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domenica, 25 febbraio 2007
Eravate lì, tutte rosse e bianche. Aspettavate. Avrebbe potuto, sarebbe dovuto passare davanti a voi un americano. Vi avrebbe marinate con qualche poltiglia agrodolce. Vi avrebbe messe a cuocere in un ambiente fumoso, badando bene di tenere la temperatura bassa. Vi avrebbe lasciate così per ore, di modo che diventaste belle tenere e mollicce, spalmandovi alla fine con una salsa agrodolce, servendovi infine con del cavolo crudo tagliato fine con un condimento che sembra maionese dolce e con del pane di farina di granturco, anche quello dolce. Praticamente un dessert travestito da secondo. Innaffiato di birra. Sareste diventate delle "barbecued ribs".
Ma il destino ha voluto che davanti a voi passassero due italiani. Che vi hanno portate a casa. Vi hanno strofinate con sale pestato con pepe, timo e rosmarino, ungendovi appena con olio di oliva. Vi hanno infornate a duecento gradi per un'oretta, badando che colaste tutto il grasso e diventaste ben rosolate, al limite del croccante. Al momento di portarvi a tavola, niente smancerie dolci, ma dei sani funghi saltati, dei piselli e del pane rozzo, salato, croccante. A battezzarvi, vino rosso. Il destino ha voluto che diventaste "rostinciane". Care le mie costine di maiale, non era la parte che vi eravate preparate da tempo a recitare, ma siete state bravissime.
giovedì, 22 febbraio 2007
Proprio ora che mi stavo (forse) facendo la fama di uno che di cibarie ne capisce qualcosa, ecco che la mando definitivamente a monte. Ma questo lo dovete vedere: è talmente oltraggioso che sconfina nell'arte. E allora, dopo programmi come "Pimp my Ride" e siti come "Pimp my Bike", ecco a voi (con i migliori auguri di buona digestione):
martedì, 20 febbraio 2007
Che se ne fa uno dell'aria condizionata d'inverno? Beh, ad esempio raffredda i laboratori dove sono ammassati i computer e i server. Che succede se l'aria condizionata si scassa? Beh, che la temperatura dei laboratori viaggia ben presto sui quarantacinque gradi e manda in vacca tutte le macchine. Come evitarlo? Beh, mettendo alla porta una bella ventola da un metro e mezzo di diametro.
È due ore. Che sono qui. A lavorare. Con un DC3 pronto sulla pista di decollo con le eliche a manetta. Il maledetto Humphrey Bogart non si decide a spedire Ingrid Bergman sul maledetto aereo con un bel calcio nel sedere, e l'aereo mi rimane lì fermo coi motori accesi...
lunedì, 19 febbraio 2007
Ovvero: foto direttamente dal frigo! Enjoy
Inizierei con "vista dalla finestra della camera da letto dei Bostoniani"

Proseguo con piacere con "il giardino della casa di fianco vista dallo studio"

Segue: "casa Bostoniani vista dall'esterno". Noi siamo al primo piano (per gli americani il secondo, ma si sa... loro non hanno il pianterreno)

Er Sor Monnezza oggi ha qualche difficoltà in più con la raccolta

Dedicata a PO, che l'aveva richiesta: "il Charles gelato e innevato". Sì, quel grosso spiazzo bianco di solito è un fiume navigabile (almeno per le piccole stazze).

Le foto sono delle bestie enormi. Se ci fate su clic con il tasto destro e scegliete "View Image" o quel cavolo che fa vedere il vostro browser al posto di questa opzione, le potete vedere in dimensione reale, senza cavi elettrici a scaletta.
Una mia cara amica mi ha chiesto di parlare di un'iniziativa che l'aveva colpita in modo particolarmente forte. Le ho risposto: "Io non ho maturato un impulso potente a dire e fare qualcosa come quello che hai invece avuto tempo e modo di maturare tu. Tu puoi scrivere qualcosa di molto più efficace di quello che potrei fare io. Butta giù quello che hai da dire e io te lo metto su volentieri". Lascio con piacere la parola a MT.
Ho scoperto il sito della mamma di Azzurra per caso, mentre leggevo il blog di Luca Sofri, che notoriamente ha uno stile e un approccio ironico e irriverente alle cose di cui parla. E proprio per questo mi piace un sacco. Ma su una bambina di 4 anni affetta da una malattia rarissima che la sta spegnendo piano piano, a meno che non si provi una cura sperimentale che al momento è possibile fare solo in America, c'è poco da ironizzare...e lui non l'ha fatto. Si è limitato a segnalare l'URL, senza fronzoli e senza commenti e io per curiosità sono andata subito a visitare il sito.
Pugno nello stomaco. Non so quanto il fatto di essere mamma di due bambini abbia reso ancora più forti le mie sensazioni. Io credo che chiunque, con o senza figli, di fronte a questa cosa non può rimanere indifferente.
Leggendo la storia di questa piccola è cresciuta anche la rabbia... un'incazzatura niente male. Innanzitutto perché ti chiedi per quale motivo alcuni bambini debbano nascere con un destino così duro, che investe, travolge e avvolge anche tutti i loro cari. E quindi almeno io mi sono sentita piccola piccola e quasi indegna della mia felice 'normalità. Ma questo è un altro discorso.
Servono subito 300.000 euro per aiutare Azzura a sperimentare questa terapia in Florida, che ovviamente la famiglia non ha, che ovviamente l'ASL per il momento non è disposta a dare, che ovviamente si raccolgono faticosamente, che ovviamente spingono persone come la mamma a provare in tutti i modi a smuovere le coscienze e ad appellarsi al buon cuore di tanti, sconosciuti, visto che con la paura di creare un precedente tutti i grandi 'tacciono'...ma anche questo è un altro discorso e ora non c'è tempo di farlo.
Credo che qualsiasi cosa sia meglio di niente in questa fase... ho pensato quindi a Bostoniano e al suo blog perché magari tutti quelli che lo leggono [ NdB molto pochi... MT sopravvaluta la frequentazione del mio blog] lo dicono ai loro amici, e con un bel passaparola il circolo virtuoso si allarga... A questa bambina si dovrebbe regalare almeno una speranza. Noi di certo non abbiamo grande potere, ma tanti piccoli gesti, messi insieme...chissà.... Parliamone ai nostri amici, vediamo che succede.
Piccola chiusa a beneficio dei più (giustamente) sospettosi: ho fatto un po' di indagini antibufala con esito negativo. Naturalmente, mi associo all'invito di MT di far circolare la cosa, se potete, e di dare un aiuto concreto, se vi va.
mercoledì, 14 febbraio 2007
Ora, noi in Italia siamo ai margini dell'impero. Potrà non piacerci, ma la figura del gorilla di 600 chili che dorme dove gli pare e nessuno gli dice niente usata da Vittorio Zucconi giorni fa (Repubblica, "Lettere al direttore") è purtroppo rappresentativa del peso specifico degli Stati Uniti e di quello dell'Italia. È quindi naturale che una cosa di valore ma comunque che persino in Italia è di nicchia (vogliamo dire "un cult"?) venga qui ignorata.
Però, non posso reprimere il sorrisino di sufficienza che mi sboccia a pensare che gli informatissimi, alternativissimi, ganzissimi curatori di BoingBoing (lo trovate fra i miei link; per altro, non sto usando ironicamente gli aggettivi) si siano accorti con 30 anni di ritardo dell'esistenza di quel piccolo capolavoro che è Allegro non troppo, grazie al fatto che qualche anima pia lo ha postato su Google Video (finché dura...).
Altra considerazione: trovo sconcertante che dicano che "le parti filmate in bianco e nero che non capirete se non sapete l'italiano non sono niente di che". Sarà per affetto verso un film che ho scoperto e amato a tempo debito, ma io le trovo irrinunciabili e ben calibrate a un film per ragazzini diretto anche ai grandi.
Però, forse, la chiave per capire questo commento è l'avviso della presenza di nudi frontali. Visti quelli, i nostri amici d'oltreoceano (che, in fondo all'anima, bacchettoni sono e bacchettoni restano) avranno deciso che è un film destinato agli adulti, quindi avranno trovato le parti filmate troppo "mosce".
Ha nevicato. La macchina è coperta da vari centimetri di neve. Lo spazzolone-raschietto per levare la neve è nel bagagliaio.
- Se spazzi il lunotto e il bagagliaio con le braccia, i guanti di lana ti si infradiciano
- Se apri il bagagliaio per prendere lo spazzolone-raschietto, la neve scivola dal lunotto e ti precipita copiosa nel bagagliaio
Che fai?
Io, naturalmente, ho aperto il bagagliaio per prelevare lo spazzolone-raschietto in maniera da non infradiciarmi i guanti di lana. La neve è precipitata copiosa dal lunotto nel bagagliaio. A quel punto, ho dovuto svuotare alla bell'e meglio il bagagliaio con le mani, infradiciandomi i guanti di lana. La neve rimasta nel bagagliaio è senz'altro sufficiente a tenerlo umidiccio per settimane appena si scioglierà. Mi ritrovo con la capra che ha mangiato il cavolo e il lupo che ha mangiato la capra, strozzandosi con le corna.
giovedì, 08 febbraio 2007
Ricorderete forse il laptop caduto dal bagaglio a mano all'inizio del travagliato viaggio di ritorno in Italia per le vacanze di Natale. Beh, sapevo che era probabilmente una fesseria. Infatti, portato dal geniaccio che fa supporto tènnico al nostro reparto, è bastato aprirlo, sistemare due schede (a sapere quali...) che si erano staccate leggermente dalla sede e lui è ripartito, più gagliardo e tosto che mai.
Ieri mi serviva. Provo ad accenderlo, ed esso rimane muto e imbesuito, lo schermo insistentemente nero. "Ah, beh", mi dico. "Se il tènnico si è limitato a fare apri e chiudi, potrò senz'altro farlo anch'io!" Due minuti dopo riavvitavo tutto, vinto dalla manifesta inapribilità dell'infernale aggeggio. Ovviamente, domani io vorrei lavorare da casa.
Oggi me lo porto in ufficio. Aspetto il tènnico, il quale oggi è arrivato in ritardo di 4 ore per imprescindibili motivi di famiglia. No, non sfotto: è ligissimo e disponibilissimo. Riporto il fatto solo come ulteriore pezzo di sfiga che si aggiunge al monte. Quando finalmente mi concede udienza, mi dice che ha due minuti d'orologio, oppure domani (che non si poteva).
Proviamo a metterlo sul suo tavolo, mentre io gli dico che probabilmente stavolta ci vuole un esperto di hardware. Avevo trascurato la prima legge dell'informatica:
Anche se il problema del tuo computer è una stupidaggine
esso rifiuterà di risolversi
finché non sarai davanti a un tecnico.
A quel punto, andrà a posto da solo,
facendoti fare la figura del pirla.
Non fallisce mai. Attacchiamo la presa, preme il pulsante start. Prova a premere il tasto per l'avvio di amministrazione, ma il computer non aveva bisogno di soluzioni così drastiche: stava già caricando Windows, cosa che con me si rifiutava ostinatamente di fare. Ora dico: secondo voi, devo pensare che in fondo mi serve, tenerlo come sorvegliato speciale, sperare che non combini cavolate e magari creare un'immagine del disco rigido su CD, o levarmi lo sfizio di fargli pagare cara la sua bastardaggine gettandolo nel Charles ghiacciato con una pietra al collo?
Catepol ha perso il macbook di cui andava tanto fiera. Come, non importa. Io ai miracoli ci credo poco, specie quando sono coinvolte cose di un certo valore. Però facciamo girare la voce, non si sa mai! Ulteriori dettagli dalla Catepol medesima.
Se tu che stai leggendo hai trovato un Macbook nuovo nuovo in una borsa nera sottile, ci hai trovato un sacco di fatti di una certa Catepol, comprese foto di lei (bionda riccioluta) e del relativo ingegnere consorte (che, a quanto pare, studia da armadio a quattro ante a tempo perso), mettiti una mano sul quore, quello con la Q maiuscola. Il laptop contiene tutte le informazioni che servono alla sua restituzione. Fai il bravo. Ridaglielo. Rendi possibile un nuovo miracolo italiano!
mercoledì, 07 febbraio 2007
Quello che mi servirebbe:
- una bella botta di sesso
- dormire abbracciati un altro paio d'ore
- poi, casomai, lavorare
Sicuramente, non mi servirebbe:
- fuori casa subito
- l'ora di guida al freddo polare
- la faccia del capo antipatico che spiega per un'ora il prossimo progettone con voce monotona
Se siete persone sveglie, capite da soli come andrà a finire
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