Storie di temporanea emigrazione

   Con un piede da una sponda e uno dall'altra dell'Atlantico

 











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Take What comic character are you?


domenica, 31 dicembre 2006
 

Viaggio allucinante

Prologo

È il 22 dicembre, ore 15.00 a Boston. The Bostonians' Household al completo sale su un taxi con al seguito una quantità non precisata di valigie cariche soprattutto di regali. Per motivi difficili da spiegare, Bostoniana ha un biglietto British Airways per Roma via Londra. Bostoniano la seguirà 2 ore dopo con un volo KLM via Amsterdam. I due decidono di comune accordo che, essendo Heathrow un noto casino, Bostoniano porterà solo i regali di Natale e Bostoniana i vestiti di entrambi. Bostoniano si reca al check-in, ne esce dopo 5 minuti (miracoli del volo a 4 ore di distanza) e raggiunge Bostoniana nella sua fila. Bostoniana gli chiede una penna per scrivere l'indirizzo sulle valigie. Bostoniano apre il bagaglio a mano, cianfrica, ne estrae una penna e la porge a Bostoniana, lasciando la valigetta aperta per praticità. Pochi secondi dopo, la fila si muove. Bostoniano raddrizza la valigetta (aperta) da cui, pronto e ubbidiente, il laptop carico di lavoro e programmi imprescindibili si precipita per terra, rendendosi a tutt'oggi inservibile. Sarà la prima di una lunga serie.

Capitolo 1

È il turno di Bostoniana in fila. Siccome ha fatto il check-in on line la sera prima, Bostoniano è convinto che sarà una cosa rapida. Vede invece l'espressione di Bostoniana farsi d'improvviso terrea, mentre lo steward di British Airways ha la classica aria colpevole di chi ti nega qualcosa a cui sa che avresti diritto e che se t'incazzi hai pure ragione te. Bostoniana torna con aria allucinata:
- Ma tu hai capito?
- Capito che? Che voleva quel deficiente?
- No, ma lui niente, poverino. È che a Londra c'è un casino per la nebbia, stanno annullando un sacco di voli, perciò mi ha detto che loro non possono imbarcarmi il bagaglio fino a Roma. A Londra devo ritirare il bagaglio e reimbarcarlo e chissà quanto tempo mi toccherà aspettare!
(Gioverà ricordare al lettore che Bostoniana è incinta di 6 mesi)
- Uhm... Che palle. Vabbè, senti: per prima cosa, massima serenità e massima comodità, tanto se non puoi fare niente per cambiare la situazione è inutile che tu te la prenda. Non stare a guardare alla lira: mangia comoda, se ti serve prendi una stanza, viaggia in taxi, paga un facchino, basta solo che stai tranquilla. E comunque, guarda il lato positivo...
(Sguardo sbalordito)
- Quale???
- Se prelevi le valige e le rispedisci tu, non possono perdertele nel casino di Heathrow

Capitolo 2

Il volo di Bostoniana imbarca. Bostoniano è tetro: in realtà è preoccupatissimo per come saranno le cose per lei a Londra, in più ha cercato di accendere il laptop, trovandosi la sorpresa di uno schermo insistentemente nero. Acquista svogliatamente un libro da leggere in aereo (che non leggerà), pensa varie volte se gli vada una birra (decide di no), cerca una presa per vedere se magari il laptop ha problemi di batteria (non funziona uguale), riorganizza i propri averi. E scopre che la sciarpa è scappata dal cappotto ed è finita chissà dove. Non "una" sciarpa, beninteso (la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo), ma una sciarpa Burberry's in cachemire, regalo di amicizie facoltose ormai dimenticate e che costa quanto un rene al mercato nero. Naturalmente, la ricerca della sciarpa è totalmente infruttuosa. Bostoniano manda un SMS a Bostoniana che vorrebbe essere tranquillizzante, in cui annuncia che lo sfigato del viaggio è chiaramente lui, quindi di non preoccuparsi che a Londra andrà tutto liscio.

Capitolo 3

Bostoniana arriva a Londra. Tre quarti d'ora per recuperare i bagagli, mezz'ora per cambiare di terminal e ripassare il controllo passaporti. Alle 7.35 arriva al check-in del suo volo (in partenza alle 7.30). Il volo parte ma non la imbarcano. Le dicono di rivolgersi a un certo banco, dal quale la rimpallano a un altro e così via finché capita davanti a una britannica matrona. Spiega la situazione. La britannica matrona le annuncia che l'aeroporto è al delirio, che hanno allestito dei tendoni in cui la gente bivacca da due giorni (a Londra non c'è più una stanza libera a causa del casino). Bostoniana dovrebbe procurarsi un numero, andare nel tendone ad attendere che chiamino il numero (oggi, domani, chissà) e recarsi a discutere il suo caso per poi essere messa sul primo volo disponibile (oggi, domani, chissà). Improvvisamente, i geni partenopei di Bostoniana hanno la meglio: piangendo lacrime disperate, protesta di essere incinta di sei mesi e mezzo (ma sì, abbondiamo...), di essere già distrutta per il viaggio fino a Londra e il trascinamento valige per tutto l'aeroporto, di non sapere più come fare eccetera eccetera. Con flemma tutta british, la britannica matrona osserva il coup de theatre. Si assicura che i singulti siano cessati. Quindi afferra il telefono e dice
- Vedo che cosa posso fare
Parla nell'oggetto telematico per una manciata di minuti, mentre Bostoniana ricorda che a lei va benissimo un volo a qualunque ora e a qualunque costo per qualunque destinazione in Italia eccetera eccetera. Assentisce più volte all'indirizzo dell'interlocutore telefonico, quindi chiude la comunicazione, smanetta con il computer e annuncia:
- Ho due posti sul volo delle dieci e mezza, che faccio, prenoto?
- Ma... dieci e mezza di oggi?
- Sì
- Cioè, fra due ore?
- Sì
- Ma... Volo su Roma?
- Sì. Che devo fare, glielo prenoto?
Le risposte che attraversano la testa di Bostoniana non sono riferibili. Quello che le esce dalla bocca è un più banale
- Certamente, grazie!

Capitolo 4

Bostoniano è a Roma. Il suo aereo è arrivato in perfetto orario, le valigie escono in un tempo ragionevole, il suo cellulare annuncia di avere credito sufficiente alle complicate operazioni di coordinamento passaggi necessarie da qui in poi. Inizia a fare e disfare già mentre attende i bagagli, quindi esce nel terminal e scopre sugli schermi che Bostoniana non arriverà prima di due ore e dispari. Disdice passaggi, contatta macchine a noleggio, ne prenota una di lì a due ore e mezzo e si pone in attesa. Dopo due ore gli squilla il cellulare una prima volta, è Bostoniana che annuncia di essere finalmente su suolo italiano. Circa mezz'ora dopo, Bostoniana avvisa di stare perdendo le speranze di ricevere i propri bagagli. Dopo altri quaranta minuti, Bostoniana esce finalmente nel Terminal senza valige. Sono passate 22 ore dalla partenza

Epilogo

Dopo 3 giorni, una valigia di Bostoniana viene recapitata a Roma a casa di mamma Bostoniano (i Bostoniani stanno a questo punto a Napoli a casa di lei). Per qualche insondabile mistero, l'altra viene recapitata a Napoli il giorno dopo. A dieci giorni di distanza, il laptop di Bostoniano ancora langue dal dottore, che è per ora riuscito a recuperare i dati ma non gli imprescindibili programmi. Ma ormai è fatta: le feste in famiglia sono state ricche di affetti, di alcol e di principi nutritivi in quantità eccessiva. Nulla di ciò che il viaggio è stato sembra quindi potersi frapporre fra i Bostoniani e un'ottima fine/principio d'anno. Che auguro anche a te, paziente lettore che ti sei sciroppato quanto sopra!

Un altro faticoso parto di Bostoniano | Permalink | 15:22 | commenti (6)
bostonians household


venerdì, 22 dicembre 2006
 

Carola natalizia

In inglese. E un po' per "iniziati". Non me ne vogliate...
Un altro faticoso parto di Bostoniano | Permalink | 16:30 | commenti (3)
demenzialitĂ , la merica
 

Regalo regalone

Bostoniana apre l'armadio, ne estrae un fardello enorme contenente un pacco a parallelepipedo grosso e pesante. Lo scarto: contiene la raccolta COMPLETA in 3 volumi di Calvin & Hobbes.

Bostoniana: ti amo ferocemente. E non ho idea di che cosa regalarti che possa avvicinarsi anche un minimo alla meraviglia di questo regalo

Un altro faticoso parto di Bostoniano | Permalink | 00:20 | commenti (6)
varie, bostonians household


giovedì, 21 dicembre 2006
 

Semichiuso per ferie!

OK, direte voi, non è che tu abbia mai postato molto. Verissimo, ma nei prossimi giorni posterò probabilmente ancora meno, a meno che non mi stia veramente rompendo le scatole e abbia a disposizione una connessione a Internet (eventualità che potrebbero non verificarsi assieme).

Bostoniana, io e il nostro piccolo fardello in gestazione ce ne torniamo in patria per le feste, in un trafelato tour che toccherà Roma, Napoli, Valdarno e paesi limitrofi (Firenze), e Bologna. Partiamo domani e torniamo il 10 gennaio, presumibilmente farciti come tacchini. Se tutto va bene, oltre al parentame che ci ha già precettati di brutto riusciremo a vedere amici (nel mio caso, anche a suonarci insieme), mangiare e bere cose qua introvabili e preparate a mestiere e raccattare una quantità spropositata di vestitini per il pupo (qui si gioca d'anticipo...)

No, ve lo dico solo per avere l'occasione di mandare auguri a tutti per le festività e per il 2007. Come ho sentito dire una volta da qualcuno che proponeva un brindisi:

"Amore, salute, soldi... e il tempo per spenderli"

Nonché il sano, vecchio "Pace in Terra e agli uomini di buona volontà", che non è un brutto concetto neanche per un laico senzadio impenitente come me.

Statemi buono

Un altro faticoso parto di Bostoniano | Permalink | 21:54 | commenti (2)
bostonians household


martedì, 12 dicembre 2006
 

Differenze 2

Ore otto e quaranta della mattina. Temperatura attorno agli 0,5 gradi, ma partiva decisamente da sotto zero:  ci ho messo cinque minuti a scongelare i vetri quel tanto che basta a vedere uno straccio di qualcosa. Il pallido solicello è piacevole, ma all'ombra si smoccola. Ho addosso scarpe calde, giaccone caldo, sciarpa, guanti e berretto. Riscaldamento leggero ma acceso: fa ancora poco, il motore tarda a riscaldarsi. Riscaldamento del sedile acceso (diceva mia nonna: "Chi ha il comodo e non l'usa non trova un confessore che l'assolve").

Semaforo. All'angolo, un Dunkin Donuts. Un fanciullone si sta recando in detto Dunkin Donuts per la sua overdose mattutina di caffeina, grassi e carboidrati più o meno complessi.

Tenuta del fanciullone:
  • Felpa con cappuccio aperta
  • T-shirt bucata
  • Jeans tagliati al ginocchio
  • Ciabattine infradito
E basta.

Ma come cavolo fanno???
Un altro faticoso parto di Bostoniano | Permalink | 16:41 | commenti (8)
la merica
 

Differenze...

Premessa: mesi fa, una nostra amica è andata a mangiare in un posto che era il suo ristorante preferito. Capita nella sera sfigata, ordina la cosa sbagliata e mangia da schifo. Manda un'email dicendo ma come, siete così buoni di solito e invece ieri sera una vera fetenzia e questi le rispondono scusi sa, capita ma ci dispiace assai, eccole qui un buono da 50 dollari spendibile presso il nostro ristorante. Dopo un paio di settimane, l'amica si è trasferita in un'altra città. Durante la cena d'addio, lei decide di regalare a noi 5 presenti il buono per andare a mangiare alla sua salute.

Due doverose considerazioni: primo, con 50 dollari, in cinque non si comincia neanche a ordinare. Secondo, a noi quel posto in realtà ha un po' rotto i cujons. Decidiamo che ci facciamo un aperitivo là e andiamo a mangiare altrove.

Entriamo e veniamo ricevuti dalla hostess, figura che negli USA è presente in qualunque ristorante serva qualcosa di più elaborato di un hot dog e il cui unico dovere è lo smistamento dei clienti ai tavoli (il che la rende potentissima presso i camerieri, perché può assegnare il tavolo che genera buone mance). Le diciamo che siamo lì solo per un aperitivo e degli stuzzichini e lei ci fa sedere.

La cameriera viene a prendere gli ordini. Quando realizza che non stiamo per mangiare e che probabilmente i 36 dollari di roba ordinata in tutto sono quello che uscirà da quel tavolo, ci dice che deve chiamare la manager perché c'è una regola di almeno 12 dollari a persona per sedersi ecc. La manager viene, si scusa per la svista con la hostess inesperta, fa presente che a futura memoria non ci si può sedere al tavolo se non si cena eccetera. Finiamo i nostri aperitivi e delle ali di pollo piccanti al punto da far scattare la dietrologia ("secondo me ce l'hanno fatto apposta"). Una di noi presenta il certificato e 5 dollari di mancia. La cameriera è molto seccata dal vedere che proprio soldi nisba.

Che fareste voi? Io penserei che la cameriera fa due fatiche, me ne andrei e fine. I nostri amici - persone amabili, pacate e a modo - fanno chiamare la manager e le fanno una parte. Ce ne andiamo con me e Bostoniana che siamo di una bella sfumatura cremisi mentre i nostri amici, già alti, sembrano più alti di una spanna da quanto si sentono orgogliosi di una cosa fatta bene.

Si va al ristorante. A uno degli amici amabili, pacati e a modo capita un salmone troppo salato. Fine del pasto, lui chiama la cameriera e le dice guarda, tutto bene, vino buonissimo, di qua e di là, ma il mio salmone era salatissimo. Ho pensato che doveste saperlo. Ci portano il conto, defalcato del salmone con tante scuse. Usciamo, noi sempre imbarazzati, loro sempre molto fieri di se stessi.

Stamattina mi arriva un'email, sono in Ccn. La invia uno degli amici, il destinatario è il proprietario del primo ristorante. Viene rispiegata la storia degli aperitivi e di quanto inaccettabilmente cafoni fossero stati tutti. Posso capire la cameriera, ma la manager, disgraziata, secondo me aveva solo cercato di evitarci di arrivare là la prossima volta e trovare una sorpresa spiacevole tipo "no, non vi potete sedere". E se - altra cosa considerata imperdonabile - ci ha fatto aspettare un po' prima di venire a parlarci, beh... avete un'idea di quanto trotti un manager di sala in un ristorante americano a ora di cena?

Non c'è niente da fare: le loro teste pensano proprio in una maniera diversa.
Un altro faticoso parto di Bostoniano | Permalink | 03:24 | commenti (5)
varie, la merica


domenica, 10 dicembre 2006
 

Dedicato alle vegetariane (quelle che conosco son tutte donne...)

Fra mezz'ora ci capita qui Mike per aiutarci a portare a casa un divano-letto nuovo/usato. Questo, credeteci o no, ci ha bloccati qui per tutta la mattina. Seconda considerazione: stasera si esce con amici e se magna come deji sfrocedati. Terza premessa: in frigo c'erano alcuni etti di verdure che stavano tristemente passando alla senescenza.
Tradotto in termini più pratici: tempo, necessità di mangiare leggero, materia prima. Ho fatto quindi un brodo di verdura (vegan, non ve lo sto a spiegare perché lo saprete far benissimo) e delle polpette di sedano. Sono venute PORCA MISERIA, quindi ritengo che sia un mio preciso dovere spiegarle.

Serve:
  • una mamma che le sappia fare e ti spieghi la ricetta
  • una tua idea su come dovrebbero venire rispetto a quelle della mamma, che sono buonissime ma le ultime volte ti era rimasto come un fondo di "sì, ma però"
  • sedano, con una quantità spropositata di foglie. Ho già parlato del sedano cinese, io mi ritrovavo quello (perfetto, gambini sottilissimi, profumatissimo, foglie a go-go), ma se uno non lo compera proprio all'esselunga ma conosce un banco del mercato doverosamente ignorante, va benissimo. Meglio quello verde, antipatico da mangiare così perché è troppo forte (e a noi serve che lo sia)
  • le solite minchiatelle da polpette: pane ammollato nel latte, parmigiano, uovo, farina per spolverare le polpette e olio per friggerle
Prima di tutto: la mamma ti dice "Usa solo le foglie. I gambi cacciano acqua e ammosciano tutto. Stufa le foglie con acqua, olio e uno spicchio d'aglio, trita sottile e mescola con metà del volume di mollica di pane ammollata nel latte e strizzata". Dille di sì, tanto hai già deciso che le foglie sono troppo poche e tu i gambi non vuoi sprecarli.
Separa gambi e foglie. Prendi la mannaia che fa tanto maniaco e mozza, tagliuzza e trita i gambi fino ad arrivare a una dadolata fine fine. Metti un goccio d'olio in padella, scalda a fiamma viva e buttaci sedano, lo spicchio d'aglio e un pizzico di sale. Cacciatela ora l'acqua, bastardi!
Asciugati i gambi tritati, trita le foglie e aggiungile. Scalda un po', mettici dentro un pochino d'acqua, copri la padella e lascia andare. Il tutto deve ammorbidirsi molto bene. Quando è tutto morbido e stracotto, leva il coperchio e asciuga a fiamma media. Leva dal fuoco, butta sul tagliere e trita
Metti la mollica, il sedano stufato (ah, lo hai levato l'aglio o aspettavi che te lo dicessi io?), un uovo, una manciatona assai abbondante di parmigiano grattugiato... Meglio due, va. Spruzzo di sale e pepe. Prendi una forchetta e fa un paciugo d'altri tempi.
Acchiappa manate di questa cosa un po' disgustosa al tatto, appallottola degli affari grossi circa una noce o poco più, rotola bene nella farina. Scalda ben bene mezzo dito d'olio in padella, friggi croccante. Se le fai schiacciate non ti serve usare troppo olio ed escono più asciutte. Buttale su un foglio di carta da cucina e falle intiepidire, sono più buone.
In cottura avevo promesso a me stesso "non le farò mai più, troppo una palla". Ora, che vi devo dire? Le rifarei anche domani, avessi il tempo e il sedano. A Bostoniana non erano piaciute quelle di mamma, queste le ha adorate. Segno che l'amore è cieco o che davvero mi sono venute meglio, come mi ero prefisso.
Un altro faticoso parto di Bostoniano | Permalink | 18:50 | commenti (2)
ristoranti, bostonians household


giovedì, 07 dicembre 2006
 

Scary Mary

Mary Poppins come non l'avete mai vista...

MUAHAHAHAHAHAHAHAHAHA!!!!

Un altro faticoso parto di Bostoniano | Permalink | 20:02 | commenti (2)
varie, demenzialitĂ 


mercoledì, 06 dicembre 2006
 

La vendetta del topinambur

- Signora mia, un'aria...
- Caro signore, mezzo chilo da solo saranno stati troppi. Alla sua età, poi...
Un altro faticoso parto di Bostoniano | Permalink | 23:47 | commenti (4)
demenzialitĂ 
 

La mia ultima scoperta

Ma voi ce li avete presente i topinambur? Io in Italia li ho sempre guardati con estremo sospetto, sono quei cosi che sembrano usciti da un rapporto illecito fra una patata e uno zenzero fresco, ereditando la buccia dal papà, la forma suppergiù a metà e il gusto dalla mamma. Ho sempre sentito che si mangiano crudi nella bagna cauda, lessi (mi pare tristissimo) o poco più.

Qui li chiamano "Jerusalem artichokes" o "Sunchokes". Non sapendo cosa fossero, curiosissimo ne ho presi un po'. Quando mi sono reso conto che erano i banali topinambur, stavo per farli lessi (non mangiando pesce, la bagna cauda è off limits). Se non che, sfogliando un libro di Jamie Oliver (quello che sembra appena uscito da una band di Brit Pop e invece fa lo chef, biondo, sulla trentina, cadenza british un pelo buzzurra) vedo che lui consiglia di farli al forno.

Poco convinto, lavo i tuberi (senza sbucciarli, ripulendoli solo un po' delle parti secche e terrose), li metto in teglia con un po' di olio, sale e timo, punto il forno a 180 gradi e li infilo dentro una quarantina di minuti.

UNA DROGA!!! Mortacci loro, so' buonissimi!!! Sapore vagamente patatoso MA più dolce MA con un fondino amarognolo lontano lontano che ricorda un po' il carciofo... Mai fidarsi delle acque chete, troppo spesso nascondono qualcosa!
Un altro faticoso parto di Bostoniano | Permalink | 18:48 | commenti (5)
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