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martedì, 31 ottobre 2006
Da ieri sera, la mia vita è cambiata e ci sono voluti più di vent'anni perché succedesse. No, non ha a che fare con la gravidanza in corso, è qualcosa di più triviale ma che chi non ha sperimentato in prima persona non può sapere che senso di soddisfazione possa regalare...
Iniziamo dal principio, ossia dalla procedura che ho utilizzato per vent'anni per fare il risotto con la zucca (o qualsiasi risotto):
si mette su l'acqua col dado (se, come invariabilmente mi succede, non ho brodo pronto) e contemporaneamente si soffriggono cipolle e zucca a dadini. Si tosta il riso assieme alla zucca, si sfuma col vino. Si inizia ad aggiungere il brodo uno-due mestoli alla volta e si controlla che tutto vada per il verso giusto fino a che il riso è pronto, in media 16-18 minuti per il mio prediletto Carnaroli.
Buonissimo.
Ma du'palle.
La nuova procedura che tanta gioia ha saputo darmi è invece:
si prende una zucca al Farmer's Market di Union Square (tragedia, ha chiuso per l'inverno), rigorosamente al banco della ragazza con i dreadlock fino a metà schiena e le gambe pelose. Si mette su neanche la metà dell'acqua rispetto alla ricetta normale con dentro tutti gli scarti della zucca (semi, polpa filamentosa), sale, una cipolla a fettine e un gambo di sedano (se non lo si trova al Farmer's Market e va preso al supermercato, rigorosamente sedano cinese: costa il doppio, ma quello "normale", per non offendere il palato con un sapore deciso, sa di acqua pressata come quasi tutti i vegetali). Lasciare che la mistura si diverta a bollire per un po' e nel frattempo strimpellare, leggere e commentare i blog altrui, poi decidere che è ora di fare la zucca a dadini. Prendere la nuova arma assoluta, la pentola a pressione, soffriggerci la cipolla e la zucca, tostarci il riso (una tazza, come misurano qui), sfumarlo col vino, aggiungerci due tazze di brodo, chiudere la pentola a pressione. Da quando inizia a fare ciuf-ciuf (sì, qui le pentole a pressione sono basate su tecnologie obsolete), contare sei - dico - sei - e - solo - sei minuti e portare a tavola uno dei migliori risotti con la zucca della vostra carriera. Vi sarà avanzato ancora brodo di verdura e zucca per inventarvi qualcosa a breve e la sera sarà ancora sufficientemente giovane da darle un seguito.
In conclusione: "So' contrario alla pentola a pressione" poteva essere solo una boutade comica
venerdì, 27 ottobre 2006
Ufficio del Megadirettore Galattico
Bostoniano: Scusi, signor megadirettore galattico, avrei bisogno di questa firma di approvazione per il rimborso spese di questo costosissimo corso che mi renderà assai più produttivo. Sia il vecchio megadirettore naturale che quello nuovo hanno detto che sono assolutamente favorevoli, come vede c'è la firma del megadirettore naturale.
Megadirettore galattico: Quando devi consegnarlo?
Bostoniano: Beh, il prima possibile. I posti sono limitati e parte sono riservati agli ex studenti
Megadirettore galattico: OK, lasciamelo. Ne parlerò col megadirettore naturale.
(Bostoniano abbandona la scena, piuttosto depresso. Se il megadirettore non firma o salta il corso o lo paga quasi 2.000 dollari)
Ufficio di Bostoniano, 2 minuti scarsi dopo
Megadirettore galattico: (sventolando il modulo firmato) Eccolo qui
OK, alla fine della tragedia in due atti: mica ha avuto il tempo materiale di discutere alcunché. Ha solo dovuto dimostrare che le cose le firma quando decide, non quando glielo chiedo io...
Sono tre giorni che un'agenzia di traduzioni mi mette in questione termini del glossario che avevo fornito. Non concordano con le traduzioni di alcuni. Al'inizio ho risposto gentilmente, considerando le loro ragioni, parlando con gli esperti di settore, facendo ricerche, accettando qualche modifica, rifiutandone altre. Sono tornati alla carica, spesso su minuzie, eccependo di aver fatto ricerche, parlato con gli esperti del settore e compagnia cantante.
All'ennesimo rimpallo, ho deciso per la linea "Qui, chi decide sono io". Non sono fiero dell'enorme senso di sollievo che provo, ma ciò non lo diminuisce di un capello!
mercoledì, 25 ottobre 2006
Lo so, dovrei tradurla 'sta roba, prima di postarla. Ma mi piace troppo per non postarla, anche se è pressoché intraducibile

Da quando Bostoniana è stata pesata alla prima visita dopo la scoperta della gravidanza ed è risultata essere un non meglio comprensibile "134 libbre" (se ricordo bene), scalpitava per prendere una bilancia che le desse il peso in chili. Ieri abbiamo dunque preso questa bilancia digitale che non solo dà il peso in chili, libbre americane e libbre inglesi ma, debitamente programmata con i dati personali (memorizzabili per due utenti differenti), calcola anche la percentuale di massa lipidica rispetto al peso corporeo.
Per Bostoniana, una gradita sorpresa: due chili e mezzo meno di quello che era risultato dalla conversione delle libbre e un 28% di massa lipidica, perfetto per una donna in gravidanza.
Per me invece una débacle: 76 chili. Dice Bostoniana: "Sì, ma sei uno e ottanta". Dico io: "Sì, ma ho preso otto chili in due anni e mezzo!"
Dovrò rassegnarmi ad essere un ex magro...
martedì, 24 ottobre 2006
Per le celebrazioni del cinquantenario della rivoluzione "pacifica" del 1956 (fra virgolette perché è stata repressa assai violentemente), a Budapest un gruppo di dimostranti di estrema destra ha pensato bene di mettere su un cospicuo casino.
Il clou assoluto è stato quando sono riusciti a rubare un carro armato T-34. Nonostante il carro fosse senza batterie e con i circuiti elettrici interrotti, sono riusciti a farlo partire collegando due batterie da automobile e ripristinando in maniera a quanto pare professionale l'impianto elettrico. Chiaramente, la cosa era stata pianificata a tavolino.
Buffo vedere come però anche i piani più furbi alla fine falliscono per una stupidaggine: il carro aveva pochi decilitri di carburante nel serbatoio e si è spento dopo poco più di cento metri. A quel punto, la polizia ha avuto vita facile nel far uscire i dimostranti sparando quintali di lacrimogeni.
Sì, diranno i miei venticinque contatti quotidiani (rappresentati da 15 contatti miei, 7 di bostoniana e 3 passanti casuali che hanno sbagliato blog), ma tu non sei a Boston? Che ci racconti a fare di Budapest?
Beh, la mia mammina parte proprio oggi per l'amena città mitteleuropea per un congresso. Come si dice da queste parti: good timing!
...fin da quando ne feci brevemente parte all'inizio degli anni 90 perché mi sembrava ridicolo che si facessero serate a "65.000 (non soci) - 60.000 (soci)", della serie 1) a 'sti prezzi vado in un ristorante serio (nel '91 era ancora possibile), 2) ve siete sprecati con lo sconto soci. Sta di fatto che, anche se parlano di cose che mi interessano e di ideali che in teoria condivido, mi rimane sempre un fondo di "non mi convincete appieno".
Insomma: domenica, la gloriosa "Dante Alighieri Society" ha ospitato la presentazione del nuovo libro di Gigi Padovani, giornalista della Stampa e socio fondatore di Arcigola. Nel libro, chiacchiera con Carlo Petrini (storico presidente di Arcigola) dell'idea di Slow Food a vent'anni e passa dalla nascita dell'associazione. Incontro-dibbattito (co'ddu bbì)-magnata, che non ci dispiace. Il buon Gigi, durante la presentazione, fa tutto un discorso di sviluppo sostenibile-biodiversità-patrimonio culturale-commercio equo e solidale che mi trova assolutamente concorde (anche se è forse un tantino utopico), dopodiché spiega come valga la pena di andare al Farmer's Market a comprare il pomodoro di stagione a qualche centesimo in più piuttosto che prendere il pomodoro cinese al supermercato, magari in pieno febbraio. Reagendo a una pulciona nell'orecchio infilatami da Bostoniana, prendo il microfono e obietto che purtroppo non si tratta di qualche centesimo in più e che, per quanto ci si sforzi di alimentare l'idea che chiunque possa permettersi di acquistare determinati prodotti e che se il mercato è limitato lo si deve solo alla scarsa diffusione di una certa cultura del mangiare, di fatto per buona parte delle persone comperare materie prime di qualità è un sacrificio che può sembrare insensato. Come succede in questi casi, la mia tesi viene gentilmente minimizzata... Non poteva essere altrimenti. Però, quando dopo la buriana sono andato a fare quattro chiacchiere personali con Padovani e ho potuto informarlo che i pochi centesimi in più sui pomodori in stagione al Farmer's Market si traducono in otto (8) dollari al chilo, ha convenuto che forse siamo un po' fuori dai binari.
Dimenticavo: Padovani è autore di DUE dotte monografie dedicate alla Nutella.
sabato, 21 ottobre 2006
Dunque, chissà come si chiamano i "parsnip" in italiano... Mi sa che non li abbiamo. Dolci un po' meno delle carote, un po meno umidicci, fibra poco più tostina. Più adatti ad essere saltati pian piano nel burro, ed escono una cosa meravigliosa. Oggi, al mercato ne ho trovati di assolutamente naturali, garantiti biologici, organici e no OGM. Però... Chi mi garantisce che questi, quando vado per pulirli, non mi mangino un braccio?

venerdì, 20 ottobre 2006
Questo post serve solo come prova tecnica di trasmissione per vedere se ho capito come postare le immagini

Se tutto è andato bene, si dovrebbe vedere la downtown di New York presa da Central Park in un giorno di marzo, con la pista di pattinaggio su ghiaccio ancora utilizzabile
Sabato e domenica sono i giorni per cui uno affronta gli altri cinque. Gli altri giorni:
"Beh, è già mercoledì..."
"Uff... ancora giovedì!"
"Finalmente venerdì!!!"
E lunedì e martedì?
"Quelli non li commento proprio..."
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