Cioè. Sarà pure un miracolo di decontestualizzazione. Ma chi si presta a decrittare la posizione espressa da Savino Pezzotta? Per quanto mi riguarda, l'unico indizio che ho è il fatto che è il portavoce del Family Day, presumo che quindi non debba essere contro l'iniziativa...
"Nel nostro Paese è in atto un confronto culturale profondo e trasversale tra una visione ispirata al personalismo sociale e quella che potremmo chiamare di individualismo libertario''. Lo afferma il portavoce del Family Day Savino Pezzotta. ''Difendere e promuovere la famiglia - spiega l'ex segretario della Cisl in un'intervista - significa pensare ad un Paese solidale e capace di coniugare diritti e doveri, uguaglianza e solidarietà e pertanto accentuare la dimensione personalista della nostra società''.
Tutto vero, eh? Ho solo corretto le lettere accentate rispetto a
quanto riportato qui.
Pubblicità progresso. O meglio, pubblicità per arginare il regresso. Bostoniana e io siamo momentaneamente una coppia di fatto e il piccolo Davide è quindi un frutto del peccato. Come ho scritto altrove, la cosa non ci preoccuperebbe se non fosse per motivi squisitamente burocratici legati a quisquilie come il suo visto e la sua assicurazione per le spese mediche, che potrei garantirle come suo marito ma non come suo convivente (cara grazia che Davide può essere assicurato ed è automaticamente cittadino americano). Tutto perché l'Italia ha una legge sul divorzio vecchia di trent'anni, con una clausola assurda come quella dei tre anni di separazione. Un certo movimento, che mi si permetta di definire retrogrado e oscurantista, sta rialzando la capuzzella. La sta rialzando troppo, a mio avviso: diritti civili indiscutibili e, di fatto, indiscussi in paesi dove l'ombra pesante delle gerarchie vaticane non arriva vengono rimessi in discussione. Non solo non si fanno progressi, ma si sta cercando di favorire possibilmente un bel ritorno all'indietro. Per questo vi invito ad aderire numerosi a un'iniziativa a cui Bostoniana e io, per ovvi motivi geografici, parteciperemo solo nelle intenzioni. Fate clic sul banner qui sotto per saperne di più. Sotto il banner, la presentazione dell'iniziativa prelevata dal sito. Diffondete e partecipate!
Sabato 12 maggio parte del mondo cattolico si riunirà a Roma per il “Family Day”. Una manifestazione, nata chiaramente come risposta alla proposta governativa dei Dico, che vuole promuovere un unico modello di famiglia: quello descritto nel manifesto della CEI.
Il “Family Day” è figlio dei “Non possumus”, di una concezione atavica di famiglia che non comprende le famiglie di fatto, e cioè le coppie non coniugate che convivono stabilmente, con o senza prole, o anche i nuclei familiari composti da coppie omosessuali o costituiti dal singolo genitore e dai figli riconosciuti.
Noi crediamo che anche a queste altre famiglie vadano riconosciuti i diritti già acquisiti nella stragrande maggioranza dei paesi europei, nel rispetto soprattutto del sentimento che caratterizza più di tutti queste unioni: e cioè l’amore.
Per questo lanciamo, con la forza del dialogo e del “Possumus, il “Families Night”.
La notte che precede il 12 maggio, l’11 maggio alle ore 21,30, accendiamo una candela nelle finestre delle nostre case, accendiamo la speranza dei diritti per tutte le famiglie, illuminiamo la notte dall’oscurantismo di chi si ostina a non volere considerare uguali tutte le forme di amore.
Eccoci qui a tirare le somme dei primi giorni, durante i quali ho scoperto che i neonati:
- non sono autopulenti
- non limitano le emissioni
- non sono forniti con istruzioni per l'uso (il mondo abbonda di gente che è disposta a fornirtele, ma sono tutte in contraddizione e di solito non sono proprio quelle per il tuo modello)
- non hanno né un controllo volume né un tasto "mute"
- non sono mai d'accordo con te su quando è il momento di fare qualcosa
Fatta questa premessa, ecco Davide. Com'è? Ho sempre pensato che ogni scarrafone è bello a mamma sua ma che il padre è di solito più obiettivo. Eppure, oggi mi sono trovato dieci minuti sdraiato con questo ragnetto sdraiato addosso a dormire come un sasso (grosso successo, se si considera che usciva da una mezz'ora di crisi di pianto). Beh, non lo avrei mai creduto fino a qualche giorno fa: non volevo più muovermi.
Ciò detto, giudicate voi stessi

Nursery, controllo segni vitali prima del primo bagno. Si vede che sta pensando: "Ahò, ma che è 'sto posto? Che vo' 'sta gente? Che so' 'sti tubbi? (sì, co' ddu' bbì)"

Primo bagno: "Nooo! Lasciatemi!!! Non voglio!!! Non mi piace!!! A pazzi!!!"

Prima di lasciare definitivamente l'ospedale, col vestitino delle grandi occasioni: "Ahò, e dillo che so' fico..."

Prima di lasciare l'ospedale, installato nel seggiolino, succhiando un mignolo della mamma: "Ma se po' sape' che c'hai messo, su 'sto dito? C'ha 'n saporaccio..."

Finalmente a casa, nella carrozzina supertecnoloGGica in cui dormirà fino a che non sarà grande abbastanza per il lettino: "VOH-GLIOH!!! CIUH-CCIOH!!!"
Iniziamo con una promessa: post di cronaca, un post di foto appena posso, dopodiché non si fanno più post dedicati a Davide a meno che non faccia qualcosa che valga la pena raccontare (sulla falsariga di
Elastigirl, maestra indiscussa del raccontare storie di figli senza scassare i maroni, anzi, divertendo).
E ora, come minacciato, segue la cronaca dell'arrivo di un Bostoniano in più in casa.
Ore 00.50, camera da letto. Bostoniana sonnecchia sommessamente, Bostoniano sta guardando con un occhio solo la finale di Iron Chef su Food Channel... Diciamo che sonnecchia sommessamente anche lui. Bostoniana annuncia: "Questa è vera." "Che cosa, una contrazione?" "La rottura delle acque!" Bostoniana scatta dal letto, segue cascata. Per dirla con parole sue: "Ho sentito il tappo dello champagne che partiva!"
Ore 00.55. Bostoniano sta maledicendo gli dei superni che proprio stasera lo hanno costretto a parcheggiare a un chilometro da casa invece che davanti al cancello. Ha già addosso praticamente tutti i vestiti e sta passando lo straccio. Bostoniana sta chiamando il centro medico. L'interlocutore le fa allegramente domande, chiaramente NON crede che lei sia pronta per andare in ospedale e le chiede di cronometrare le contrazioni. Si noti che Bostoniana ne sta avendo una in quel preciso momento e manda in cuor suo l'interlocutore a quel paese.
Ore 1.00/1.40. Costretti dall'inflessibile operatore del centro medico a cronometrare le contrazioni, i Bostoniani hanno la conferma che qui non si scherza. Obiettivo, contrazioni di 1 minuto ogni 5 minuti per almeno un'ora. Fatti: contrazioni da due minuti ogni due minuti. L'operatore cede e avvisa l'ospedale, i Bostoniani acchiappano le varie carabattole e scappano.
Ore 1.45. Macchina. Bostoniana, all'ennesima contrazione bella forte, annuncia: "Ho cambiato idea, l'epidurale la VOGLIO!"
Ore 2.00. Bostoniana è attaccata a una macchina per il monitoraggio. Anche qui sono piuttosto increduli quando sentono che le contrazioni sono così avanti, ma si devono ricredere. L'apertura della cervice però è appena iniziata: siamo a due cm. Fino a dieci è lunga.
Ore 2.10/3.00. Bostoniana, ufficialmente installata nella sala parto, è preda di contrazioni dolorosissime e vomita che pare uscita dall'Esorcista. La dottoressa, piglio da carabiniere, dice che di epidurale non se ne parla prima delle cinque, tanto stiamo ancora a due/tre centimetri di apertura.
Ore 3.00/4.00. L'infermiera, una dolcissima ragazza afgana con decorosissimo velo in testa che fa un buffo contrasto con i due metri di ciglia e le lenti a contatto colorate, sentenzia che Bostoniana sta troppo male e che ci pensa lei a dire alla dottoressa che bisogna fare l'epidurale. La dottoressa accetta obtorto collo. Bostoniano viene fatto uscire dalla stanza (se no, sviene). L'anestetista si presenta con un carrello carico di strani arnesi, ma per prima cosa produce un documento di assenso da firmare. Mezz'ora dopo, Bostoniana è piena di tubicini ma non sente più dolore
Ore 4.00/6.30. Bostoniano crolla senza vergogna né rimorso sulla specie di dormeuse in dotazione del marito. Bostoniana alterna sonnellini a momenti di angoscia: ha un trasduttore sulla pancia che capta il battito cardiaco del bambino e lo sente andare ora più piano, ora più forte. L'infermiera le ha detto che i rallentamenti sono in concomitanza delle contrazioni, non è ideale ma non preoccupante, ma per favore di mettersi una maschera ad ossigeno per farne arrivare quanto più possibile al bambino. Logico che adesso Bostoniana sia in paranoia quando sente il battito rallentare, e i tre giorni precedenti passati a leggere di disgrazie in sede di parto sui forum on line non aiutano...
Ore 6.45. L'infermiera afgana deve smontare, quindi viene a fare un'ultima visita col medico prima del passaggio di turno. L'apertura è a 5 centimetri. Di questo passo, ci dicono, il parto avverrà per mezzogiorno più o meno.
Ore 7.00. Al posto dell'afgana arriva una giovane segaligna, che si mette a trafficare con i tracciati del sistema di monitoraggio. Li guarda, tocca gli elettrodi, gira Bostoniana da una parte, poi la gira dall'altra parte, poi sentenzia che non riesce a capire una cosa. Chiama la dottoressa che viene, tocca gli elettrodi, guarda i tracciati, gira Bostoniana da una parte, poi la gira dall'altra, poi concorda che non si riesce a capire una cosa. In pratica: se il rallentamento del cuore (che persiste) è concomitante con le contrazioni, non è preoccupante. Se invece è indipendente, possono essere guai. E in questo momento, il sistema di monitoraggio non riesce a far capire con precisione se ci sia la desiderata sincronia. Per ovviare al problema, si deve mettere un trasduttore appoggiato alla testa del bambino. Nel fare questo, la dottoressa si accorge che la dilatazione è passata a nove centimetri.
Ore 7.30. Il trasduttore continua a fare le bizze. Bostoniana viene fatta girare varie volte, dottoressa e infermiera dicono che i tracciati sono OK ma che gli piacerebbe proprio capire meglio che diavolo ha questa dannata macchina. La dottoressa va a ricontrollare il trasduttore e dice: "Ma siamo a 10 centimetri! A questo punto, alla prossima contrazione, spingi!" Bostoniana ci prova un paio di volte, ma non succede nulla. La dottoressa dice a Bostoniano: "Lei è pronta, ma il bambino non collabora come vorrei. Se entro mezz'ora non è fuori, penso che dovremo andare con un cesareo". Bostoniana capisce solo "cesareo" e sbianca. Nel frattempo l'infermiera è uscita, due secondi dopo la camera è piena di gente conciata da sala operatoria che afferra il letto di Bostoniana e lo trascina verso la sala operatoria gridandosi vicendevolmente istruzioni. Bostoniana va nel pallone, l'inglese non lo sa più. Bostoniano non è con lei.
Ore 7.58. Bostoniano intanto è in camera che sta infilandosi una tenuta da sala operatoria completa di cuffia, mascherina e soprascarpe, sembra uscito da "Scrubs". Un'infermiera lo accompagna verso la sala operatoria spiegando ancora una volta il problema. Dice che le probabilità di evitare il cesareo sono ancora ottime, ma che il travaglio procede un po' a rilento. "Penso che sia perché lei è tesa", sentenzia. "Tesa è il suo secondo nome", risponde quella carogna di Bostoniano, stupidamente fiero della sua battuta da film americano.
Ore 8.05. Bostoniano arriva in sala operatoria, almeno sedici figuri vestiti come lui attorniano Bostoniana o si aggirano dietro a misteriosi macchinari. Una lunga teoria di dottori si presenta ("Salve, sono il dottor Tizio, l'anestesista"). Bostoniano dice a Bostoniana: "Senti, mi hanno detto che qui il problema è la tua solita maledetta tensione. Rilassati. Ricordati lo yoga: respirati nella posa. Lasciati andare. Non combattere le contrazioni, assecondale." Bostoniana lo vorrebbe uccidere, ma è troppo contenta di vederlo (anche perché non pensava che sarebbe entrato) e inizia a spingere a ogni contrazione. Però non ci crede, lei si aspetta il cesareo. Fino a che la dottoressa non le dice "Guarda che stai andando benissimo, senti qua!" Le accompagna una mano fra le gambe, le fa toccare qualcosa: "Questa è la testa!" Bostoniana si rinfranca, si mette a spingere per davvero. Ogni volta sono cori di incoraggiamento, "Dai, la prossima è quella buona!" Esce la testa, escono le spalle, esce tutto e partono i primi vagiti. Bostoniana piange, Bostoniano le sorride dietro la mascherina. L'anestetista, con un blocco in mano, sentenzia: "Nato alle ore 8.26"
Siamo ancora in ospedale - normale decorso post-parto. Tutto è andato e sembra stare andando bene. I particolari romanzabili (più che romanzeschi) ci sono stati, ma li posterò appena avrò una mezz'ora tranquilla. Oddio... Chi ci è passato sostiene che non avrò mai più una mezz'ora tranquilla, comunque... Comunque, non posso chiudere il post senza ringraziare tutti degli auguri da parte dell'intera famiglia, anche quello corrucciato che più che ringraziare piange.
...si sono rotte le acque e sono partite allegramente le contrazioni. Notizie più dettagliate a fra qualche giorno, per ora incrociamo le dita
La settimana prossima ho una presentazione per lo pseudomaster in business che ho avuto la malaugurata idea di aggiungere alle non poche cose che ho da fare. Con i miei compagni di gruppo, dobbiamo presentare una nuova tecnologia (o un nuovo uso per una tecnologia relativamente recente) e farci su una proposta d'affari.
La tecnologia che abbiamo scelto è la marchiatura RFID (un microchip che contiene un codice univoco) e, prendendo spunto anche da un pazzo che se ne è fatti impiantare uno per mano e li usa per aprire porte, accendere auto e moto, accedere ai vari computer di cui è amministratore eccetera, parleremo proprio dell'impianto volontario di simili chip negli esseri umani per uso personale, per usarli in sostituzione di carte di credito, chiavi e altre varie ed eventuali (tipo i braccialetti con incise le informazioni sanitarie del portatore). Vantaggi presunti per l'utente: sicurezza (o ti staccano una mano o, in teoria, il furto di identità diventa difficile), praticità (non devi più girare con pacchi di carte, portafogli, documenti, mazzi di chiavi). Vantaggi presunti per le aziende: oltre ai normali vantaggi delle carte di credito (i clienti spendono e spandono con meno riserve e puoi tenere traccia degli acquisti che fanno per biechi scopi di marketting), maggiore efficienza e, sempre in teoria, sicurezza, oltre naturalmente a una linea di business completamente nuova, legata alla produzione, installazione, impianto, gestione delle infrastrutture ecc ecc.
Io personalmente devo presentare un'analisi dei rischi che una simile tecnologia pone, ed è qui che potreste entrare in gioco voi. Ma attenzione: se vi sto chiamando in causa è segno che non voglio le banalità a cui posso arrivare anche io col mio modesto cervellino. Non mi portate ad esempio apocalittici scenari da 1984, quelli sono la prima cosa che viene in mente persino a me. Portatemi piuttosto cose tipo "il falso senso di fiducia dato dal ritenere il sistema a prova di contraffazione può portare utenti e aziende ad abbassare troppo la guardia" o "il costo di un chip che sia biocompatibile e allo stesso tempo durevole e a manutenzione zero rende l'applicazione su larga scala praticamente impossibile". Insomma, vorrei cose pratiche e puntuali, non vaghi quadri orrifici. Ve la sentite? Vi ringrazio in anticipo.