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sabato, 30 giugno 2007
Aggiornamento su Davide, richiesto in pubblico e in privato da uno sparuto ma incrollabile drappello di affettuosamente curiosi.
Davide è cresciuto esponenzialmente: il raddoppio del peso alla nascita è previsto in media per i 5 mesi, lui lo ha già fatto a due e mezzo.
Davide è bravo: se non ha problemi è felice, quando dorme va avanti volentieri, se lagna lo fa per qualcosa.
Davide è bellissimo: ha messo su degli occhi enormi, di norma blu, a volte grigi, una sottile peluria biondo-rossastra, la testa quasi perfetta (sta sempre girato a destra, quindi gli si sta un po' appiattendo da quel lato), le orecchie attaccate alla testa che più attaccate non si può, le ciccette giuste, sembra il neonato delle pubblicità.
Davide è piacione: sta imparando a fare delle moine irresistibili, sorrisoni convinti, discorsi a base di urletti e singulti eccetera.
Davide non va di corpo. Tutto andava regolare come un orologio svizzero fino a un mese e mezzo fa. Poi, di colpo, cinque giorni senza, con notevoli pianti negli ultimi due. Supposta di glicerina e via. Risolto? No. Ripetuta la storia altre due volte. La seconda lo abbiamo portato d'urgenza dal pediatra perché, visto che per telefono ci avevano detto "Le supposte di glicerina è meglio di no", volevamo sapere che alternativa avessimo. E l'alternativa suggerita è uno sciroppo di mais usato in pasticceria: "Un cucchiaino nel latte". La prima volta si è rivelato efficacissimo, la seconda pure, ora sono tre giorni che, a dosi raddoppiate, non funziona più manco quello. Davide un po' sopporta, un po' no. Preferibilmente, sopporta di giorno e la notte no. Quando il gioco si fa duro non sopporta per ore di fila, il che è straziante.
In tutto questo, notare due cose: primo, è dall'inizio di questa manfrina che non va di corpo senza stimoli esterni, che sia lo sciroppo o la glicerina. Secondo, nonostante abbiamo detto alla pediatra che sì, lo sappiamo che per i bambini allattati al seno può essere normale farla anche una volta a settimana purché stiano bene e siano contenti, non riusciamo a farle capire che lui non sta evidentemente bene e di sicuro non è contento. Soprattutto, non riusciamo a portarla dallo stadio in cui ci raccomanda qualche sintomatico a quello in cui si chiede per davvero che cosa possa impedire che il fatidico evento si compia per vie naturali.
Visto che di mamme esperte che passano di qua ce n'è un certo numero, approfitto della vostra esperienza e cortesia e vi chiedo: che può essere? Che fare (al di là del cambiare pediatra)? Dove cercare qualche informazione? Un grazie sentitissimo da tutta la mandria.
sabato, 16 giugno 2007
Consolato italiano, ufficio anagrafe. I Bostoniani stanno registrando il Bosto-nano e sono lì con un sacco di fretta e di scartoffie.
Impiegato: "Ah! Ma qui c'è un problema..."
Bostoniano: "Che problema?"
Impiegato: "Sull'apostilla. Hanno certificato la firma del notaio che ha registrato la sua accettazione di paternità, non quella del certificatore dell'autenticità del certificato. Mi spiace, dovete andare a farvelo correggere, così non va bene..."
(Si rimette a scribacchiare la traduzione standard del certificato. La passa ai Bostoniani)
Impiegato: "Mi controllate che sia tutto a posto?"
Bostoniano: "Ah, ma qui c'è un problema..."
Impiegato: "Che problema?"
Bostoniano: "L'inglese qui dice questo, questo e quest'altro. La traduzione su questo documento è letterale parola per parola e dice che si può fare solo una certa cosa per un certo scopo, mentre l'inglese significa in realtà che si può fare una certa cosa solo per un certo scopo. Sono due concetti piuttosto diversi"
L'impiegato lascia che Bostoniano corregga e ce l'ha probabilmente con la pignoleria linguistica di Bostoniano. Bostoniano pensa che cavolo di senso ha avere tutte le firme giuste quando quello che c'è scritto sui documenti è sbagliato e ce l'ha decisamente con la pignoleria burocratica dell'impiegato.
Bostoniana... lei li odia tutti e due!!!
lunedì, 11 giugno 2007
Prima di tutto, il solito link a foto di graziosi animaletti. Poi, un paio di considerazioni. Fini a se stesse perché, specialmente nel caso della seconda, dubito che qualunque cosa uno tenti di fare possa mutare di molto le cose, almeno nel breve periodo.
La prima è come un caso del genere, grazie all'impressionante similitudine dei primati con noi, fa scattare sentimenti analoghi a quelli che avremmo se leggessimo di un neonato umano protagonista della stessa storia.
La seconda è che di casi analoghi con protagonista un neonato umano ce ne devono essere a centinaia al giorno. Però, per finire sul giornale e suscitare emozioni, devi essere un gorilla. Con tutta la simpatia possibile per i gorilla, mi sembra terribile.
venerdì, 08 giugno 2007
Con un grazie a Pois per la preziosa segnalazione, una vignetta che uno che dice che gli piacciono gli Who NON poteva esimersi dal pubblicare!
giovedì, 07 giugno 2007
Attenzione: il post è per soli chitarristi - tutti gli altri si farebbero du maron inscì e concluderebbero che non sono normale (il che non è una notizia).
Qui in La Merica è stata annunciata una partnership fra Fender e Roland. Il risultato è l'arma definitiva per tutti quelli che non possono permettersi sedici chitarre: la VG Stratocaster.
Mi piacerebbe poter fare le cose a modino e mettere un link diretto ai video dimostrativi. Non si può perché il sito è in Flash, perciò dovrete andarveli a cercare: un bel clic su "media", dopodiché andate a sentirvi che cosa combinano nelle sezioni In-depth VG Stratocaster video, part 2 of 4, "modes" e In-depth VG Stratocaster video, part 3 of 4, "tunings".
"Ma non sarebbe meglio avere una Stratocaster, tre Telecaster da accordare in vari modi, una buona acustica, una buona 12 corde acustica, una Gibson SG doppio manico 6-12, due Paul Reed Smith (una da accordare con il mi basso in re) e una chitarra con manico baritono?"
E come, non lo sarebbe? Ma fatevi i vostri conticini e ditemi: a parte comperarsele a una media di 1500 dollari l'una (e mi sono tenuto), con che andate a suonare? Col camion?
Beh, aspetto il vostro aiuto per tornare sulla terra e levarmi dalla testa quella che, in fondo al cuore, anche io so che è una cazzata da crisi di mezza età.
mercoledì, 06 giugno 2007
OK, io avrò due motivazioni forti per apprezzare: le mie solite fisse zoofile e il fatto di non amare granché il calcio, anzi, di trovarlo un pelo invasivo sia a livello dello spazio che i media gli dedicano, che a livello di ricorrenza nelle conversazioni.
Però questa è davvero troppo bella. Anche il protagonista lo è.
martedì, 05 giugno 2007
...vi frego tutti quanti! Da voi è già il fatidico 5 giugno, ma state tutti dormendo della grossa, prova ne è che nessuno ha più postato nulla da quando Zeus ha messo su il Vicolo delle canne su Botteghe Oscure.
E allora, con tutta la voce che ho in questa tastiera, mando un enorme
IN BOCCA AL LUPO, PROFE!!!
e voialtri andate in libreria e chiedete tutti "La Profe - Diario di un'insegnante con gli anfibi". Crepi l'avarizia, prendetene più copie. Avrete amici a cui regalarle, no? E se no, chiedete a Zeus, saprà indicarvi millanta usi alternativi per il libro che tutti stavate aspettando!
domenica, 03 giugno 2007
Sono ancora tutto rosso... Beh, come stareste al posto mio, se vi facessero un piacere enorme i complimenti, specie se li sentite meritati, ma aveste addosso una schizofrenia (assai normale peraltro) che vi fa sentire da una parte un mezzo genio e dall'altra l'ultimo degli impediti?
Insomma, oggi abbiamo riprovato con il gruppo quello che mi piace tanto, quelli che avremmo potuto essere gli Who ma quarant'anni fa non sapevamo ancora suonare. Il cantante si è portato un arnese bellissimo che è un registratore digitale (pensare che pochi anni fa erano praticamente dei frigoriferi e adesso sono grandi quanto un panetto di burro...) Lo ha piazzato su un trespolo e fatto partire e stasera, nella quiete della sua stanzetta, stava provando a giocare con l'equalizzazione per tirare fuori qualcosa di presentabile.
Insomma, torno a casa dopo le spesone del sabato (ho trovato le ciliege a cinque dollari al chilo!!!), apro la posta e trovo questo messaggio:
Dude, your guitar playing is really fantastic. I was just listening to the tracks and you play just like Pete. Great stuff!
Quando riprendo un colorito normale e scendo dalla nuvola vi faccio sapere
sabato, 02 giugno 2007
È una settimana che vado provando a scrivere questo post. Perché voglio raccontare una cosa che al momento mi è sembrata surreale e tragicomica ma, come la giro la giro, mi esce moscia...
Vabbè, passons oultre. Siamo a sabato scorso e ci svegliamo di prima mattina, relativa perché la notte è stata quello che è stata, con l'intenzione di affrontare una giornata quanto meno concitata. L'idea è di essere all'ufficio postale per le dieci, dove una nostra amica ci ha assicurato che non solo fanno le foto del passaporto ma che dispongono di un'avveniristica attrezzatura simile al lettino della TAC, manovrata appositamente da un team composto da un fotografo, uno psicologo infantile e due assistenti. Grazie a tutto ciò, possono tenere i neonati sdraiati durante la posa. Memori dei nostri due fallimenti in fila, ci siamo detti: "E che stamo a aspetta'?" (l'accento del Massachusetts si fa sempre più pesante). Dopo l'ufficio postale era nostra intenzione andare dal mio placidissimo barbiere, dove mamma Bostoniana si sarebbe fatta lavare e asciugare i capelli e io me li sarei finalmente tagliati, per poi arrivare entro le quattro da un mio amico, il cui figlio quasi un-enne avrebbe festeggiato il primo compleanno - tutta una scusa per un barbecue, alcol a fiumi e una schitarrata.
Ci muoviamo con baracca e burattini e ci dirigiamo all'ufficio postale di Union Square. Iniziamo a fare la fila, un solo sportello aperto con dietro un impiegato con una vistosa voglia di ginocchio in testa (sì Bostonia', fai lo spiritoso che te lo puoi proprio permettere). Mentre siamo lì che cerchiamo di conciliare fila, compilazione di moduli e un occhio al pupo, arriva una gentil megera che apre un secondo sportello e dice "Solo chi deve richiedere il passaporto, venga da me". Ci facciamo avanti noi e un ragazzo. La megera ci dice: "Avete le foto?" "No, dobbiamo farle." "Acc... Guardate, ieri la macchina era rotta. Vi conviene andare giù alla piazza dal tal dei tali, che prende anche 5 dollari meno di noi, e farla da lui. Poi tornate qua e fate tutto senza rifare la fila".
Intonando i primi salmi responsoriali della mattinata, mamma Bostoniana, il Bosto-nano e io ce ne andiamo a fare le foto, mentre Bostoniana tiene, come dire, un piede nella porta all'ufficio postale. Arriviamo da questo tizio brasiliano (come il 70% dei residenti nei dintorni di Union Square) (il restante 30% è coreano) che prepara la sua Polaroid e mi fa mettere sospendere Davide davanti a un muro bianco, dandomi così modo di apprezzare quanto il piccolino sia cresciuto di peso in questo mese. Davide dorme: occhi chiusi. Lo sveglio. Davide piange: occhi chiusi. Lo calmo. Davide dorme: occhi chiusi. Lo sveglio. Eccetera. Ripetere fino a che il brasiliano riesce a cogliere l'attimo di occhi aperti. Attesa trepidante della foto: troppo bianca. Il bimbo è piccolo, bisogna avvicinarsi molto con la macchina e il flash spara troppo. Proviamo senza flash. Davide dorme: occhi chiusi. Lo sveglio. Davide piange: occhi chiusi. Lo calmo. Davide dorme: occhi chiusi. Lo sveglio. Eccetera. Ripetere fino a che il brasiliano eccetera: foto completamente nera. Lo so, inizia a sembrare la barzelletta del cinese che paga un milione in monete da una lira (tu non avele pazienza, vaffanculo!) eppure vi sto risparmiando varie ripetizioni e momenti di attesa - quando entrava un altro cliente, il brasiliano ci abbandonava al nostro destino (e il nano, bastardo dentro, spalancava gli occhi e si calmava, il che mi portava a odiarli entrambi). Insomma, un tizio che pare un camionista mi chiede se capisco il portoghese, sboronissimo rispondo di sì e lui mi consiglia di andare da un altro fotografo che sta a un 500 metri da là e che ha una macchina più professionale, con cui le foto verranno benissimo. Rassegnati, ce ne andiamo. Nel frattempo, il tizio che stava dopo di noi in fila è venuto, si è fatto le foto, le ha prese ed è tornato all'ufficio postale, dove la megera lo ha quasi sbranato perché pensava che ci avesse fregato il posto.
Arriviamo da questo fotografo. Mi stupisce il nome italiano, visto che ci è stato consigliato dal camionista brasileiro, ma d'altronde sulla stessa strada c'è la premiata agenzia di pompe funebri "Cota, Struzziero & McKenna", quindi l'influenza luso-coreana da questa parte dev'essere minore. Spiego al tizio dietro il banco che cosa ci serve, lui sparisce nel retro a preparare le sue attrezzature e ci chiama. Lo vedo a figura intera:è il nano Bagonghi, non c'è dubbio alcuno. Ha una specie di trespolino coperto da raso bianco di igiene sommaria, mi spiega che devo appoggiare Davide sul trespolino, infilare le mani sotto il raso e tenere fermo il puffo così, perché le mie mani non si devono vedere nella foto. Davide comincia la sua solita tiritera, ma il nano Bagonghi ci stupisce tutti! Dando fondo a una serie di trucchi appresi sicuramente durante l'attività circense (che non mi si dicano storie, è ovvio che ha un passato!) riesce a distrarre Davide per quei trenta secondi che gli servono ad andare dietro la sua Nikon turbocompressa e scattare. Gli dico "Caspita, potremmo pensare di assumerti!" "Sì, lo so, i bambini mi trovano sempre simpatico... Chissà perché, io non ho figli" (pensavo: "te lo spiego io, caro il mio Bagonghi", ma ho evitato di palesarglielo). Comunque, nonostante il talento del fotografo, la seduta di posa dura un tre quarti d'ora (ora Davide ha le mani davanti alla faccia, ora si vedono le mie mani, ora il monellaccio chiude gli occhi ecc ecc ecc).
Usciamo trionfanti con le foto. Sfatti, un'ora di ritardo sulla tabella di marcia, arriviamo nell'ufficio postale. La megera, mentitrice spudorata, è lì con una macchina simile a quella del brasiliano che sta facendo le foto a una ragazzina. Ride imbarazzata: "Ehi, sapete, poi non era rotta..." Evito di dirle chi sia rotto e dove e chiedo: "Non serve il numero SSN, vero?" Mi guarda come se fossi sceso da Marte: "Veramente sì... Perché, non ce l'ha ancora?" Certo che ce l'ha. Da qualche parte a casa...
Attraverso il ponte a grandi falcate, con l'aria che già sta sui ventotto e l'umidità al 120%. Il contrasto con l'aria condizionata dell'ufficio postale, impostata tre gradi sopra lo zero assoluto, fa levare dalle mie ascelle un flebile aroma di carogna. Arrivo a casa e cerco di trovare il "qualche posto". Esauriti i posti logici e un paio di illogici, mi attacco al cellulare e chiamo Bostoniana. "Insomma, hai qualche idea? Dove può essere?" "Hai guardato sul tavolino in studio?" "Sì" "Nel mio cassetto?" "Sì" "Nel tuo cassetto?" "Sì" "Non lo so, riguardaci bene. Ma pure te, accidenti, ma che bisogno avevi di dirgli che ce l'ha? Sei sempre il solito..." "Senti, se dobbiamo metterla così, chi è che si è scordata di prenderlo? E chi è che l'ha messo chissà dove? Vabbè, piantiamola qui, fammelo cercare." Naturalmente, tre secondi dopo uno dei più feroci scazzi (la cronaca non rende) consumati dalla coppia dei Bostoniani, il documento incriminato appare in un posto quasi logico, solo un po' meno in vista di quanto la mia concezione spaziale eminentemente monostrato mi consentisse di individuare.
Torno di corsa all'ufficio postale, dove Davide piange, Bostoniana ha la sinistra levata a giurare che tutto quello che abbiamo dichiarato sui moduli è vero, potesse cadere fulminata in quel preciso momento, e mi rimangono solo carte da firmare e centocinquanta dollari circa da lasciare in beneficienza al dipartimento di Stato americano. Finalmente possiamo prendere su e andare ad attendere con fede. Davide è stato intrattabile per tre giorni a seguire, ma adesso l'Italia è un po' più vicina. Ah, i capelli poi non ce l'ho fatta a tagliarli: chiedere al placido barbiere di strizzare due lavaggi, un asciugatura e un taglio in due ore era davvero troppo.
Niente Spagna. Ma si può sapere uno dove può andare?
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