggio in varie località. Una pagina è dedicata al Maine, e leggo più o meno: "Se le aragoste somigliassero a cuccioli, la gente non avrebbe cuore di gettarle vive nell'acqua bollente, ma siccome sembrano mostri usciti da un film di fantascienza va bene." Non è la citazione diretta dal libro di Luttazzi, ma posso assicurarvi che l'aderenza al testo inglese era altrettanto accurata.
Qualche tempo dopo, incappo in un'altra. Sarete tutti al corrente di questo pezzo di cui pubblico qualche stralcio, anni fa girava per email:
Certi figuri venuti a galla in questa Seconda repubblica non dovranno essere dimenticati, quando tutto sarà finito. […] Il modo più semplice ed efficace per ricordarli, secondo me, sarà quello di associare il loro nome a un atto sessuale. Un atto sessuale che non abbia già un nome preciso, come il pompino o il 69. Meglio qualcosa di bizzarro, così ce li ricordiamo meglio. Per esempio: [...] la miscela schiumosa di gelatina e materia fecale che sporca le lenzuola dopo il sesso anale = un giulianone, in onore di Giuliano Ferrara.
Tempo fa, stavo parlando con un mio amico di un tale Dan Savage, un corrosivo columnist gay (e attivista) che scrive di sesso e rapporti di coppia su varie riviste e che da un paio d'anni è diventato una delle mie letture settimanali fisse. Stavamo commentando alcune delle sue fenomenali trovate, e il mio amico mi racconta che una volta Savage aveva proposto di usare il nome di un politico omofobo come rivoltante cosa a sfondo sessuale, ottenendo uno spettacolare successo. Indago più a fondo, scopro che effettivamente Savage aveva indetto un concorso fra i suoi lettori per appiccicare una definizione infamante al nome di questo tale Rick Sanctorum, che è stato un bigottissimo senatore della Pennsylvania finché, in parte anche grazie alle ripetute campagne di Savage stesso, non è stato trombato alle ultime elezioni. Ecco la definizione che ha vinto il concorso e che è rimasta appiccicata al nome di Sanctorum da allora in avanti:
That frothy mixture of lube and fecal matter that is sometimes the by-product of anal sex
Traduco per i non anglofoni: la miscela schiumosa di gel lubrificante e materia fecale che è talvolta il sottoprodotto del sesso anale.
Da allora, mi sono spesso trovato a dirmi con enorme dispiacere che Luttazzi mi aveva proprio deluso. Ma però.
Ma però, poi mi sono fatto un po' di considerazioni. Innanzitutto: lo fa soltanto lui? Io posso quasi considerarmi un cultore di Luttazzi, l'ho seguito parecchio e ho letto molti suoi libri. Molte delle sue battute sono ormai incise nella mia memoria e, se le vedo altrove, le riconosco impietosamente. Non sono però in grado di fare una cosa del genere con nessun altro comico. Ma se conoscere altri settori artistici serve a qualcosa, posso dire che Luttazzi magari dovrebbe riciclare in maniera più furba, ma il riciclaggio nell'arte fa girare il mondo. Come ricorda Luttazzi stesso, il comico americano da cui è tratta la battuta-pietra dello scandalo si era a sua volta ispirato a Rabelais.
Andiamo oltre: Luttazzi ha un po' di grossi difetti. È molto critico con se stesso ma, che lo ammetta o no, ha l'aria di sentirsi una spanna sopra il resto del mondo e spesso lo da anche a vedere (il fatto che per molte cose SIA una spanna sopra il resto del mondo non lo giustifica). Per questo, è il suo critico più impietoso ma non accetta facilmente critiche dall'esterno (non lo conosco e non posso quindi definirlo permaloso, ma non ne sarei sorpreso). Non sempre è divertente, contrariamente a quello che pensa (di nuovo, la battuta-pietra dello scandalo non era questa cosa imperdibile). E, come abbiamo visto, non è sempre originale.
Però è bravo: vederlo sul palco è fantastico. Però è davvero intelligente: il suo cervello trattiene e analizza più informazioni e più velocemente della maggior parte delle persone. Però è preparatissimo: che sia per fare satira, che sia per fare un contenzioso, è documentatissimo su tutto quello che è il retroscena del dibattere, cita fatti, date, nomi, persone, cose con competenza e precisione, cosa che spesso il suo avversario non fa, accontentandosi di urlare più forte le sue accuse. Però è intellettualmente onesto: ha rifiutato di lavorare per Ferrara; ha lasciato situazioni in cui avrebbe dovuto compromettersi; ha chiuso il suo blog ai commenti quando ha percepito una deriva del medesimo in senso Beppe Grillo (ho visto che li ha appena riaperti, a proposito); e non rinuncia a quelle battute che persino gente come me trova non divertenti e fini a se stesse in nome della propria libertà di farle. Però (finale) non ne lascia passare una a nessuno, costringendo la gente a pensare e tenendo i politici sulla corda (per davvero).
Insomma, di Luttazzi ne abbiamo bisogno. Il package è quello che avete visto, ma visto che non si possono ottenere i vantaggi senza gli svantaggi, secondo me è enormemente meglio Luttazzi così com'è che niente Luttazzi. E allora sia.
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