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sabato, 29 settembre 2007
...ovvero, da zero a padre e zio nell'arco di cinque mesi. Complimenti, fratello, è venuta bene anche questa qui!
Ma... cambiando un po' la terminologia del racconto del gallonato americano, diciamo dandole uno stile tipo ottant'anni fa... Una cosa tipo:
"I nostri potenti aeromobili hanno nella battaglia un effetto duplice: non solo possono colpire con la forza di un maglio ogni centro nevralgico del paese e sgretolarne le strutture che sono il cuore pulsante della difesa nemica, ma possono altresì, mercé il solo rombo dei poderosi propulsori, provocare nel cuore e nell'anima del nemico un senso di terrore che entra nelle viscere, impallidisce i volti e fa tremare le membra; una coscienza che i cieli d'Abissinia sono sotto il controllo della regia aviazione e che gl'italici aviatori possono colpire con chirurgica precisione ovunque quale fulmine a ciel sereno..."
E così via... non ricorda qualcosa?
Oggi stavo sentendo la radio, una stazione pubblica dove trasmettono soprattutto notizie e commenti. Come immagino ormai vi aspetterete da me, si tratta di una stazione di orientamento democratico con un occhio di simpatia per l'ala liberal e svariati occhi di antipatia per l'attuale leadership del paese. Nonostante l'ira d'iddio che sta succedendo in Birmania (o Myanmar che voi preferiate), un aggiornamento sull'Iraq non manca mai. Ed ecco che mi tocca sentire, con grande soddisfazione dello speaker, un esempio di quella che l'esercito, ho appurato, definisce "diplomazia da nave ammiraglia".
Il gallonato intervistato racconta: "Nel gergo militare, distinguiamo due forme di azione. La forma che definiamo 'cinetica' in pratica è quella che produce dei danni fisici. Supponete di avere un aereo, la sua azione è cinetica se colpisce un bersaglio. Abbiamo poi l'azione non cinetica: sempre supponendo di avere un aereo, l'azione non cinetica è quando questo si limita a fare passaggi a bassa quota. Il rombo dei motori è tanto forte che chi è a terra lo sente nelle viscere, e non può quindi evitare di ricordarsi che i cieli dell'Iraq sono sotto il controllo dell'aviazione degli Stati Uniti, i cui aerei possono colpire qualunque bersagli all'interno del paese in dieci minuti al massimo.
Ad esempio, qualche tempo fa dovevamo trattare con uno sceicco che controlla una certa provincia. Sapevamo che non era particolarmente amichevole e che aveva bisogno di una leggera spintarella, per così dire. Abbiamo quindi tenuto un caccia a sorvolare i dintorni, pronto a passare a bassa quota al nostro segnale se ce ne fosse stato bisogno. E ce n'è stato bisogno, e lo sceicco si è convinto".
OK, è facile starmene qui, nella quiete del mio studio a nove fusi orari da tutto questo, senza aerei che passano a bassa quota... no, questo no, sono vicino all'aeroporto e gli aerei sulla testa mi ci passano. Diciamo senza aerei da guerra che mi passano a bassa quota sopra casa e fare queste considerazioni, ma a me questi sembrano una massa di inguaribili gigioni, quando dicono 'ste cose. Mi chiedo se ci credano veramente... e temo di sì.
giovedì, 27 settembre 2007
Scena: esterno del B-Side Lounge. Che è uno dei miei locali preferiti. Non è un posto scìc, ma è il posto più snob di tutta Boston/Cambridge/Somerville e dintorni. Decor anni 50, ma di serie B (appunto). Padrone con capelli a tema. Cameriere e barman alternano stile mod/goth/rockabilly, in ogni caso hanno tutti da un timido tatuaggetto a stratosferici affreschi, spesso affiancati da piercing in posti di varia improbabilità e capelli nero pece, anche se le sopracciglia sono di un castanastro senz'arte né parte. Si serve birra, vino, cocktail, qualche piatto caldo da luncheonette. E, sorpresa delle sorprese: TUTTO, dai cocktail alle patate fritte (rigorosamente non surgelate) è fatto nel migliore dei modi possibili e con le materie prime migliori. A differenza di tutti i locali nei dintorni (e di gran parte degli Stati Uniti), la cucina è aperta fino a mezzanotte e oltre. Insomma: un posto con più livelli di interpretazione, adatto a un segaiolo mentale che desideri fare il giovane a tutti i costi come il sinceramente vostro (anche la sua degnissima consorte non disdegna).
Torniamo alla nostra scena. Fuori dal locale si trovano: un buttafuori enorme, con un arazzo rinascimentale a coprire la parte visibile delle braccia. Il barista, un buontempone dalla faccia suina che Bostoniano conosce ormai da tre anni, anche lui di grosso cabotaggio, anche lui decorato in ogni centimetro quadrato visibile delle braccia e sicuramente oltre. Questo simpatico soggetto, facitore di Cocktail di grandissimo spessore nonché mentore personale di Bostoniano in materia di bourbon di qualità, risponde al nome di Dave.
"Oh, ciao, non ti si vede da una vita!!! Ogni tanto ti vedo passare..." "Beh, sì, non abito più vicinissimo. Per venire qui devo prendere la macchina e tu sai come state messi coi parcheggi qui, se uno non ha il permesso per Cambridge..."
Seguono i soliti dieci minuti di convenevoli, in cui Bostoniano informa Dave della infausta situazione in cui versa la famigliola dei transfughi, ottenendo una poco utile ma non per questo meno apprezzata solidarietà. A questo punto, saputo ch'egli ebbe della nascita del Bosto-nano e richiesto di portarlo al locale una volta o l'altra, il barman spara le due domande di prammatica:
"Ma è un bambino o una bambina?" ("baby" è asessuato, quindi non lo esprime esplicitamente)
"Bambino"
"Ah, e lo avete chiamato?"
"Davide, che in italiano significa..." (pausa, durante la quale entrambi hanno un momento di illuminazione, quindi in coro)"
"DAVID!!!"
Seguono complimenti e una stretta di mano molto soddisfatta da parte del barman. Se lo portiamo per davvero al locale, finisce che si fa uno zio acquisito che lo inizia ai tatuaggi...
martedì, 25 settembre 2007
Il mio amico Jay ha un blog in cui disserta esclusivamente di cibo e ricette. Il titolo di uno dei suoi ultimi post si può più o meno tradurre 5 cose che mi imbarazza ammettere che mangiavo spesso. Chiaro il concetto, no? Una variante sul tema del solito giochino "5 cose che non sapete di me". Alla fine del post, butta lì come per caso "Ehi, potremmo stare lanciando un nuovo meme da blog!"
Ed è verissimo, l'idea è carina. Ci pensi? Confessare tutte le porcherie che mangiavi da piccolo... Sissì, lo faccio pure io. Che porcherie mangiavo?
Mumble mumble...
Uhm... Porca miseria, io da piccolo fra l'altro praticamente non mangiavo...
Ah, sì: sale e aceto, a pacchi su tutto. Amavo pane e sale. Amavo il sale grosso da solo. Amavo l'aceto bevuto a canna dall'apposita ampollina. La mia merenda preferita era pane, sale e aceto (con poco o niente olio, per carità). Una volta sono arrivato alla perversione di pestare il sale grosso per fare pane sale e aceto perché così era più salato, tipo come veniva col sale fino ma umido che trovavo sempre in campagna in Toscana...
E uno. Poi...
Poi...
Ah, i formaggini. Ecco, quelli devono essere una bella porcheria malsana, con quel buon sapore finto...
Che più?
Surgelati? Tipo i doratini di manzo con formaggio o i sofficini al formaggio Findus? Sì, possono anche passare. Specialmente i primi, sembrano belli hardcore
Oddio... sto finendo le idee...
Potrei mettere i sottaceti, specialmente cetriolini e cipolline? Non lo so, forse contano in effetti come il sale e l'aceto. Però mi mancano gli argomenti... Vabbè, passino i sottaceti, i sottoli (carciofini, funghetti) e tutti gli altri "sotto", anche perché mi consente di confessare la colpevole goduria che provavo nel bere l'acqua della salamoia delle olive, quando avevo sparecchiato il vasetto.
Mi manca una porcheria...
Dalle nebbie del passato emergono delle strane patatine in scatola. Non so che cosa fossero, erano vendute in barattoli blu e sembravano quadratini sottili di plastica di un giallo malsano. Una volta fritte, erano molto simili alle Cipster - se possibile, mordevano la lingua ancora di più. Oh, dimenticavo, le Cipster non mordono più la lingua, ma le prime uscite sul mercato lo facevano: dovevi appoggiare una Cipster sulla lingua, lasciare che la saliva ne sciogliesse il primo strato e iniziavano i morsi, mai capito a che dovuti.
Tutto qua, temo... La Nutella non mi è mai piaciuta molto (non è abbastanza acida, per uno che tracannava l'aceto dalla bottiglia) e le cose che ho mangiato in Inghilterra, tipo spaghetti o ravioli in scatola, non valgono perché non mi piacevano.
Niente da fare: un italiano con un passato da bambino inappetente cresciuto nei Settanta non potrà mai competere con un americano, a livello di junk food.
lunedì, 24 settembre 2007
...emozionante in cui si comincia a parlare per davvero di un concerto a relativamente breve che pare si stia concretizzando e si inizia allora a pensare alle canzoni da presentare e in che ordine, il che fa nuovamente prendere atto del fatto che sta succedendo davvero. E, devo dire, fa un certo effetto vedere una scaletta così:
Set 1:
Substitute
Can't Explain
I Can See for Miles
Happy Jack
Pictures of Lily
Behind Blue Eyes
Seeker
I'm One
Pinball Wizard
Bargain
I'm Free
Baba O' Reilly
My Generation
Set 2:
The Real Me
Anyway, Anyhow, Anywhere
Kids Are All Right
5:15
Sea and Sand
Punk Meets the Godfather
Bell Boy
Love Aint for Keeping
Squeeze Box
You Better You Better You Bet
Won't Get Fooled Again
We're not gonna take it
martedì, 18 settembre 2007
... sulla vita, l'universo e tutto quanto. Nel post precedente, una mia frase evidentemente poco approfondita o mal detta mi ha fatto fare, con chi non mi conosce abbastanza da intuire che cosa potesse davvero significare, la figura di uno che si sente un gran genio e minimizza i meriti altrui. Non è esattamente quello che volevo dire.
In realtà, con quella frase mi stavo riferendo a quel momento in cui si prende dolorosamente atto del fatto che le scorciatoie sono finite e che, se si vuole andare oltre, ora tocca fatica'. È una cosa che non ha solo a che fare con la musica, ma con qualunque intrapresa l'ingegno umano si prefigga (bella eh? Me la rileggerò varie volte nell'arco dei prossimi giorni).
Tornando alla musica, perché le definizioni so' tanto belle ma senza esempi è difficile che siano comprensibili: quando si inizia a suonare qualcosa, esiste una vera fase di apprendimento, durante la quale intere aree del sapere musicale sono terra ignota. Poi, d'improvviso, una piccola intuizione getta luce su una di queste aree sconosciute e il musicista in fieri fa un salto quantico solo per averne scoperto l'esistenza.
Un brutto giorno, questa fase finisce: qualunque cosa nuova si incontri non è ormai più una terra vergine, è solo una zona poco frequentata, un quartiere periferico del proprio sapere. Il modo di trasformarla in nozione posseduta? Solo lo studio: tanto, tanto, tanto studio, tedioso e ripetuto.
Ed è qui che casca l'asino, cioè io. Nel momento in cui dico che "quello che fa la differenza fra me e un sacco degli insegnanti dei seminari che ho seguito sono fondamentalmente milioni di ore di pratica", non sto dicendo che "basta che io faccia milioni di ore di pratica e li riprendo, QUINDI valgo quanto loro". Sto dolorosamente ammettendo che io non ne sono stato capace. Che persone con il mio stesso talento o magari anche meno hanno però avuto qualcosa che io non ho e non avrò mai: costanza, volontà, disciplina. È un qualcosa che hanno tirato fuori da se stessi, che nessuno ha potuto dargli e che gli è costato fatica e sacrificio, e che per me ha abbastanza ovviamente costituito un ostacolo non superabile.
Insomma, non me la stavo tirando. Anzi, semmai mi stavo dando dello stronzo.
lunedì, 17 settembre 2007
... il post sulla fiera delle chitarre, ve lo prometto. Il tempo di trovare un %&/(& di cavetto compatibile con la mia digitale, visto che quello d'ordinanza è in un posto troppo furbo per me. Per ora vi dirò solo: ho visto delle chitarre da mutuo immobiliare e ho scoperto che quello che fa la differenza fra me e un sacco degli insegnanti dei seminari che ho seguito sono fondamentalmente milioni di ore di pratica, il che allo stesso tempo mi riempie di orgoglio e mi scoccia assai.
Questo post solo per poter fare altri post in mezzo senza che quello sulle chitarre poi sembri uscito dal nulla.
Omaggi sentiti.
sabato, 15 settembre 2007
Oggi e domani me ne vado qui:
http://www.premierguitarfestivals.com/Show/Boston/Default.aspx
Che mica siamo nati per soffrire
giovedì, 13 settembre 2007
Oggi sono giù. Per spiegare perché, ho bisogno di ripercorrere le tappe che hanno portato me qua e il resto della famiglia là, cosa che avevo preferito tenere per me fino a che non è arrivata la botta finale.
Partiamo dalla situazione matrimonial-immigratoria dei bostoniani a inizio luglio. Il bosto-nano sta meglio di tutti, lui è cittadino di entrambi i paesi e fa quello che gli pare.
Bostoniano è in possesso di un visto L-1 (si dà ai dipendenti della sede estera di un'azienda americana che vengono trasferiti presso la sede per imprescindibili motivi legati al business) (ma sì, fatemela dire così) (anzi, alla milanese: al bìììsnes). Sta richiedendo la fatidica Green Card, con cui potrà fermarsi a piacere e, se gli va, anche cercare un altro lavoro. Sa che dovrà far partire alcuni documenti al più presto e ha scoperto con rassegnazione che, a partire dal 1 agosto, le tariffe saranno triplicate (leggi: 3.500 dollari invece di 1.200). È in possesso di tutti i documenti necessari a impalmare Bostoniana tranne la copia integrale del suo atto di nascita.
Bostoniana ha un visto J-1 (training) che sta per scadere, dopo il quale la sua unica possibilità di ottenere un visto in tempi ragionevolmente rapidi è essere moglie (non partner, proprio moglie) di Bostoniano. I suoi documenti non sono affatto a posto perché, nonostante l'udienza di divorzio si sia tenuta il 30 marzo, non sono ancora state fatte le dovute trascrizioni.
I bostoniani partono felicemente per Roma, convinti di ottenere i documenti entro la prima settimana di permanenza, far partire le pubblicazioni al consolato di Boston dalla seconda e sposarsi in fretta e furia durante la quarta. Con un po' di culo, ripartono assieme. Se va male, Bostoniana ritarda di una settimanella.
Prima doccia fredda: Bostoniano si presenta all'anagrafe e un impiegato che riassume in sé un secolo di stereotipi dell'impiegato statale dice che, per disposizioni ferree, la copia integrale dell'atto di nascita viene rilasciata non prima del 40° giorno dalla richiesta. Bostoniano quasi sviene, fa partire la richiesta e subito si attacca al telefono, cercando un pio piede che gli appoggi il necessario calcio in culo.
Nel frattempo, i Bostoniani si trasferiscono a Napoli e iniziano a interessarsi della situazione di Bostoniana. Si dica di Napoli quello che si vuole ma, sebbene ci voglia più tempo dello sperato, una serie di persone che contraddicono sonoramente un secolo di stereotipi sugli impiegati statali si prendono carico di un pezzo ciascuno e fanno muovere rapidamente le notifiche e le annotazioni dell'avvenuto divorzio. In dieci giorni scarsi, Bostoniana può andare da un impiegato del comune di Secondigliano che, nonostante riassuma in sé eccetera (la frase storica: "Il passaporto come documento di identità? BBah..."), rilascia A VISTA l'atto di nascita completo di annotazioni di divorzio (chissà perché a Roma ci vogliono 40 giorni, eh?)
A questo punto, siamo praticamente a fine luglio. Il pianino è andato a monte. Bostoniano ottiene la sospirata pedata e l'atto di nascita arriva in 20 giorni invece che in 40, ma riparte lo stesso da solo. Si precipita in consolato a fare le pubblicazioni. In teoria, fra 3 settimane può prendere il primo aereo e tornare a sposarsi. In teoria.
Perché in pratica, l'ufficio legale della sua azienda gli fa trovare un'email che dice pressappoco: "URGENTISSIMO: aumento delle tariffe rimandato, dobbiamo mandare la richiesta per la tua carta verde ENTRO IL 17 AGOSTO". All'idea di risparmiare 2.000 dollari e dispari, Bostoniano corre anche all'ufficio legale (letteralmente, beccandosi una multa della madonna) e fa partire il tutto. Il procuratore legale gli ricorda: "Ora non puoi lasciare gli USA fino a che non arriva la notifica che la domanda è stata ricevuta dall'ufficio immigrazione." "Ah, sì, ricordo: sono circa 3 settimane, vero?" "Non è proprio così: normalmente erano 3 settimane, adesso sarei sorpresa se fossero meno di 6/8"
La notizia viene digerita malamente da entrambi i bostoniani, porta anche a momenti di tensione abbastanza pesanti. Tuttavia, non c'è niente da fare tranne che avere pazienza fino a, diciamo, la terza settimana di settembre.
Oggi ho scritto all'ufficio legale, chiedendo notizie. Mi hanno detto che stanno ricevendo risposta alle domande inviate a fine giugno/inizio luglio. Due rapidi calcoli mi dicono che la mia, se le cose non peggiorano, verrà evasa fra un mese. Fino ad allora niente matrimonio, niente viaggio, non ci si vede se non per webcam.
Sto una merda, Bostoniana anche. Meno male che Davide non se ne rende conto.
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